Cimiteri di sigarette. A Muggia in mostra la poetica progettuale del posacenere

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[img_assist|nid=12553|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Muggia (TS) - Singolare mostra quella ospitata dal Museo d’Arte Moderna Ugo Carà di Muggia: protagonista assoluto della rassegna collettiva è infatti uno degli oggetti più affascinanti (per la sua forma estetica) e, al momento, più controversi (per la funzione che deve ricoprire): il posacenere da tavolo progettato dai più celebri designers.

Asti, Barbieri e Marianelli, Brand, Castelli Ferrieri, A. Castiglioni, J. Colombo, Crosbie, De Lucchi, Engler, Fornasetti, Grcic, Gretsch, Gropius, Häberli, Hasuike, Hilton, Hosoe, Irvine, Jacobsen, Mangiarotti, Mari, Mazzeri e Vitale, Morrison, B. Munari, Parisi, Pedruzzi Riva, Puppa e Raggi, Rams, Rashid, Roeland, Sanchez, Sieger, Sottsass, Starck, Tusquets, Wagenfeld, Zeischegg sono i maestri di sintesi progettuale applicata all’industria che, con la loro chiara impronta metodologica, si sono cimentati nel disegno di queste vere e proprie microarchitetture: quasi una galleria di autoritratti in cui ritrovare altrettanti modi di vivere questo piccolo strumento attualmente sempre più in dis-uso a causa delle recenti limitazioni imposte contro il fumo.
La mostra, curata da Alessio Curto (con la collaborazione di Isabella Bembo e la consulenza scientifica di Michael Schneider, esperto e collezionista di posacenere, già direttore dell’Institut für Neue Technische Form di Darmstadt), affronta l’evoluzione di questo oggetto negli ultimi cento anni attraverso 60 esercizi stilistici di 40 autori di fama internazionale.
Una sorta di percorso antologico che parte da un anonimo modello base prodotto dalla Bormioli Rocco & Figlio di Fidenza e si sviluppa attraverso una panoramica di posacenere presenti nei cataloghi di alcune delle più note aziende che hanno fatto la storia del disegno industriale: Alessi e Officina Alessi (su licenza del Bauhaus-Archiv di Berlino), Artemide, Arzberg, Bauscher, Braun, Casamania by Frezza, Cini&Nils,[img_assist|nid=12554|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=602] Danese-Milano, Driade, Fontana Arte, Fornasetti, Helit, Inflate, Ittala, Kartell, Lamperti, Mebel, Memphis, MH Way, Muji, Olivetti, Owo, Rexite, Ritzenhoff, Rosenthal, Stelton, WMF, XO.
In particolare proprio il Museo Kartell di Noviglio (MI) e la Danese di Milano hanno contribuito con i propri archivi a realizzare questa inedita mostra che vede anche la partecipazione del fotografo Massimo Gardone. L’artista, ispirato da alcuni celebri modelli, presenta per l’occasione 8 stampe realizzate con tecnica giclée che utilizza pigmenti di carbone su carta di puro cotone Hahnemühle Photo Rag 460 gr/m2 f.to 420x594 mm.
A coronamento della peculiare proposta espositiva non mancano sponsors tecnici di alto profilo. Scrive Alessio Curto, vicedirettore di Juliet art magazine e curatore della mostra nell'inserto redazionale dedicato all’argomento edito da Juliet Editrice e distribuito gratuitamente al pubblico della rassegna, L’oggetto porta-cenere: non fumo negli occhi ma cultura dell’abitare: A seguito dei recenti riscontri scientifici sulla dannosità del fumo passivo, che ha portato al divieto di fumare nei locali pubblici nella maggior parte dei Paesi europei, l’interesse verso l’argomento posacenere è sentito sostanzialmente solo da tre categorie di persone ben definite: quelli che lo ‘concepiscono’ (designer), quelli che lo ‘adoperano’ (fumatori) e… quelli che lo ‘asportano’ (come racconta Beppe Severgnini nel suo esilarante e quanto mai realistico Italiani con la valigia. Infatti, egli ci racconta che i nostri connazionali non “appena hanno preso possesso della stanza, cacciano freneticamente nella loro borsa da viaggio tutta la carta da [img_assist|nid=12555|title=|desc=|link=none|align=left|width=479|height=640]lettera, le penne con l’intestazione dell’albergo e perfino anonimi posacenere bianchi. Compresi i non fumatori, naturalmente”).
In ogni caso chi ha avuto la pazienza di soffermarsi - con occhio attento - su questo piccolo contenitore, nato per raccogliere la cenere e i mozziconi delle sigarette, avrà trovato, nei casi più rappresentativi, un’eccezionale varietà tipologica di soluzioni interpretative, impostate con equilibrio, in un preciso rapporto tra estetica e funzionalità.
Sta di fatto che, sino alla fine del Novecento, dalle colte citazioni delle linee classiche alle geniali intuizioni formali più originali, quasi tutti i progettisti di chiara fama si sono cimentati nel disegno industriale di un posacenere o portacenere che dir si voglia.
Un oggetto sempre presente nella nostra esistenza quotidiana. Per i più una cosa che si usa senza quasi guardarla; per gli addetti ai lavori una palestra di idee e di suggestioni che, nella propria ampiezza di proposte, permette sia la più totale libertà di approccio progettuale, sia la più ingegnosa interpretazione fotografica, come si evince dalle immagini appositamente realizzate da Massimo Gardone per questa iniziativa.
Oggi, dopo il dilagare della guerra al fumo, chi osa ancora trasgredire è messo all’indice e l’arnese analizzato è diventato giocoforza un cavallo di battaglia di rigattieri e negozi di modernariato: solo alcuni modelli oramai classici si possono ancora trovare nel catalogo di qualche produttore (Danese-Milano e Kartell in primis che, con il loro operato, mantengono ancora alta la bandiera della cultura del progetto manifestata anche nelle piccole cose, assecondando quindi lo slogan “dal cucchiaio alla città”).
Giunti a questo punto sarà allora utile porsi la seguente domanda dal sapore magrittiano: un posacenere di cui, per problemi di natura etica, non ci si può genericamente più servire per le ragioni sopra indicate è ancora un posacenere? Una possibile risposta la possiamo ritrovare nelle affermazioni di Jean Baudrillard rispolverando uno dei suoi testi più noti: Il sistema degli oggetti. Ciò che riassume esaurientemente il funzionalismo a vuoto è il concetto di aggeggio. Ogni aggeggio è dotato di virtù operativa. Se la macchina declina la sua funzione nel suo nome, l’aggeggio, nel paradigma funzionale, rimane il termine indeterminato, con la sfumatura peggiorativa di ciò che non ha nome, o che non si sa definire (l’immortalità di un oggetto di cui non si sa l’esatta funzione). Ma funziona. Parentesi fluida, oggetto slegato dalla sua funzione, ciò che l’aggeggio, l’affare lascia intuire, è una funzionalità vaga, senza limiti, l’immagine mentale di una funzionalità immaginaria.

Dal 1 al 28 marzo 2008

Museo d’Arte Moderna Ugo Carà, Via Roma, 9 – Muggia (TS)

Cimiteri di sigarette / La poetica progettuale del posacenere


A cura di Alessio Curto con la collaborazione di Isabella Bembo
e la consulenza scientifica di Michael Schneider

Organizzazione: Comune di Muggia
Associazione culturale Juliet

Orario: a martedì a sabato ore 17.00 - 19.00
giovedì e domenica ore 10.00 - 12.00

Ingresso libero

Info: tel. 0403360340