Christian Arming dirige musiche di Janáček, Haydn e Schubert al teatro La Fenice

Classica
[img_assist|nid=18847|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]VENEZIA - Venerdì 20 e domenica 22 marzo debutterà con l’Orchestra del Teatro La Fenice il trentasettenne direttore austriaco Christian Arming, che dirigerà al Teatro La Fenice composizioni di Leoš Janáček, di cui è apprezzato specialista, Franz Joseph Haydn, di cui ricorre quest’anno il bicentenario della morte, e Franz Schubert. La replica del concerto prevista sabato 21 marzo alle ore 20,00, che rientra nell’ambito delle iniziative Fenice per la città, potrebbe essere annullata per uno sciopero nazionale delle Fondazioni liriche. La prima parte del concerto sarà interamente dedicata a Leoš Janáček, in ideale preparazione a Šárka, l’opera giovanile del compositore ceco che il Teatro La Fenice proporrà in prima italiana nel dicembre 2009: in programma la rapsodia per orchestra Taras Bulba (1918), nei tre movimenti Morte di Andrej, Morte di Ostap e Profezia e morte di Taras Bulba, e la Suite approntata nel 1990 da František Jílek sui materiali dell’opera Da una casa di morti (1927), capolavoro incompiuto dell’autore. La seconda parte del concerto sarà invece dedicata a due grandi lavori della tradizione sinfonica austriaca: la Sinfonia in re maggiore Hob. I: 70 di Franz Joseph Haydn e la Sinfonia n. 7 in si minore D 759 Incompiuta di Franz Schubert. Composta tra il 1915 e il 1916, ripresa e ritoccata nel 1918 ed eseguita per la prima volta nel Teatro Nazionale di Brno il 9 ottobre 1921 sotto la direzione di František Neumann, la rapsodia Taras Bulba di Leoš Janáček trae ispirazione dall’omonimo romanzo storico di Nikolaj Gogol’ che narra l’epopea di Taras Bul’ba, l’atamano che guida la lotta dei cosacchi contro i dominatori polacchi, cattura in battaglia e uccide il suo secondogenito Andrej passato ai nemici per amore della figlia del voivoda polacco, assiste alla morte sul patibolo del primogenito Ostap, è preso ed arso sul rogo dai nemici e morendo profetizza la gloria della nazione cosacca[img_assist|nid=18848|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=450]. Senza trascurare i suggerimenti narrativi e pittoreschi contenuti nel romanzo, Janáček si concentrò soprattutto sul significato ideologico della vicenda narrata da Gogol’, dove Taras Bul’ba è simbolo della forza indomita della gente russa che nessun rogo o tortura può distruggere. E nella Russia, ripetutamente sconfitta da Germania e Austria negli anni in cui il compositore lavorava a Taras Bulba, Janáček identificava i popoli slavi, compreso quello ceco, ancora soggetto all’Impero absburgico. Tutta la composizione è così costruita su un accumulo di tensione drammatica verso il punto culminante e risolutivo della profezia di Taras Bulba, ed è non a caso denominata rapsodia, cioè racconto epico-popolare. Ultima fatica operistica di Janáček, composta fra il 1927 e il 1928 e lasciata parzialmente incompiuta, Z mrtvého domu (Da una casa di morti) è tratta dal romanzo di Dostoevskij Memorie da una casa di morti (1862) e ambientata in una prigione della Siberia. Rappresentata postuma nel 1930 in una versione rielaborata da Osvald Chlubna e Břetislav Bakala, fu riproposta nel 1958 nella sua versione originale sotto la direzione di František Jílek, che nel 1990 (in concomitanza con l’edizione critica curata da Charles Mackerras e John Tyrrell) ne trasse una Suite in tre movimenti collegati senza soluzione di continuità, basati rispettivamente sul preludio del primo atto, sulle due pantomime grottesche inscenate dai prigionieri nel secondo atto e sulla scena conclusiva del terzo atto, in cui viene scarcerato il prigioniero politico Alexandr Gorjancikov. Il crescendo inarrestabile che succede all’espressività intima e melanconica dell’addio di Gorjancikov descrive lo stato di esaltazione dei prigionieri inneggianti a quello spirito di libertà che sta alla base dell’opera di Janáček, ma che si dimostra raggiungibile solo come ideale e non come fatto concreto. Composta verso la fine del 1779 per l’inaugurazione del ristrutturato teatro d’opera di Esterháza, divorato alcuni mesi prima dalle fiamme di un disastroso incendio, la Sinfonia n. 70 in re maggiore di Franz Joseph Haydn costituisce una felice eccezione in un periodo in cui la sinfonia non occupava più una posizione centrale nella produzione del compositore, impegnato a tempo pieno nella gestione dei due nuovi teatri – quello d’opera italiana e quello di marionette – voluti dal principe Nikolaus Esterházy nella sua residenza ungherese. Grande prova di magistero compositivo, la sinfonia è articolata in quattro movimenti, un Vivace con brio che ricorda la brillantezza di un’ouverture d’opera, un Andante dalla particolarissima scrittura contrappuntistica e dalla delicata atmosfera armonica basata sull’alternanza fra re minore e re maggiore, un breve Minuetto e un curioso Finale (Allegro con brio) in cui, con effetto teatralissimo, dopo 26 battute sospese tra il serio e il faceto prende avvio all’improvviso un’ampia e poderosa fuga a tre soggetti in contrappunto doppio, forma decisamente inconsueta per un finale di sinfonia. La Sinfonia Incompiuta, iniziata da Schubert il 30 ottobre 1822, è costituita da due soli movimenti, un Allegro moderato e un Andante con moto: il terzo, uno Scherzo, rimase interrotto sedici battute dopo l’attacco del Trio e il quarto non fu mai composto. Nonostante il supremo livello artistico della composizione, che rappresenta una delle prove irrefutabili dell’uscita da una ‘crisi’ giovanile e del ritrovamento d’uno sbocco creativo autonomo e originale capace di fare i conti con l’ingombrante eredità beethoveniana, il manoscritto rimase in un cassetto fino al 1860 quando emerse, postumo, per essere eseguito in pubblico nel 1865 presso la Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna.   Stagione Sinfonica 2008-2009 Venerdì 20 e sabato 21 marzo 2009, ore 20:00 Domenica 22 marzo 2009, ore 17:00 Teatro La Fenice, Campo S. Fantin 1965 - VENEZIA L’Orchestra del Teatro La Fenice Diretta da Christian Arming esegue Leos Janácek, Taras Bulba, rapsodia per orchestra Suite dall’opera Da una casa di morti Franz Joseph Haydn, Sinfonia in re maggiore Hob. I: 70 Franz Schubert, Sinfonia n. 7 in si minore D 759Incompiuta Info: Fondazione Teatro La Fenice Call center 0412424 www.teatrolafenice.it