To be or not to be: in replica al Rossetti lo spettacolo con Giuseppe Pambieri e Daniela Mazzucato

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[img_assist|nid=18957|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]TRIESTE - È stato accolto con unanime entusiasmo To be or not to be di Maria Letizia Compatangelo, lo spettacolo firmato da Antonio Calenda e prodotto dal Teatro Stabile regionale che ha inaugurato la Stagione 2008-2009. La commedia con Giuseppe Pambieri e Daniela Mazzucato, impreziosita dalle inedite canzoni di Nicola Piovani – è ora prossima alla tournée nazionale che la porta a Milano al Teatro Manzoni e, nella prossima stagione, in tutta Italia. Il riallestimento offre l’occasione di dare altre due repliche a Trieste, sabato 28 e domenica 29 marzo. To be or not to be ha una genesi interessante: è infatti una commedia che Maria Letizia Compatangelo ha elaborato sulla base del soggetto originale dell’autore ungherese Melchior Lengyel, divenuto nel 1942 un film di successo del grande Ernst Lubitsch (Vogliamo Vivere, il titolo della versione italiana del film). Se sul piano cinematografico il soggetto è stato ripreso negli anni Ottanta, in un’edizione diretta da Alan Johnson in cui appariva fra i protagonisti Mel Brooks, il teatro ha invece a lungo tralasciato l’idea di portarlo sulle scene. E curiosamente, dopo tanta assenza, lo spettacolo è arrivato nella stagione 2008-2009 sul palcoscenico in due esecuzioni completamente autonome: una in Italia – la produzione firmata da Calenda ­– e l’altra a Broadway, per la regia di Casey Nicholaw. Antonio Calenda perseguiva da tempo l’idea di costruire su To be or not to be un progetto teatrale, che ora vede la luce, in una produzione presentata in anteprima a Trieste a ottobre 2008, e ora a Milano, al Teatro Manzoni, dal 31 marzo al 4 maggio 2009. Sarà fitta (e toccherà piazze fra cui Roma, Napoli, Ancona, Udine, Messina) la tournée nella prima parte della stagione prossima. To be or not to be è una commedia deliziosa e divertente, ma è[img_assist|nid=18958|title=|desc=|link=none|align=right|width=476|height=640] anche un testo interessante, che da un lato permette d’innescare il gioco teatrale delle infinite rifrazioni fra realtà e finzione, recita e verità, “essere” e “non essere” come suggerisce il titolo. Dall’altro lato accetta la sfida di ritrarre il nazismo attraverso il linguaggio della comicità: una sfida vinta costruendo una satira validissima dell’apparato e della logica hitleriani. Inoltre – al contrario di quanto paventavano ottusamente alcuni critici davanti al film di Lubitsch – senza offendere il ricordo di quel periodo tanto doloroso e buio, To be or not to be lo racconta riconoscendo al teatro il ruolo di una luce che indica la via della salvezza. Ho amato To be or not to be – commenta Antonio Calenda – proprio perché ritengo che offra una bella e struggente elegia del mondo dello spettacolo, un leggero e dolce apologo su quanto nella vita sia necessaria la poesia. E in tempi sempre più cupi per la cultura, come sembrano diventare irrimediabilmente i nostri, ricordare in qualche modo questa “necessità” dell’arte, della poesia, del teatro, non appare affatto scontato. Il testo drammaturgico, pur mantenendo una corretta fedeltà al soggetto e dunque al lavoro di Lengyel e Lubitsch, se ne allontana anche, assumendo una propria limpida legittimità teatrale. Merito dell’elaborazione di Maria Letizia Compatangelo: una commedia piacevole ed efficace, che pone in luce non solo i lati esilaranti ma anche quelli delicatamente malinconici e surreali della storia. Per il nostro Teatro, che da sempre dà loro spazio, è una nuova occasione di porre in primo piano il lavoro di drammaturghi viventi di qualità. In questo delicato apologo del teatro, impreziosito con il contributo di due arie che il Maestro Nicola Piovani ha composto per noi ­– conclude – il teatro stesso è il protagonista. In scena infatti si ricorre agli esponenziali giochi di specchi e ribaltamenti che solo il teatro permette, con le sue convenzioni, con il coinvolgimento e la complicità del pubblico. E con il talento di una compagnia d’interpreti di cui sono molto soddisfatto e che è chiamata al notevole compito di restituire il profilo della vita nella sua bellezza, lasciando però intuire anche l’imperscrutabile che essa cela. [img_assist|nid=18959|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=386]Nella compagnia figurano Giuseppe Pambieri – che interpreta l’esuberanza e le fragilità artistiche di Ian Tura – e Daniela Mazzucato che presta duttilità al personaggio di Maria Tura e la sua splendida voce sopranile alle canzoni dello spettacolo, Fulvio Falzarano nei panni del temibile Colonnello Ehrhard della Gestapo, e Umberto Bortolani che interpreta la spia Druginsky. Accanto a loro una rappresentanza generosa (in tutto 18 interpreti) del nucleo di attori che Calenda ha coinvolto in questi anni