Teatro Venezia
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Teatro Aurora. Stagione di Teatro Contemporaneo 2009/2010
Sabato 13 marzo 2010, ore 21:00
di e con Domenico Santonicola
Studio performance di Teatrodanza
Un dolore che si tesse di straniamento, di un'operosità ricamata per le circostanze. Un'assenza incessante,aspra, cinicamente sorda, come una preda che si inerpica nelle crepe e attende che si profili qualunque fine. Frammenti sparsi, storie disperse. Un dolore che si schianta senza neanche precipitare. Contro Alla crudele supponenza, agli artigli che mortificano, Così il mio sguardo sprofonda negli abissi del cuore e lì rimane finché non arrivo io stesso a salvarlo. Uno studio in corti di teatrodanza per ritrovare frammenti di storie vissute, pensate o ideate. Un squarcio di eventi sfocati, accumulati, immagini distinte ma riconducibili ad un'unica matrice. Una sorta di spazio bianco dove i personaggi sono sospesi a metà fra le montagne e il mare, fra il sole e la neve, fra la vecchiaia e la fanciullezza, a metà fra il cielo e la terra. Non fuggono né rincorrono... mentre il proprio cuore cerca... come gli occhi amano catturare la luce. Così restano sé stessi cambiando continuamente. “La gente è come il mare, quando questo è calmo, molte navi possono attraversarlo” (Daisaku Ikeda)
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Paesaggio con Uomini 2010
Sabato 13 marzo 2010, ore 21:00
Erri De Luca – Gianmaria Testa - Che storia è questa
(Prima regionale)
C’è sempre la chitarra, c’è sempre il vino. E allora sono canzoni e poesie, racconti taglienti come solo Erri sa scrivere e dire, sono temi a entrambi cari: le migrazioni, l’amore, le guerre, la prigionia…il 900, secolo ormai antico. Spesso finiscono col scambiarsi di ruoli e allora e Erri a cantare e Gianmaria a leggere. Non manca un omaggio a Fabrizio De Andrè a Sergio Endrigo. Ogni volta è una storia diversa. Il 16 marzo è un anniversario importante, caro a Gianmaria Testa e soprattutto a Erri De Luca: sarebbe stato l’ottantesimo compleanno di Izet Sarajlic e i nostri due non mancheranno di ricordarlo.
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Sabato 13 marzo 2010, ore 21:00
Bambole offline
di e con Rachele Colombo, musicista, e Laura Scudella, danzatrice
e presentazione del cd della colonna sonora
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Venerdì 12 marzo 2010, ore 21.00
Vita di Galileo
di Bertolt Brecht
Interpreti Personaggi
Chiara Benedetti Virginia, figlia di Galileo / Una vecchia
Alberto Dall’Abaco Sagredo, amico di Galilei / Un vecchio cardinale
Denis Fontanari Galileo Galilei
Dario Masciello Frate Fulgenzio / Un teologo / Un segretario / Un astronomo
Paola Mitri Signora Sarti, domestica di Galileo
Andrea Pergolesi Andrea Sarti / Uno scienziato / Un segretario
Gabriele Valente Priuli, procuratore della Serenissima / Un filosofo / Un monaco / Un funzionario dell’Inquisizione
Andrea Zanforlin Ludovico Marsili / Un matematico / Cristoforo Clavio
regia Riccardo Bellandi
assistente alla regia Valentina Recchia
elementi scenici e costumi Chiara Benedetti, Anna Lazzarini, Stefania Tosi
musiche Mattia Balboni
Compagnia ariaTeatro
Biglietti: intero € 12,00, ridotto € 9,00
scuole superiori e allievi scuole di teatro € 6,00
L’elogio del ‘dubbio’
La Terra, in quanto creazione di Dio, doveva rappresentare il centro di tutto l’universo, pianeta “prescelto” e “superiore” rispetto ad una stella o ad un altro corpo celeste. Questa era la ferrea visione delle cose che imperava nella cultura corrente; e questa insindacabile convinzione, che regalava al genere umano la sicurezza di essere, con la Terra, il centro del disegno divino, inizia a scricchiolare nel momento in cui proprio l’essere umano si pone sul piano del dubbio.
La grandezza dell’uomo alberga nella sua mente: in continua evoluzione, la mente non può essere da nessuno intrappolata entro schemi decisi e cristallizzati nel tempo per motivi culturali, religiosi, morali. Nel momento in cui sorge la sensazione di essere ‘intrappolati’ dentro una prigione inesistente la mente diventa più forte e sente la necessità di scoprire la verità per trovare la via di uscita che porta alla libertà, anche se questo vuol dire correre il rischio di crollare in una crisi esistenziale.
