Brian W. Aldiss: illuminato indagatore del presente e profeta del futuro

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[img_assist|nid=11327|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Nel 1964 la fantascienza venne scossa da un movimento innovatore che prese il nome di New Wave. Originalità, rottura con la fantascienza vecchia maniera, ardite sperimentazioni nei contenuti, influenze riconosciute di importanti autori, una preminente attenzione alle parti oscure della mente umana, tra misteri e tabù della società. Una grande scossa rivoluzionaria che ebbe per capifila nomi importanti quali Philip K. Dick, J. G. Ballard e il nostro Brian.

Libri come L’ora di ottanta minuti, Frankenstein liberato, Il lungo meriggio della Terra vengono considerati i suoi capolavori, opere ricche di atmosfera, con spunti altamente immaginativi e pensieri filosofico-deliranti sicuramente profondi, che oggi però sembrano non trovare più spazio negli scaffali delle librerie. Eppure ciò che dissero Ballard & Co. (Oggi) l’unico pianeta veramente alieno è la Terra non è mai stato così attuale. Da riscoprire assolutamente.

Connessomagazine.it: - Tutta la narrativa è nata per rivelare la verità, che è più facile da trasmettere se è nascosta in un groviglio di piccole bugie; hai iniziato a scrivere libri di fantascienza per questo motivo? Qual è la tua verità?

Brian W. Aldiss: - Ho iniziato a scrivere brevi racconti quando avevo tre-quattro anni e non ricordo per quale fine; all’epoca immaginavo la Cina come un posto magnifico da scandagliare nei miei racconti di fantasia. A scuola scrivevo per essere brillante e scioccante al tempo stesso. Sono rimasto turbato da un passaggio della Bibbia che più o meno fa: Ci sono alcuni dei quali non abbiamo memoria ed è come se non fossero mai esistiti. Io non volevo che questo potesse accadere anche a me…

Connessomagazine.it: - I temi principali della tua poetica…

Brian W. Aldiss: - Ho letto tantissimo, visto moltissimi quadri, visitato tanti Paesi. Ho amato tutte queste cose; amore e paura sono tra le prime cose[img_assist|nid=11328|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=438] della vita, quindi della letteratura. Ho sempre la necessità di scrivere bugie, aspettando il giorno in cui sarò capace di (ri)conoscere me stesso. Con il tempo ho iniziato a credere che tutti noi abbiamo una parte sconosciuta, come quei paesini invisibili che possono essere costruiti ai piedi di montagne mai attraversate… anche se la curiosità non è mai appagata completamente dalla conoscenza, noi dobbiamo considerarla un sufficiente punto di partenza per scrivere un perfetto tema. È perché vi ricerchiamo la Verità o perché l’abbiamo imparato a scuola?

Connessomagazine.it: - C’è stato un periodo in cui la mente e il cuore hanno avuto la possibilità di avanzare all’unisono. Ora tutto questo è finito (Frankenstein Unbound); perché oggigiorno sia la ragione che il sentimento hanno smesso di avanzare?

Brian W. Aldiss: - Cuore e mente sono diventati termini fuori moda. Oggi siamo più inclini a parlare della nostra psiche. Sembra ragionevole credere che la psiche, come il corpo, si rinnovi ogni sette anni. Le nostre carte di identità e i passaporti certificano che noi siamo la stessa persona per tutta la vita, ma io mi sento uno Steppenwolf e posso ricordarmi parecchie fasi della mia vita nelle quali ero una persona differente.

Connessomagazine.it: - In quale modo l’uomo moderno si riferisce alla natura in genere e alla sua in particolare? L’incontrollato sviluppo scientifico ci condurrà all’immortalità o alla distruzione?

Brian W. Aldiss: - Da Darwin abbiamo imparato a capire che noi siamo una parte della natura e che il nostro DNA differisce molto poco da quello dello scimpanzè. Non è uno sviluppo scriteriato della scienza, ma parte di un costante e consolidato sviluppo della conoscenza. Dai tempi antichi, basti sicuramente pensare all’impero Cinese e al suo immenso esercito di argilla, le persone hanno bramato l’immortalità. Meglio morire, secondo me, che avere il dolore di vedere i nostri pronipoti morire prima di noi. La voglia di raggiungere l’immortalità è un esempio di egoismo galoppante!

