Lo Sguardo dei Maestri 2012: al via la rassegna dedicata al cinema di Marco Bellocchio

ConSequenze

UDINE - Con l’opera prima I pugni in tasca, proiettata nella copia in 35 mm, e Gli occhi, la bocca si apre, ni martedì 7 febbraio, al Visionario di Udine L’inquietudine di un sogno, la retrospettiva che il Friuli Venezia Giulia dedica a Marco Bellocchio nell’ambito de Lo Sguardo dei Maestri XIV.

I due film saranno proiettati anche a Trieste (Teatro Miela) mercoledì 8 febbraio e a Pordenone (Cinemazero) giovedì 9 febbraio. 
Dopo Bresson, Buñuel, Tati, Ophüls, Dreyer, Fellini, Bergman, Welles, Resnais, Mizoguchi, Losey, Godard e Bertolucci, sarà dunque Marco Bellocchio, in questi mesi impegnato nella produzione de La bella addormentata proprio nella nostra Regione, a ricevere l’omaggio che si conviene ai grandi registi, a coloro che si sono imposti nel panorama cinematografico come maestri assoluti della Settima Arte.

L’inquietudine di un sogno proporrà nel corso di 7 serate 13 titoli (12 lungometraggi, di cui un documentario inedito, più un cortometraggio) attraverso i quali è possibile leggere alcune possibili direttrici, talvolta nel segno dell’evidenza, in altre occasioni attraverso accostamenti meno espliciti. Ad aprire, inevitabilmente (il 7 febbraio, lo ricordiamo, al Visionario di Udine) sarà I pugni in tasca (1965), primo folgorante film ma soprattutto opera dall’impatto inatteso e deflagrante che ha permesso a Bellocchio d’iscriversi a pieno titolo nella stagione del nuovo “giovane cinema italiano” degli anni Sessanta; al suo fianco Gli occhi, la bocca (1982), emozionante e inconsueto ritorno sui medesimi passi del film d’esordio, a 17 anni di distanza.

A seguire, La balia (1999), tratto dal racconto di Pirandello, ritratto di un triangolo familiare ed affettivo oltre che profonda incursione nel mondo della follia, e Il sogno della farfalla (1994), al confine tra sogno e realtà, tra vita e “rappresentazione”, interessante esempio delle “discusse” opere scritte da Bellocchio assieme allo psicanalista Fagioli. L’accostamento de L’ora di religione (2002) e de Nel nome del padre (1971) rinnova lo sguardo sull’istituzione familiare, osservata, in questi casi, nel rapporto con un’altra istituzione cruciale nel cinema di Bellocchio, quella religiosa.
Enrico IV (1984) e Vincere (2009), apparentemente distanti fra loro, rivelano invece un risolutivo legame nel mostrare la dimensione di una “messa in scena” quale luogo dell’esercizio del potere e nel rappresentare la follia quale espressione di volontà in un caso, condizione imposta nell’altro. La scansione punteggiata da Buongiorno, notte (2003), Discutiamo, discutiamo (1969, episodio di Amore e rabbia) e il meno noto documentario, commissionato dall’UCI, Il popolo calabrese ha rialzato la testa (1969) introduce all’inquieta e complessa riflessione politico-sociale che da sempre attraversa la produzione di Bellocchio e che trova nella “revisione” del caso Moro una delle manifestazioni più intense, potenti, controverse. Una luce introspettiva e autobiografica chiude infine la rassegna, con i film Il gabbiano (1977) e Sorelle Mai (2011), nei quali si impone il valore della dimensione artistica per Bellocchio e l’amore mai sopito per Cechov.
Bagliori di un cinema inquieto, a suggerire la forza penetrante dello sguardo di un maestro che ha saputo mutare, rinnovarsi, rischiare ad ogni nuova sfida, ad ogni nuova opera.

