Battaglia per il riconoscimento della psicoterapia come diritto sociale. Il contributo del dott. Segatori

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[img_assist|nid=13972|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha più volte sottolineato, l’importanza crescente degli interventi psicoterapeutici nei programmi di politica sanitaria dei Paesi occidentali. Il recente benessere economico raggiunto dai Paesi avanzati ha, infatti, parallelamente condotto ad un aumento dei disturbi psichici, i quali divengono anche causa di morte quando, per esempio, conducono al rifiuto di alimentarsi o spingono al suicidio.
Le diverse proposte di legge sull’accesso alla psicoterapia convenzionata, redatte in questi ultimi anni, si pongono l’obiettivo fondamentale di salvaguardare, attraverso il Sistema Sanitario Nazionale, anche la salute psichica dei cittadini italiani. All’elaborazione del recente Testo Unificato delle proposte di legge dell’ Onorevole Cancrini. n. 439, dell’ Onorevole. Di Virgilio n. 1856 e degli Onorevoli Conti e Meloni n. 2486 ha partecipato anche il Dott. Adriano Segatori psichiatra e psicoterapeuta del Dipartimento di Salute Mentale di Gorizia.

Connessomagazine.it: - Dottor Segatori, quali sono le motivazioni che L’hanno indotta a dare un contributo nella redazione del Testo Unificato?

Adriano Segatori: - Nell’estate 2007, ho accettato l’incarico come consulente presso la XII Commissione Permanente degli Affari Sociali della Camera dei Deputati per due ordini di motivi di pari importanza. Primo: questa proposta di legge mette in evidenza delle mancanze che sono sempre state soffocate dalla demagogia; secondo: tale iniziativa legislativa ha come primo promotore una persona di indiscussa capacità ed onestà intellettuale quale il Prof. Luigi Cancrini.

Connessomagazine.it: - Ma che cos’è questo malessere subdolo che si annida nella società del benessere? Perché la società postmoderna ha sviluppato questo forte bisogno di psicoterapia?

Adriano Segatori: - Come più di 100 anni fa aveva fatto notare il filosofo tedesco Nietzsche: viviamo in un tempo in cui si parla tanto di economia, ma si sacrifica l’entità più preziosa: lo spirito. In altre parole si ha uno squilibrio tra le tre istanze fondamentali: l’avere materiale, la rappresentazione sociale e l’essere interiore. La scarsa cura di quest’ultima istanza porta ai sintomi che vediamo tutti.

Connessomagazine.it: - Lei, per più di 20 anni, ha lavorato nel Dipartimento di Salute Mentale di Gorizia. Durante questo periodo quanta psicoterapia è stata praticata in alternativa, o in affiancamento, al trattamento farmacologico?

Adriano Segatori: - Quando l’organizzazione del Servizio pubblico era più rigorosa, si faceva psicoterapia sistemica o psicoeducazione secondo il metodo Falloon. Queste tecniche hanno avuto dei risultati tangibili e sono state praticate a grandi linee fino al 1997 – 1998. Successivamente, la predominanza dell’impostazione socioiatrica – secondo la definizione di Eugenio Borgna - ha condotto ad un annacquamento delle professionalità e la prevalenza delle cosiddette “pratiche basagliane” con un’ emarginazione della componente psichica e della sua cura.

Connessomagazine.it: - … Ha detto pratiche basagliane? Lo stesso Franco Basaglia durante la sua intensa lotta degli anni 70 sosteneva che si poteva parlare di psicoterapia solamente riferendosi alle classi medie ed alte, perché queste possedevano i mezzi per pagare i trattamenti, mentre per gli altri esisteva solo il manicomio. Questo problema Basaglia lo chiamava la “multinazionale della psicoanalisi….”

Adriano Segatori: - Personalmente, considero inaccettabile qualsiasi forma di fondamentalismo ideologico, per cui il problema da porsi non è tanto quello di negare ai ricchi un trattamento psicoterapico in ambito privato, quanto di come inserire un approccio valido anche nella cura delle fasce meno abbienti. Per me era, é e rimarrà sempre valida la libera impresa e contemporaneamente una maggiore possibilità terapeutica per tutti i cittadini.

