Cinquantaseimila visitatori per la mostra Guariento e la Padova Carrarese

Pocket News
Guariento e i Carraresi : una mostra "fondamentale per la storia dell'arte", che chiude con 56 mila visitatori

PADOVA  - Le mostre sono degli "attrattori turistici", in alcuni casi risultano anche degli affari economici, ma prima di tutto sono, o dovrebbero essere, occasioni di approfondimento culturale e scientifico.

Nell'accogliere il progetto dei Civici Musei di dare finalmente la giusta dimensione al Guariento, figura fondamentale della storia dell'arte padovana medievale, sapevamo- afferma il Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Antonio Finotti - di apprestarci ad una operazione essenzialmente culturale. Doverosa, importante e qualificante per la città. Con questo spirito e con l'intento di inaugurare i nuovi spazi espositivi di Palazzo del Monte con una mostra dedicata alla valorizzazione di un grande artista del trecento, la nostra Fondazione ha promosso la mostra sul Guariento e ha affiancato il Comune di Padova nel promuovere l'altra parte del progetto, riguardante la Padova Carrarese, necessario sfondo dell'azione del Guariento, pittore di corte dei Carraresi. A mostra appena conclusa credo di poter dire che la scelta fatta era giusta: complessivamente l'operazione Guariento e la Padova Carrarese ha attratto, nelle diverse sedi, 56 mila persone. E questo è già un risultato importante. Ma i numeri da soli non raccontano tutto l'interesse che il Guariento ha catalizzato, anche a livello internazionale: calcoliamo che, nella sede di Palazzo del Monte, almeno il 15% per cento dei visitatori siano arrivati dall'estero, persino dal nord America."

In generale il pubblico è stato di fascia culturale medio-alta o alta, persone studiose o semplicemente appassionate di arte e storia medievale, interessate a non perdere una esposizione che veniva percepita come irrepetibile. Lo confermano le vendita dei cataloghi e delle audioguide, percentualmente molto alte. Un pubblico colto, motivato, preparato, che ha apprezzato la ricchezza della mostra, l'intelligente allestimento, scoprendo o riscoprendo un artista minore ma non secondario e la città in cui si è principalmente sviluppata la sua arte. Decisamente entusiastici i giudizi che i visitatori, in più lingue, hanno lasciato sul libro degli ospiti. Importante anche la ricaduta su altre sedi carraresi, dal Battistero del Duomo, alla Reggia, al Palazzo della Ragione e naturalmente ai Civici Musei che, con il Museo Diocesano, hanno ospitato le altre sedi della mostra. Tre Musei, centinaia di oggetti esposti, un ritratto della città trecentesca mai visto. E' stato il sistema culturale padovano ad essere stato fruito con questa mostra e Padova si è confermata città d'arte di assoluto livello.

Ma, come tiene a sottolineare il Presidente Finotti Non si è trattato solo di un'operazione culturale. Il progetto ha avuto un importante risvolto sociale perché la gestione dei servizi in mostra, che abbiamo affidato ad una cooperativa, ha offerto un'opportunità lavorativa ad una quarantina di persone disoccupate, la maggior parte delle quali giovani laureati in discipline storico artistiche"

Quando si conclude una mostra è tempo di bilanci - afferma il Sindaco Flavio Zanonato - e, per quanto riguarda Guariento e la Padova Carrarese, siamo di fronte ad un successo davvero importante, che ha visto la nostra città protagonista a livello veneto, italiano ed internazionale. Gran parte del merito va alla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e al suo Presidente Antonio Finotti, che ci ha creduto fin da principio e ha dato - come di consueto - un contributo decisivo per promuovere la cultura padovana e la conoscenza di un'artista di straordinario valore come il Guariento. I dati del turismo sono in forte crescita e questa mostra spiega come si tratti di risultati che non sono certo frutto del caso, bensì di una politica culturale attenta e dinamica che vede le Istituzioni cittadine, pubbliche e private, capaci di unire le forze e di perseguire obbiettivi comuni. Per numero dei visitatori, provenienza, qualità, per l'interesse che questo evento ha destato tra i padovani, Guariento e la Padova Carrarese è un'esperienza che ci ha insegnato molto e che dovremo prendere ad esempio anche per il futuro. La cultura è una risorsa straordinaria per la nostra città, una delle chiavi per superare una crisi economica che dura da troppo tempo e per tornare a crescere.

Con questa grande operazione culturale - dichiara l'Assessore alla Cultura, Andrea Colasio - "Padova è riuscita a riposizionarsi all'interno di quel nucleo ristretto delle grandi città d'arte italiane. Ed è proprio questo il grande problema con cui Padova deve confrontarsi: ovvero trovare una nuova collocazione nello scenario internazionale delle città d'arte. Padova non è solo Giotto; con Guariento Giusto dè Menabuoi Altichiero, Padova si configura come la capitale artistica del XIV secolo; con i Carraresi Padova, infatti, si era caratterizzata come un vero e proprio laboratorio artistico e scientifico. Nei prossimi anni dovremo continuare a promuovere e a valorizzare il trend carrarese assumendolo come vettore strategico delle nostre politiche culturali. Con la Mostra di Guariento, grazie alla preziosa collaborazione con la Fondazione, si è dato il via ad un nuovo processo politico-culturale i cui frutti si vedranno sempre più negli anni a venire.

Per Mons. Paolo Doni, Vicario Generale della Diocesi di Padova,  Nel suo insieme l'iniziativa ha dato dimostrazione di una volontà precisa di collaborazione tra enti e istituzioni diverse, mettendo in collegamento non solo le sedi espositive, ma anche i luoghi sacri della città e del territorio. E questo è un aspetto molto positivo. Il progetto, inoltre, ha consentito al nostro Museo Diocesano di entrare in un circuito cittadino più ampio condividendo le potenzialità di un sistema che, seppure in fase sperimentale e perfettibile in alcune sue articolazioni, può a tutti gli effetti costituire un punto di forza di attrazione in città e verso l'esterno. Molti i visitatori che hanno varcato per la prima volta le porte del Palazzo Vescovile, sede del museo e delle mostre allestite, piacevolmente sorpresi e colpiti dagli spazi monumentali; non solo: gli Angeli di Galliani che nelle nostre intenzioni e in quelle dell'artista dovevano interloquire con quelli del maestro trecentesco, hanno mostrato l'antico edificio sotto un'altra luce, ponendo le stesse opere in un rapporto dialogico tra passato e presente. In questo gli angeli hanno giocato un ruolo non da poco, ma il successo è forse da attribuire anche all'audacia e attualità del linguaggio contemporaneo che vorremmo sempre più praticare.