Connessomagazine.it: - Nei tuoi libri i sentimenti, le emozioni e l’amore hanno una grande importanza. Perché l’Uomo sembra così incapace di coltivarli (rispettarli)?

Brian W. Aldiss: - Sì, noi abbiamo molti sentimenti, tra i quali l’emozione e l’amore occupano un altissimo posto in una classifica virtuale. Tali questioni non sono stabili e l’instabilità che portano con sé conduce alla tristezza. Ho cominciato a credere che noi ci siamo evoluti come cacciatori e non siamo riusciti ad andare oltre ciò. L’evoluzione non ha tempo per il pensiero filosofico. L’evoluzione si concentra sull’ingrossamento delle ossa; è il caso dei crani che diventano elmetti che si conservano intatti nella terra per centinaia di anni. Il cervello non riceve certe attenzioni; esso consuma molta energia ed è ancora incapace di rapportarsi alla complessità che il sovra-popolamento ha portato con sè. I lobi frontali non riescono a competere con il pene quando esso diviene argomento di discussione

Connessomagazine.it: - Il tuo rapporto con Kubrick e Spielberg: affinità e differenze nella visione del tuo A.I…

Brian W. Aldiss: - Oh, questa è una vecchia questione. Kubrick e io abbiamo lavorato abbastanza bene insieme e la sua presunta seriosità era spesso fonte di battute. Egli però voleva ricreare un Pinocchio in veste moderna, l’androide bambino che diventa umano. Io non volevo relazioni con la Fatina blu, volevo una leggenda moderna con l’androide bambino che in qualche modo doveva sopravvivere nel traffico umano. Così ci siamo separati. Poi ho scritto due piccoli racconti per Spielberg, quando lui ha rilevato il progetto dopo la morte di Stanley. La sceneggiatura risultante, però, in alcuni punti è volgare e manca della logica che richiede un film di science fiction. Il titolo A.I. mi sembra perda parte della poesia presente nel titolo originale del mio racconto, Supertoys Last All Summer Long.

Connessomagazine.it: - Il tempo per te: come agisce sulla nostra mente?

Brian W. Aldiss: - Noi abbiamo sezionato l’esperienza umana del tempo in vari pezzetti: secondi, minuti, ore, giorni, fine settimana, settimane, mesi. Qualche volta avvertiamo la grandezza dei secoli; osserviamo il cielo di [img_assist|nid=11329|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=307]notte e ci vengono in mente le età passate. Oppure guardiamo un nuovo nato e pensiamo che ha l’eternità di fronte a lui. Nei miei ottanta anni, ho raggiunto la serena sensazione di aver raggiunto una dry-land (terra arida, monotona, ndr.). Comunque sono fortunato: ho qualcuno da amare profondamente e con rinnovata meraviglia e sono ricambiato; con un terreno scivoloso come il tempo uno può parlare solo per se stesso.

Connessomagazine.it: - Noi dobbiamo esplorare lo spazio interiore (inner space), non quello esterno (outer space) (J. G. Ballard); è ancora un punto di vista attuale?

Brian W. Aldiss: - Veramente i due spazi sono stati definiti in modo così diverso? Penso che quello che Jimmy Ballard ha detto negli anni ’60 fosse buono soprattutto per quel periodo, ma forse lo è ancora. Credo che nel 2020 la NASA spedirà una sonda oltre Plutone; una sonda che ci manderà notizie della vita su quel pianeta. Anche in questo modo toccheremo e modificheremo il nostro inner space. Per quel che mi riguarda, noi abbiamo bisogno del massimo della conoscenza che possiamo ottenere, da qualunque parte e in qualunque modo essa venga.

Un sincero grazie a Sir Daniel Willis