Carlo Lucarelli a Udine: requiem per un romanzo giallo

Sipario

UDINE - L’immagine del corpo senza vita di Pier Paolo Pasolini, coperto da un lenzuolo all’idroscalo di Ostia, risalente al 2 novembre 1975, è ormai entrata nell’immaginario comune degli italiani, che in quella data persero uno dei pochi intellettuali che ne aveva descritto i cambiamenti e predetto le sorti.

La persona più indicata ad analizzare il mistero della sua morte è certamente Carlo Lucarelli, scrittore, giornalista e sceneggiatore capace di farci riflettere sulle inquietanti vicende nazionali del presente e del passato con una semplicità ed una efficacia rare, utilizzando sia il giallo sia il format televisivo.  

Le avventure dello sconclusionato Coliandro, le indagini del commissario De Luca ed i misteri di Blu Notte ci trasportano allo stesso modo in eventi in cui la brutalità dei singoli è solo la parte terminale di un coacervo di forze occulte (organizzazioni criminali, personaggi politici nazionali ed internazionali, poteri economici), tra le cui trame spesso finiscono per impigliarsi persone comuni che hanno la sola colpa di opporvisi o di scontrarvisi per caso.

Il mistero della fine di Pier Paolo Pasolini quindi, presentato venerdì 9 febbraio ad Udine dall’autore parmense ed organizzato da Akropolis 7 Teatro Club, è paradigmatico in tal senso: un brutale omicidio presto archiviato dalla legge con un semplice movente (omo)sessuale, trovando il colpevole in un capro espiatorio che sembrava uscito da uno dei film o dei libri dell’intellettuale di Casarsa. Ad accompagnare la disanima di un Lucarelli mai sopra le righe né tantomeno istrionico suoni e voci: al contrabbasso (Nicola Negrini) ed alle tastiere (Lucio Morelli) il compito di musicare qualche brano del poeta o di spargere qualche tappeto sonoro di sottofondo; ai tre attori recitanti (Isadora Angelini, Beatrice Renzi, Luca Serrani) la mansione di evidenziare lo spirito di quei tempi, attraverso la lettura di poesie, testimonianze, referti medici e rapporti di polizia.

Quella vista all’auditorium Zanon di Udine è stata una scenografia spoglia sovrastata dallo sguardo acuto di Pier Paolo Pasolini raffigurato da un grande schermo utile a mostrare i filmati d’epoca e gli amici che non hanno mai creduto alla verità ufficiale sulla morte del poeta. Lucarelli ha seguito il canovaccio che lo ha reso noto al grande pubblico (presentazione del fatto, analisi delle incongruenze, contestualizzazione della vicenda in un determinato periodo storico, possibili conclusioni che comunque lasciano vari spiragli aperti), con il suo stile semplice ma al contempo preciso e plausibile nelle deduzioni. Assieme a questi elementi però abbiamo scorto il valore aggiunto di tale rappresentazione: il ritratto della vittima, la cui triste fine è un pretesto per descriverne l’esistenza e la enorme figura intellettuale.

È stato proprio questo a turbare in Pasolini-un mistero italiano, la morte violenta di una artista non allineato, scomodo, libero da certe coeve pastoie ideologiche e capace di avvertire certi imbarbarimenti (vedi la televisione) con trenta anni di anticipo. E ci turba ancora di più vedere che nessun intellettuale ne ha raccolto il testimone, portando ad un preoccupante livellamento di pensiero, anche se la cosa più importante è, come dice Lucarelli, che in quel novembre di ventuno anni fa è morto un poeta.