Nell’esaminare l’astrolabio, Brecht fa dire al giovane Andrea: “Ma noi siamo come intrappolati dentro!”; questa semplice esclamazione nasconde in sé tutto il bisogno di conoscenza dell’uomo. E’ in questo preciso momento che esplode il tarlo del ‘dubbio’, momento di feconda crisi che permette di porsi di fronte alle cose con un punto di vista sempre diverso; e solo attraverso questo processo l’uomo trova la sua vera dimensione di essere vivo e libero.
Questa necessità è insita nell’essere umano; e anche se per tempi più o meno lunghi qualcuno sembra riuscire a soffocarla, tornerà alla luce con tutta la forza dirompente che le è propria.
E non è solo un problema filosofico, ma soprattutto umano: ecco che diventa ancora più forte la scelta di Brecht di mostrarci il Galileo uomo, con le sue pulsioni, le sue grandezze ma anche le paure, le meschinità; è un ritratto questo che ci permette di sentirci vicini e quest’uomo così grande nella sua dimensione, ma anche così simile a noi. Serve a ricordarci di non dimenticare la forza del dubbio, la scelta di essere liberi.
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Stagione Teatrale 2009-2010 - Teatro Veneto 9a edizione
Venerdì 12 marzo 2010, ore 21.00
di Ray Cooney
BigliettI: unico € 7,00
“Taxi a due piazze”, brillante commedia in due atti, è il fiore all’occhiello nella produzione di Ray Cooney, autore inglese contemporaneo in cartellone nei più importanti teatri del mondo. E’ una giostra sulla quale il pubblico è invitato a salire, vivendo in prima persona le peripezie degli attori che divengono ora l’uno ora l’altro loro beniamini. In un crescente coinvolgimento si passa da un sorriso iniziale di circostanza ad un riso pieno e sincero; il frenetico susseguirsi di battute e doppi sensi, l’intreccio delle situazioni, l’intricarsi degli elementi è paragonabile allo scoppio di fuochi d’artificio. Da sottolineare la freschezza della simpaticissima traduzione che, innestando il punzecchiante umorismo inglese nell’humus di un’ambientazione romana, ha reso ancora più vivace e colorata la rappresentazione. La regia ha scelto di non sottolineare ulteriormente quanto già presente, ma di accompagnare per mano lo svolgersi dell’azione cercando un ritmo rapido e sciolto che senza pause di riflessione, facesse emergere le caratteristiche dei personaggi: Carla e Barbara così diverse in tutto ma ugualmente mogli innamorate, Pascucci e Ferroni, brigadieri integerrimi nel loro lavoro ma diversi nei risvolti umani, l’amico Fattore, allucinato viveur, Bobby il vicino “particolare” del piano di sopra e il protagonista Mario Rossi, tassista freneticamente impegnato su due fronti. Complessa è stata la preparazione della commedia, che ci ha impegnato tutti in un intenso lavoro d’equipe; trovare il giusto ritmo amalgamando il tutto è costato fatica, ma dobbiamo dire che si è rivelata una bellissima esperienza proficua sul piano umano e professionale. Il prodotto lo offriamo al pubblico augurando buon divertimento.
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Mira al Cuore 2009/10
Venerdì 12 marzo 2010, ore 21.00
di William Shakespeare
spettacolo di Massimiliano Civica
con Elena Borgogni, Oscar De Summa, Mirko Feliziani, Angelo Romagnoli
maschere realizzate da Andrea Cavarra
Premio Ubu 2009 Miglior Regia
Massimiliano Civica – Fondazione Teatro Due
Scritta intorno al 1596, la commedia in cinque atti composta di prosa e versi presenta la storia di un patto non mantenuto e di una vendetta sullo sfondo della millenaria intolleranza religiosa nei confronti degli ebrei. Per il regista Massimiliano Civica, dopo il successo ottenuto nella scena off con Ai fantoccini meccanici, Grand Guignol e La parigina, Il mercante di Venezia di Shakespeare rappresenta l’approdo, felicemente riuscito, sulle scene teatrali. “Il Mercante di Venezia è un enigma. Non provo neanche a sintetizzare le tante questioni interpretative che solleva. È nella nostra voglia di interpretare, di spiegare, cioè di sciogliere l’enigma, che forse si trova un vizio di forma, il peccato originale. Perché pensiamo che l’enigma sia una domanda? Siamo sempre stati convinti che esso preveda e contenga una risposta, che solleciti la sua risoluzione. L’enigma non è una domanda, ma una certificazione della realtà. Non è qualcosa da capire, è qualcosa da contemplare. Come si contempla un paesaggio, il mare, l’abisso dei nostri ricordi, un amore, l’irriducibilità al senso di ogni manifestazione piena della vita.” Massimiliano Civica
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Stagione Teatrale 2009-2010
Mercoledì 10 marzo 2010, ore 21:00
di Samuel Beckett
traduzione di Carlo Fruttero
regia di Lorenzo Loris
con Gigio Alberti, Mario Sala, Giorgio Minneci, Alessandro Tedeschi, Davide Giacometti
scene di Daniela Gardinazzi
costumi di Nicoletta Ceccolini
consulenza musicale di Andrea Mormina
luci di Luca Siola
fonica e video di Fabio Cinicola
Teatro Out Off - Teatro Stabile di Innovazione
E’ indubbio che attenendosi in modo ferreo alle regole che Beckett ci segnala si pensi di avere poca libertà di interpretazione, ma se si segue la sua gabbia di indicazioni si finisce per immagazzinare un tale bagaglio di informazioni che diventa quasi naturale costruire una regia senza dover rinunciare alla propria libertà creativa.
