Cinecittà: settant’anni di cinema, amore e fantasia

ConSequenze

[img_assist|nid=5998|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Sabato 28 aprile c’è stata una ricorrenza particolare passata quasi inosservata, ma a cui noi vogliamo dare un risalto particolare. Si è festeggiato il settantesimo compleanno di Cinecittà, il polo cinematografico italiano per eccellenza e Connessomagazine.it ha fatto un tour esclusivo alla ricerca di ciò che rimane dei tanti sogni di cartapesta costruiti in tutti questi anni negli studi di via Tuscolana a Roma.

La megalomania del fascismo, la sua voglia di favorire l’economia interna del Paese e l’immagine positiva dell’Italia e degli italiani all’estero, vide nel cinema un ottimo strumento di propaganda e rese possibile lo stanziamento dei fondi necessari per la costruzione di un quartiere cinematografico stabile.

Quindici mesi di lavoro e, in località Cecafumo, zona adibita allo smaltimento dei rifiuti urbani della metropoli romana, nacque uno dei vanti italiani più famosi al mondo (dodici teatri di posa, la nuova sede dell'Istituto Luce e quella del Centro Sperimentale di Cinematografia). [img_assist|nid=6001|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=479]Un’industria che si sviluppò rapidamente, in maniera esponenziale, passando dai 20 film prodotti nel primo anno ad un totale di 300 film fino al 1943 anno in cui, a causa della guerra e dei bombardamenti che distrussero alcuni teatri di posa, l’attività fu sospesa e trasferita a Venezia nei padiglioni della Biennale e in alcuni studi alla Giudecca (Cinevillaggio).

Cinecittà allora fu occupata prima dai nazisti che vi trasferirono i civili rastrellati in città e, dopo la liberazione, venne utilizzata come ricovero per gli sfollati. Ricostruita nel 1947, riprese la riproduzione cinematografica e negli anni cinquanta, per la sua ideale posizione, la storia che si era costruita e la bravura delle maestranze che vi si erano sviluppate e perfezionate, divenne un richiamo straordinario anche a livello internazionale, facendo accorrere produzioni hollywoodiane in serie (la prima fu, nel 1948, Il principe delle volpi di Henry King). Negli anni '50 Cinecittà, grazie anche alla bravura dei nostri tecnici  era l'unico centro di produzione in Europa che offrisse il ciclo completo: il regista entrava con la sceneggiatura in mano e tante idee in testa, ed usciva con le pizze di celluloide sotto il braccio; con un film pronto per la proiezione. Gli americani ci avevano insegnato tante cose, ma i nostri registi e tecnici, quanto a inventiva, sono stati in grado di insegnare molto ai colleghi d'oltreoceano. Non c'era un buco vuoto a Cinecittà, e quasi sempre il regista, prima di andarsene, prenotava lo studio per il suo prossimo film (A. Sordi). Fino alla fine degli anni sessanta le produzioni sono state tante e di largo successo (tanto che gli studi vennero soprannominati la Hollywood sul Tevere) per poi diradarsi sempre più e soffrire una dolorosa crisi dovuta al declino dei kolossal storici (i famosi sandaloni), alla crisi del cinema italiano e alla crescita vertiginosa della televisione che catturava gli italiani, sottraendo tempo e presenze dedicate al grande schermo. Dopo venti anni di perdita della sua centralità nel mondo cinematografico, Cinecittà ora sta riacquistando i fasti dei vecchi tempi e molti autori di caratura mondiale la [img_assist|nid=6000|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=417]stanno rivalutando come luogo in cui girare i propri film (Scorsese, Gibson, Soderbergh, …). Trovarmi a lavorare per Gangs of New York nel luogo dove Fellini, De Sica, Leone e molti altri hanno dato alla luce i loro capolavori, ha rappresentato per me davvero un grande onore. Ho trovato un'industria straordinaria ed uno tra i gruppi di lavoro più affiatati con cui abbia mai collaborato (M. Scorsese).

Noi, in occasione della Festa del Cinema di Roma dello scorso ottobre, siamo stati ospiti in questo magnifico caleidoscopio dei desideri, dove abbiamo avuto la puntuale e dolcissima guida di Catherine Lowing, Ufficio Stampa di Cinecittà Studios, che ci ha condotto alla scoperta di un mondo altro, del dietro le quinte dei nostri sogni di spettatori. Un percorso a ritroso nella nostra memoria tra i 22 teatri di posa (capannoni usati per la costruzione di set in interni), scoprendo che il famosissimo Teatro 5, prediletto da Fellini, è il più grande d’Europa con i suoi 2900 metri quadrati di superficie! A poche centinaia di metri, siamo passati dall’imponente e suggestiva ricostruzione di Dante Ferretti di un vicolo della New York fine ‘800 (utilizzata da Scorsese per le sue Gangs) al doppio set all’aperto del telefilm HBO Rome, che in uno spazio enorme ricrea i fasti dei tempi dell’Impero Romano (51 a.C., ai tempi di Giulio Cesare) e le esotiche raffinatezze egiziane. Un vortice di sensazioni indescrivibili, che ti prende e ti fa girare la testa se è vero, com’è, che non fai in tempo a voltarti e ti trovi immerso nella piazza di Assisi (ricreata nei minimi dettagli per Francesco, film-tv del 2002 con Roul Bova) e rischi di inciampare sul Treno [img_assist|nid=5999|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=374]dei Desideri di Antonella Clerici. Ancora di più ci si chiede come tutto questo mondo illusorio possa risultare così realistico sullo schermo, e si capisce l’abilità di chi riesce a trasformarlo. Ogni centimetro di terreno respira cinema, televisione e mito, ci si imbatte in vere e proprie icone del nostro immaginario (ad esempio il cristo trasportato dall’elicottero in La dolce vita) rese enormi dalla nostra mente e legate per sempre alla memoria. Vecchio (immortale) e nuovo (la piccolissima via d’accesso alla casa del Grande Fratello, quella battuta tutti i giovedì sera da Liorni, ma anche le casette con vialetto annesso de Un medico in famiglia) insieme, cinema e televisione uno a fianco dell’altro come ormai (per obbligo) hanno imparato a fare da molto tempo. Abbiamo dato un’occhiata  anche al piccolo museo della fotografia dove ci siamo imbattuti in Daniele Nannuzzi, famoso direttore della fotografia, che gentilissimo ci ha spiegato molti particolari affascinanti del suo mestiere e aneddoti di lavorazione, esponendoci il suo orrore per l’inquinamento televisivo nel cinema attuale. Se il nostro amore per il cinema è così forte lo dobbiamo moltissimo anche a questo luogo delle meraviglie, che ha mantenuto il suo fascino inalterato nel tempo, e a tutti i personaggi (famosi e non) che sono riusciti a dar vita alla loro fantasia e alla nostra. Grazie Cinecittà e buon compleanno!

Altre informazioni su:

www.cinecitta.com

www.cinecittastudios.it