C’è un direttore d’orchestra nel nostro cervello: l’area cerebrale evolutivamente spiegata da Nicola De Pisapia al CIMeC

CIMeC
Rovereto (TN) – Gioca un ruolo centrale in tutte quelle capacità che consideriamo tipicamente umane; si attiva quando adottiamo comportamenti sociali, esprimiamo giudizi morali, quando siamo consapevoli delle intenzioni degli altri, prendiamo delle decisioni, pianifichiamo una nuova strategia per il raggiungimento di uno scopo preciso e ne valutiamo le possibili conseguenze.
Si tratta della corteccia prefrontale, un’area che si trova sopra i nostri occhi ed è coinvolta nei meccanismi cerebrali complicati che condividiamo con i primati non umani, come il controllo dell’attenzione, la memoria di lavoro, il pensiero e la coscienza. Quest’area cerebrale ha iniziato ad attrarre l’attenzione degli scienziati alle prese con pazienti con lesioni o con individui anziani non più di un secolo fa. Sono state le conseguenze del suo malfunzionamento ad averne messo in luce il ruolo fondamentale.
Di questo speciale e sofisticato “direttore d’orchestra” che coordina e integra gli stimoli cognitivi e percettivi provenienti dalle maggiori aree del cervello per dare origine ai sofisticati comportamenti attinenti all’etica e alla morale, al vivere sociale e alla coscienza, si parlerà con il neuroscienziato cognitivo Nicola De Pisapia nel corso del secondo Aperitivo Neuroscientifico del CIMeC dal titolo Chi comanda nel cervello? Il processo decisionale: le sue fasi e le aree coinvolte, giovedì 12 novembre alle 18 alla caffetteria Le Arti del MART, in Corso Bettini 43.
La corteccia prefrontale è un’area specificatamente dedicata alla socialità; infatti, il momento di massimo sviluppo di connessioni neuronali si verifica in quest’area nell’adolescenza quando l’individuo inizia a sentirsi parte di un gruppo, ragionare sui valori e le regole, prendere decisioni in modo autonomo – spiega il ricercatore Nicola De Pisapia - Grazie alla corteccia prefrontale noi abbiamo, infatti, il controllo della situazione e possiamo inibire gli automatismi che a volte risultano controproducenti. Senza saperlo, noi esseri umani ci identifichiamo con le funzioni di quest’area, che rappresenta il livello più alto raggiunto dall’evoluzione del cervello. Anche se questa identificazione potrebbe essere non un fatto biologico, bensì culturale e abbastanza recente in tempi storici. Pensiamo al timore di Ulisse per il canto delle sirene, voci suadenti che impongono decisioni all’individuo, ma che provengono però dall’esterno.
Spesso ci illudiamo di scegliere razionalmente, quando invece sono preponderanti le componenti emotive o viscerali, che non controlliamo. Anche in questo caso, tuttavia, il ruolo mediatore della corteccia prefrontale – quando perfettamente funzionante – è quello di impedirci di persistere nelle scelte fallimentari. L’importanza della corteccia prefrontale è legata anche al ruolo che svolge in quel complesso meccanismo che chiamiamo coscienza. Per illustrare il suo legame con la coscienza Nicola De Pisapia parlerà di un recentissimo studio sui sogni lucidi, nei quali la corteccia prefrontale si attiva in maniera considerevole, contrariamente a ciò che accade nei sogni ordinari. In questi sogni speciali si è consapevoli di stare sognando, e si possono in piena coscienza controllare le proprie scelte all’interno del mondo onirico. Quello del controllo delle azioni è, infine, un tema attuale che coinvolge le neuroscienze nel loro complesso e riguarda il rischio di deresponsabilizzazione dell’individuo a seguito dell’individuazione di meccanismi cerebrali alla base di determinati comportamenti.