Connessomagazine.it: - Perchè la proposta di[img_assist|nid=13973|title=|desc=|link=none|align=right|width=435|height=640] legge ha scelto come soluzione operativa la convenzionalizzazione di psicoterapeuti privati, non dipendenti pubblici?

Adriano Segatori: - Per due ragioni: la mentalità trentennale di una certa psichiatria pubblica rifiuta una psicoterapia strutturata e mistifica gli interventi di tipo socioiatrico, spacciandoli per psicoterapia. In secondo luogo (per ordine, ma non per importanza) la procedura dell’outsourcing è meno costosa. Esternalizzare delle competenze specifiche, piuttosto che istituire dispositivi interni troppo onerosi, è una pratica che si applica a diverse realtà organizzative ed aziendali. Non condivido questa procedura, ma è cosi.”

Connessomagazine.it: - L’iniziativa di legge prevederebbe, anche, l’istituzione di albi regionali, in cui verrebbero elencati i professionisti convenzionati. Una specifica sezione dell’albo verrebbe dedicata ai professionisti aventi una specifica formazione nel settore abuso e maltrattamento dei minori…

Adriano Segatori: - Si, trattare con minori vittime di abuso sessuale e maltrattamenti è un compito estremamente delicato che richiede ai professionisti una preparazione specifica, competenze, metodologie, strumenti di intervento appropriati ed un costante aggiornamento in materia.

Connessomagazine.it: - Secondo la Sua opinione frequentare uno psicoterapeuta è ancora oggetto di stigma sociale? Le persone si vergognano a dire che sono in psicoterapia?

Adriano Segatori: - Da un lato, parlerei di falso stigma, e vedrei piuttosto una realtà in cui una data persona non si nasconde per disagio verso i propri problemi psichici, fisici, affettivi, ma semplicemente perché manifesta un naturale atteggiamento di riservatezza verso i propri fatti personali. Sono, infatti, contrario alla consuetudine moderna capace di arrivare fino allo striptease dell’anima e ad una spettacolarizzazione del dolore. Dall’altro lato, invece, esiste sicuramente uno stigma che è esclusione, nella cui rappresentazione ci sono due soggetti: uno che esclude, e l’altro che con i suoi comportamenti determina delle reazioni escludenti…

Connessomagazine.it: - Ma…chi esclude chi? ….ed esiste una responsabilità?

Adriano Segatori: - I soggetti che manifestano intolleranza attorno a certe persone ed a certi comportamenti possono essere degli individui, dei gruppi o l’intera società, ma la responsabilità non può essere vista in maniera unilaterale, perché in una società esistono regole e normative condivise, e chiunque non le rispetta si rende in qualche modo responsabile della sua emarginazione.

Connessomagazine.it: - Crede che le persone con disagi psichici non gravissimi, come per esempio l’ansia o la depressione, potrebbero desistere nel rivolgersi ai Servizi Sanitari pubblici per paura di condividere gli spazi fisici con psicotici gravi?

Adriano Segatori: - Si. Sono per esempio assolutamente contrario a Centri di Salute Mentale con degenza e a Servizi Psichiatrici misti, dove uomini e donne, giovani e vecchi con le più diverse patologie condividano spazi stretti e comuni. Questo è contrario alle minime regole di privacy e di dignità.

Connessomagazine.it: - Esistono analisti ortodossi che non prendono in cura pazienti che fanno un uso, anche minimo, di psicofarmaci. A Suo parere psicoterapia e farmaco possono convivere bene insieme?

Adriano Segatori: - A seconda dei problemi psichici e dei soggetti che li manifestano, i farmaci possono sia danneggiare che favorire la psicoterapia. Danneggiano nel momento in cui favoriscono una scorciatoia all’eliminazione del sintomo, evitando di affrontare le cause. Favoriscono la psicoterapia, quando attivano la persona coinvolta, facilitandone il lavoro interiore ed il percorso di consapevolezza.

Connessomagazine.it: - Prendiamo nello specifico tre patologie molto diffuse: l’ansia, la depressione, i disturbi del comportamento alimentare. Lei proporrebbe più una soluzione farmacologica o psicoterapeutica?