nei lavori dello Stabile del Friuli Venezia Giulia. Facendo propria la precisione dei ritmi vorticosi, delle battute graffianti e dei trasformismi che connotano la commedia, gli interpreti impersonano nelle prime scene la Compagnia del Teatro Centrale di Varsavia, alle prese con le prove di uno spettacolo antinazista, che solleva però l’attenzione della censura: dopo l’iniziale sgomento gli attori ripiegano sul repertorio. La scelta cade su Amleto e non è casuale: Ian Tura, il primo attore, ha infatti il pallino del Principe di Danimarca, che continua a interpretare, sebbene – come gli fa notare la moglie in una gustosa scena di backstage – sia ormai fuori ruolo… Ciononostante Ian è un Amleto molto convinto, soprattutto nel monologo per eccellenza, To be or not to be: peccato che le celeberrime parole divengano il suo incubo. La moglie Maria, infatti, proprio durante la scena si fa raggiungere in camerino da uno spasimante – un pilota dell’aviazione polacca – che lasciando il suo posto, crea lo scompiglio in sala. Esilarante lo sconforto di Ian davanti a tale dimostrazione di spregio verso la sua arte: il problema artistico però è presto travolto – come tutta la dimensione evanescente e un po’ ingenua dei teatranti – dal precipitare degli eventi storici. È il 1939 e Varsavia è asservita a Hitler: le misure antisemite, colpiscono, fra gli altri, Greenberg, uno degli attori. Il momento in cui trova il coraggio di recitare un’ultima volta il monologo di Shylock da Il mercante di Venezia, è uno dei più toccanti dello spettacolo. Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, organi, statura, sensi, affetti, passioni? Non si nutre anche lui di cibo? se da un lato queste battute denunciano il tormento della discriminazione subita dai giudei fin dal ‘500, dall’altro rappresentano per Greenberg l’unico legame con la sua trascorsa dignità di uomo. Anche per il resto della compagnia il periodo è cupo: il teatro è chiuso, e ospita segrete riunioni della resistenza polacca, molti piloti – compreso Sabinsky, lo spasimante di Maria – si sono affiancati ai britannici. Quando l’operato di una spia della Gestapo,[img_assist|nid=18960|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=386] rischia d’infliggere un colpo ferale alla resistenza, Sabinsky si fa paracadutare a Varsavia. Cerca l’aiuto di Maria e trova quello di Ian e dell’intera compagnia di teatranti: grazie alla loro fantasia sapranno giocare brutti tiri agli oppressori. E raggiungono il parossismo quando – eliminati la spia e un pericoloso ufficiale – riescono addirittura fuggire a Londra con l’aereo di Hitler. Un Führer che qui appare con un suo “doppio” (il divertente caratterista Bronski), proprio come ne Il dittatore di Chaplin. To be or not to be ci dimostra come lo spirito critico, l’aerea versatilità e creatività del teatro non sia mai disarmata, neanche davanti alla brutalità più assurda e violenta della storia. Coerentemente a queste riflessioni, regista e scenografo hanno lavorato fin dall’inizio anche a livello di allestimento con il “gioco del teatro”: molti cambi rigorosamente a vista, animano una scenografia – firmata da Pier Paolo Bisleri – che intreccia realismo e simbolismo, elementi veri a soluzioni che si materializzano grazie a una magia di luci, a un sapiente movimento, alla complicità del pubblico. I costumi sono di Stefano Nicolao, mentre Nino Napoletano firma le luci e Pasquale Filastò cura le musiche di scena. Sabato 28 marzo 2009, ore 20:30 e domenica 29 marzo 2009, ore 16:00 Politeama Rossetti, Viale XX Settembre, 45 - TRIESTE To be or not to be di Maria Letizia Compatangelo dal soggetto di Melchior Lengyel Scene: Pier Paolo Bisleri Canzoni di Nicola Piovani Musiche di Pasquale Filastò Regia di Antonio Calenda con Giuseppe Pambieri: Ian Tura, primo attore Daniela Mazzucato: Maria Tura, sua moglie, prima donna Umberto Bortolani: Professor Druginsky, spia della Gestapo Fulvio Falzarano: Colonnello Ehrhard, ufficiale della Gestapo Stefano Bembi: Rowitch, direttore di scena Francesco Benedetto: Greenberg, attore ebreo Ilaria Zanetti: Sonia, giovane attrice Gianfranco Candia: Krakov, regista e direttore artistico Paolo Cartago: attore /pilota polacco/ soldato nazista Daniela Di Bitonto: Anna, sarta Carlo Ferreri: Bromski, attore caratterista che impersona Hitler Francesco Gusmitta: Schultz, capitano della Gestapo Luciano Pasini: gentiluomo col mantello/Ross, capo del controspionaggio britannico Raffaele Sinkovic: primo attor giovane/pilota polacco Jacopo Venturiero: Tenente Sabinski, pilota dell’aviazione polacca Luigi Rizzo: attore/pilota polacco/soldato nazista/ ufficiale della marina britannica Filippo Cattivelli: attore/soldato nazista Paolo De Polis: attore/soldato nazista Una produzione Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia Biglietti: interi da € 15 a € 28, ridotti da € 12 a € 23 Info: tel. 0403593530 info@ilrossetti.it www.ilrossetti.it