Centochiodi, il testamento filmografico di Ermanno Olmi

ConSequenze

[img_assist|nid=6083|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Dopo alcune vicissitudini legate alla distribuzione nelle sale, è recentemente uscito l’atteso Centochiodi, ultimo film (nel vero senso della parola!) di fiction del maestro Ermanno Olmi. Si tratta di una sorta di testamento per il regista bergamasco che, a suo dire, si occuperà d’ora in poi esclusivamente di documentari, suo primo e mai sopito amore.

Per le tematiche trattate, Centochiodi è senza dubbio un film coraggioso, lontano da quanto proposto negli ultimi tempi dalla cinematografia nostrana. Al di là di un sempre opinabile giudizio, piaccia oppure no, una pellicola destinata a non passare inosservata. Tutto ha inizio all’interno di una biblioteca dell’Università di Bologna, ove sono custoditi antichissimi testi religiosi di inestimabile valore.

Un giorno, il guardiano dell’edificio ha l’inaspettata e sciagurata sorpresa di trovare cento di quei preziosi tomi scaraventati in terra e inchiodati al pavimento. Nel corso delle indagini compiute dagli inquirenti per scoprire il blasfemo ideatore dell’atto vandalico, i sospetti ricadono su un giovane ma già affermato docente di filosofia delle religioni, interpretato da un inedito e redento Raz Degan. L’uomo, braccato dalle forze dell’ordine, abbandona tutti i suoi averi o quasi (si priva di un’incredibile fuori serie ma non dell’inseparabile portatile, di contanti e carte di credito) e con pochi panni indosso decide di far perdere le sue tracce ed iniziare una nuova vita, stabilendosi in un abbandonato casolare sulle rive del Po. In quest’angolo del mondo, ove il[img_assist|nid=6084|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=425] tempo sembra essersi fermato, in perfetta simbiosi con la natura, l’ormai ex professore intreccia storie di disinteressata amicizia, di vita quotidiana, d’amore, con gli abitanti del posto, che lo accolgono quasi fosse un Messia, un Gesù Cristo di ritorno.
Centochiodi nasce lungo le rive dell’amato Po, già celebrato da Olmi in un precedente documentario intitolato Lungo il fiume (girato nel 1992) tra uomini semplici nei gesti e nelle quotidiane abitudini, immersi nella natura che richiama alla mente immagini bucoliche dove gli unici rumori sono le risate intorno ad una buona bottiglia di vino e l’incedere lento delle barche dei pescatori sull’acqua. Un paesaggio che è simbolico più che reale, al di fuori del nostro ordinario. E calato in questa realtà si muove questo improvvisato (e si vede!)attore ed ex modello israeliano in cerca di riscatto dopo le precedenti esperienze ai confini della legalità. Un piccolo Cristo che circondato dai suoi tanti apostoli riflette sulla condizione dell’uomo che ha smarrito i suoi autentici valori. Un Cristo che è più di tutto un uomo e che si ribella ai dogmi, alle regole, per abbracciare il rispetto degli uomini. Un Cristo che, da come parla (e per quel che fa…) pare un ateo convinto, il che va a scontrarsi con quanto sempre predicato dal fervente cattolico Olmi. Centochiodi è in qualche misura un film rivoluzionario che, se preso per il verso giusto può fare riflettere e smuovere le coscienze, specie sull’origine del messaggio cristiano. [img_assist|nid=6086|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=480]Onestamente però Olmi esagera un po’ con il suo pedissequo amore per la parabola esemplare ed alla fine il film che ne risulta è parecchio distante dai suoi autentici capolavori, Il mestiere delle armi e Cantando dietro i paraventi, tanto per citarne un paio, ed agli occhi di uno spettatore non particolarmente attento può apparire suo malgrado pesante, lento. Ed alla fine rimane il rammarico che un autore con la A maiuscola come Olmi debba congedarsi dalla fiction con un film non certo memorabile.