Baba Zula al Mittelfest: i turcs tal friûl

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[img_assist|nid=22085|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Cividale del Friuli (UD) - Parafrasando il titolo di un libro di alcuni anni fa, sui potrebbe definire la musica dei turchi Baba Zula come frittura globale mista: in essa infatti sono contenuti aromi balcanici, spezie orientali, echi giamaicani e riflessi europei ed americani. In giorni in cui qualche importante esponente politico regionale ha decretato che il Friuli è la capitale mondiale del rock 2009 (consigliamo comunque a costoro un giro a Londra o New York), non è poco, visto che il gruppo ingloba influenze da varie parti del mondo, riuscendo però ad emanciparsene con una formula abbastanza personale e riconoscibile.

L'edizione 2009 del Mittelfest li ha per fortuna ospitati, e nella sera del 24 luglio il folto pubblico della piazza del Duomo di Cividale ha potuto toccare con mano questa realtà della musica odierna. È, tra l'altro un paradosso che il concerto sia stato inserito nel palinsesto del festival della città ducale, in quanto per la connotazione etnica del suono e per la presenza di rifrazioni dub (sono stati prodotti da Mad Professor ed hanno collaborato con Sly & Robbie), sarebbero stati più adeguati nelle cornici del Folkest o del Rototom Sunsplash. A parte tali questioni, di lana caprina, si è trattato di un grande concerto: Murat Ertel ha suonato il suo saz, una chitarra tradizionale turca, e cantato con piglio quasi rockettaro, concedendosi ogni tanto degli atteggiamenti che più che istrionici sono parsi autoironici; a fornire ossatura al suono hanno pensato le percussioni di Levent Akman e di Cosar Kamci, con il primo intento anche a trattare samples ed elettronica varia, che hanno reso policroma la tavolozza sonora. A sfondo del gruppo il mutarsi di di - segni in bianco e nero, mentre sul palco a danzare le bravissime belly dancers Janet Shook e Bahar Sarak, unico motivo di attrazione per alcuni attempati[img_assist|nid=22088|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=479] spettatori presenti al concerto. Il suono si è snodato partendo da semplici accordi e patterns ritmici turco – balcanici che si sviluppavano in una sorta di mantra, che di volta in volta assumeva toni psichedelici ora distesi, ora aggressivi. In certi momenti queste liquide sonorità hanno portato alla mente i Pink Floyd di Ummagumma, in altri i misconosciuti Suns Of Arqa, artisti che pur avendo punti di partenza diversi (il rock per i primi, la musica indiana per i secondi), sono arrivati a definire personali percorsi di viaggi mental – musicali: il trip indotto dall'andamento ipnotico di tale musica è infatti simile a quello che cercavano di ottenere certi gruppi degli anni sessanta tramite chitarre sature e trattate e strumentazione elettrica varia.
I Baba Zula quindi, appropriandosi di canoni così universali in campo musicale moderno, chiudono un cerchio pur vivendo ai margini dell'impero, imponendosi come vera alternativa a certi gruppi anglosassoni, che cercano di far rivivere il concetto di psichedelia utilizzando tracce sonore ormai sovrautilizzate e banali. Speriamo che la ricerca di questo trio non si interrompa e si colori magari di nuove influenze e nuovi stimoli e che riescano come ora a coniugare bene il passato musicale con il presente. Speriamo in altre parole che rimangano sempre In Trance As Mission.
Photo courtesy of MittelFest 2009. Ogni riproduzione vietata