Quando abbiamo messo in scena “Finale di Partita” nel 2003, abbiamo cercato di tenere conto delle indicazioni introduttive al testo ma anche dell’ interesse che Beckett aveva nei confronti dei ritratti dipinti da Giorgione. Lo studio di questi quadri ci ha permesso di illuminare la scena in un modo singolare, restituendo la sensazione di trovarci di fronte a uomini immersi nell’ antro nero e buio della loro coscienza.
Questo era in linea con quello che Beckett raccontava nel testo, ma nello stesso tempo ci offriva anche un ampio margine di intervento dal punto di vista creativo.
Nel rapporto tra Pozzo e Lucky la critica del primo dopoguerra aveva individuato il kapò aguzzino che infieriva contro l’ebreo indifeso, mentre Estragone e Vladimiro sembravano i testimoni attoniti di un orrore incommensurabile.
E in quello spazio desertificato i due “clochard” erano diventati il simbolo di un’umanità sterminata dove all’uomo non restava che attendere un domani migliore.
Dopo mezzo secolo da allora, nelle nostre metropoli multietniche “Aspettando Godot” può rappresentare l’emblema di una società in cui l’uomo vive una dimensione spersonalizzante e raggiunge il paradosso di sentirsi solo in mezzo alla moltitudine.
Lorenzo Loris, dalle note di regia
Sinossi
Due uomini vestiti come vagabondi, Estragone e Vladimiro, si trovano sotto un albero in una strada di campagna. Un certo Godot ha dato loro appuntamento ma senza precisare Il luogo e l'orario. I due non sanno neanche esattamente chi sia questo Godot, ma credono di poter rimediare qualcosa di caldo da mangiare e un letto dove dormire all'asciutto. Mentre attendono passa sulla stessa strada una strana coppia di personaggi: Pozzo, un proprietario terriero, e il suo servitore, Lucky, tenuto al guinzaglio dal primo. Estragone e Vladimiro sono incuriositi dall'istrionismo del padrone e spaventati dalla miseria della condizione del servo. Pozzo e Lucky riprendono il loro cammino. Intanto è calata la sera e Godot non si è fatto vivo. Arriva però un ragazzo che riferisce loro che il signor Godot non può venire. Arriverà sicuramente domani. I due prendono in considerazione l'idea di suicidarsi, ma rinunciano. Poi pensano di andarsene, ma restano. Vladimiro ed Estragone attendono pazientemente sotto l'albero l'arrivo di Godot. Vedono passare Lucky e Pozzo, che nel frattempo è diventato cieco. Sull'albero notano che sono spuntate due o tre foglie. Pozzo e Lucky se ne vanno. Arriva il messaggero a dire che Godot anche stasera non potrà venire ma verrà sicuramente domani.
Samuel Beckett è considerato l’autore che più ha innovato il teatro del Novecento sia per quanto riguarda la forma del dramma che i suoi contenuti divenendo un riferimento imprescindibile per tutto il teatro contemporaneo. Il punto di unione fra le diverse opere di Beckett è la solitudine dell'uomo moderno che si trova ad affrontare la perdita di dio in una condizione di rassegnazione, potenza e ignoranza incolmabili, e senza avere assolutamente modo di comunicare con qualcuno. Waiting for Godot, il suo capolavoro, è stato rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1953 e nel ‘69 gli valse il Premio Nobel per la letteratura .
Lorenzo Loris, regista storico della compagnia Out Off, nel suo lavoro ha realizzato un confronto sempre più serrato con i massimi esponenti del ‘900 (Jean Genet, Samuel Beckett, Arthur Miller, Harold Pinter). Questo confronto lo ha portato ad affrontare i grandi autori del passato (Maurice Maeterlinck, Henrik Ibsen, Marivaux, Carlo Goldoni, Henrik Ibsen) con l’obiettivo di mettere in sintonia, le parole dell’autore con la nostra contemporaneità.

