I pugni in tasca, l'opera prima di Bellocchio per l'apertura della rassegna Lo Sguardo dei Maestri 2012 a Cinemazero di Pordenone

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PORDENONE - Con l’opera prima I pugni in tasca (1965), proiettata nella copia in 35 mm, e Gli occhi, la bocca (1982) arriva giovedì 9 febbraio a Cinemazero L’inquietudine di un sogno, la retrospettiva che il Friuli Venezia Giulia dedica a Marco Bellocchio nell’ambito de Lo Sguardo dei Maestri XIV .

La finestra sul cinema di Bellocchio si aprirà con due film che a 17 anni l’uno dall’altro rileggono i temi della famiglia, della provincia e della borghesia col medesimo sguardo inquieto, mai conciliato con la realtà.
Alle 19 in Sala Grande Gli occhi, la bocca, confessione lirico-autobiografica e horror, naturalismo e parodia (Antonio Costa, 2005). C’è tutto questo nel film che vede protagonista, a 17 anni da I pugni in tasca, ancora una volta Lou Castel. Qui veste i panni di un attore, Giovanni, che ossessionato dalla perdita di contatto con le proprie radici, ritorna in famiglia in seguito alla notizia del suicidio del fratello gemello. Durante i preparativi per il funerale, conosce Vanda e se ne innamora. Sarà l’occasione per sciogliere i nodi del passato e cercare di riavvicinarsi alla famiglia, rinnegata violentemente tanti anni prima. In Gli occhi, la bocca i furori del ’68 (presagiti ne I pugni in tasca) sono lontani. Il ragazzo che nel ’65 aveva sterminato la famiglia, ora misura il costo affettivo del distacco, cerca rifugio nella madre, anziché desiderarne la morte, per ritrovare se stesso, al di là dell’epoca e dei valori borghesi crollati per sempre. Gli occhi, la bocca sono un titolo enigmatico suggerito a Bellocchio dall’analista che lo ha in cura da anni. Sono un’immagine che simboleggia l’amore: gli occhi si riferiscono alla ragione, la bocca alla sensualità: “se non stabilisci il rapporto tra loro sei una creatura divisa e mutilata, infelice” (Marco Bellocchio).

Alle 21, sempre in Sala Grande, I pugni in tasca. L’esperienza di un adolescente, Alessandro - un personaggio assolutamente nuovo che nasconde ferocia e criminalità “dietro un’ironica stravaganza” (Alberto Moravia, 1966) -, è il tema del rivoluzionario e clamoroso I pugni in tasca. Sagace, ma anche difficile, scontroso, ribelle, Alessandro vive a Bobbio, in provincia di Piacenza, con la madre cieca e quattro fratelli. Di loro, solo Augusto sembra avere una vita normale. Alessandro decide di liberarlo dal peso della famiglia, uccidendo gli altri componenti. In questa prima opera di Bellocchio, definita da Pasolini “una rabbiosa rivolta all’interno del mondo borghese” (1966), capace di scuotere profondamente l’atmosfera intellettuale italiana, si rintracciano i bagliori di un cinema inquieto che rischia, al di fuori delle scuole e delle poetiche. Ricco di trasposizioni simboliche, con un soggetto (malattia, crimine, incesto) spinto fino al grottesco, I pugni in tasca è un film sincero, di straordinaria ricchezza e maturità, mosso dall’esigenza di catarsi ed esorcismo (Goffredo Fofi, 1966). Duro, crudele, angoscioso, ha lanciato Lou Castel, attore feticcio di Bellocchio.
Con un totale di 13 film, la retrospettiva L’inquietudine di un sogno promossa e curata dal Centro Espressioni Cinematografiche, Cinemazero e La Cineteca del Friuli in collaborazione con Bonawentura/La Cappella Underground con il supporto di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione Crup e con la collaborazione del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma/Cineteca Nazionale, proseguirà fino a giovedì 15 marzo toccando ogni settimana il Visionario di Udine (martedì), il Teatro Miela di Trieste (mercoledì) e Cinemazero di Pordenone (giovedì).
In tutte e tre le sedi la retrospettiva sarà accompagnata da un catalogo curato da Denis Brotto e Farah Polato.

Info: www.cinemaero.org