[img_assist|nid=13974|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=427]Adriano Segatori: - Riguardo alla dialettica farmaco si/farmaco no, potrei spiegarmi meglio con un esempio. Se una persona va dal dentista con un ascesso ad un dente, verrà rimandata a casa con una prescrizione di antinfiammatori e antibiotici, e solo successivamente potrà ripresentarsi in ambulatorio per la trapanazione e la cura della carie. La stessa modalità di azione può venire pensata per la farmacoterapia. Il dolore psichico inibisce un colloquio approfondito, il quale va, primariamente eliminato, o per lo meno attenuato, dal farmaco. Quindi ritornando alla domanda, se l’ansia e la depressione sono gravi, andranno prima somministrati i farmaci e solo a seguito si procederà con la psicoterapia per affrontare le cause sottostanti al disagio. Per quanto riguarda, invece, i disturbi del comportamento alimentare, nel caso dell’anoressia la psicoterapia è molto utile dato che spesso le pazienti rifiutano qualsiasi farmaco, quindi una terapia farmacologica coercitiva non sarebbe di grande utilità. Per la bulimia, invece, è anche utile l’affiancamento di un farmaco che ne attenui le spinte compulsive.

Connessomagazine.it: - L’iniziativa legislativa ha posto un limite temporale massimo di 24 mesi per ogni trattamento psicoterapeutico. Secondo la Sua esperienza il lasso di tempo proposto è adeguato affinché i trattamenti si rivelino efficaci?

Adriano Segatori: - Potrebbe essere troppo breve o troppo lungo, dipende dai casi clinici.
Sarebbe, comunque, opportuno offrire un ulteriore periodo di terapia una volta documentata la gravità del caso clinico e l’accuratezza della procedura seguita durante i 24 mesi di psicoterapia.

Connessomagazine.it: - L’articolo 2 della proposta legislativa riconosce anche agli psicologi- psicoterapeuti la possibilità di fare diagnosi. Diversi medici-psicoterapeuti hanno interpretato questo fatto come un abuso alla loro professione in quanto, non avendo gli psicologi un’adeguata preparazione nel campo delle patologie organiche, non sono ritenuti in grado di effettuare diagnosi differenziali. Lei, in qualità di medico psichiatra e psicoterapeuta, cosa si sente di dire nei riguardi dei Suoi colleghi psicologi?

Adriano Segatori: - Effettivamente, una carenza di preparazione nel campo delle malattie somatiche può essere un limite, perché ci sono patologie organiche che mimano perfettamente condizioni patologiche psichiche. Sta alla serietà dell’operatore coinvolgere altre figure professionali per dirimere tali dubbi a proposito.

Connessomagazine.it: - Nel corso degli ultimi anni sono state presentate alla Camera diverse proposte di legge su questo argomento, sia ad iniziativa popolare che parlamentare, nessuna delle quali è però riuscita ancora a trasformarsi in legge. Se le chiedessi di fare una previsione....quando terminerà questo gioco a scacchi per questa innovazione nel Sistema Sanitario Nazionale? Quando ai cittadini italiani potrebbe venire riconosciuto tale diritto?

Adriano Segatori: - Quando?...quando gli operatori riusciranno ad abbandonare le loro ideologie ed i loro monoteismi….Per dirla in altre parole: quando gli organicisti ammetteranno che la psiche non è solo cervello; quando i socioiatri si renderanno conto che la società non è l’unica fonte di malattia, quando gli analisti ortodossi comprenderanno che esistono anche un cervello ed un contesto di vita con i quali fare i conti…

La riuscita nel tempo di questo cambiamento è, quindi, legata alla capacità di superare queste limitazioni. Limiti che potrebbero venire anche riassunti con una battuta del mio trainer di programmazione psicolinguistica. Per coloro che sanno usare solo il martello tutte le cose che spuntano sono chiodi ovvero fare di un metodo il metodo.

 

Fotografie di Claudio Marcon & Alessandra Sega Modotti 2007 - Ogni riproduzione vietata.