Con un totale di 13 film, la retrospettiva L’inquietudine di un sogno promossa e curata dal Centro Espressioni Cinematografiche, Cinemazero e La Cineteca del Friuli in collaborazione con Bonawentura / La Cappella Underground con il supporto di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Fondazione Crup e con la collaborazione del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma/Cineteca Nazionale, proseguirà fino a giovedì 15 marzo toccando ogni settimana  il Visionario di Udine (martedì), il Teatro Miela di Trieste (mercoledì) e Cinemazero di Pordenone (giovedì).

In tutte e tre le sedi la retrospettiva sarà accompagnata da un catalogo curato da Denis Brotto e Farah Polato.

Dal 7 febbraio al 15 marzo 2012

Lo Sguardo dei Maestri 2011/2011 - XIV edizione Marco Bellocchio. L’inquietudine di un sogno

a cura di Denis Brotto e Farah Polato

Martedì 7 febbraio 2012, ore 19.45

Cinema Visionario, Via Asquini 33 - UDINE

Mercoledì  8 febbraio 2012, ore 19.00

Teatro Miela, Piazza Duca degli Abruzzi, 3 - TRIESTE

Giovedì 20 gennaio 2011, ore 19.30

Cinemazero, Piazza Maestri del Lavoro 3 - PORDENONE

 I pugni in tasca (1965, 107’)

L’esperienza di un adolescente, Alessandro - un personaggio assolutamente nuovo che nasconde ferocia e criminalità “dietro un’ironica stravaganza” (Alberto Moravia, 1966) -, è il tema del rivoluzionario e clamoroso I pugni in tasca.   Sagace, ma anche difficile, scontroso, ribelle, Alessandro vive a Bobbio, in provincia di Piacenza, con la madre cieca e quattro fratelli. Di loro, solo Augusto sembra avere una vita normale. Alessandro decide di liberarlo dal peso della famiglia, uccidendo gli altri componenti. In questa prima opera di Bellocchio, definita da Pasolini  “una rabbiosa rivolta all’interno del mondo borghese” (1966),  capace di scuotere profondamente l’atmosfera intellettuale italiana, si rintracciano i bagliori di un cinema inquieto che rischia, al di fuori delle scuole e delle poetiche.  Ricco di trasposizioni simboliche, con un soggetto (malattia, crimine, incesto) spinto fino al grottesco,  I pugni in tasca è un film sincero, di straordinaria ricchezza e maturità,   mosso dall’esigenza di catarsi ed esorcismo (Goffredo Fofi, 1966).  Duro, crudele, angoscioso, ha lanciato Lou Castel, attore feticcio di Bellocchio.

 

A seguire

Gli occhi, la bocca  (1982, 101’)

Confessione lirico-autobiografica e horror, naturalismo e parodia (Antonio Costa, 2005): c’è tutto questo ne Gli occhi, la bocca con protagonista, a 17 anni da I pugni in tasca, ancora una volta Lou Castel.  Qui veste i panni di un attore, Giovanni, che ossessionato dalla perdita di contatto con le proprie radici, ritorna in famiglia in seguito alla notizia del suicidio del fratello gemello. Durante i preparativi per il funerale, conosce Vanda e se ne innamora. Sarà l’occasione per sciogliere i nodi del passato e cercare di riavvicinarsi alla famiglia, rinnegata violentemente tanti anni prima. In Gli occhi, la bocca i furori del ’68 (presagiti ne I pugni in tasca) sono lontani. Il ragazzo che nel ’65 aveva sterminato la famiglia, ora misura il costo affettivo del distacco, cerca rifugio nella madre, anziché desiderarne la morte, per ritrovare se stesso, al di là dell’epoca e dei valori borghesi crollati per sempre.  Gli occhi, la bocca sono un titolo enigmatico suggerito a Bellocchio dall’analista che lo ha in cura da anni. Sono un’immagine che simboleggia l’amore: gli occhi si riferiscono alla ragione, la bocca alla sensualità: “se non stabilisci il rapporto tra loro sei una creatura divisa e mutilata, infelice” (Marco Bellocchio).

Info: Cec Udine

tel. 0432299545

www.visionario.info

Cinemazero Pordenone

tel. 0434520527

www.cinemazero.org

La cappella underground

tel. 040365119

www.miela.it

www.lacappellaunderground.org