Cinemazero rende omaggio a Marco Ferreri

ConSequenze

[img_assist|nid=8029|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]PORDENONE – A dieci anni dalla prematura scomparsa di Marco Ferreri, avvenuta a Parigi nel maggio del 1997, Cinemazero rende omaggio al geniale regista proponendo tre suoi capolavori, in collaborazione con Cineteca dell’Aquila – Istituto Cinematografico dell’Aquila La Lanterna Magica: La grande abbuffata, L'ultima donna e La storia di Piera.

Ferreri nasce a Milano nel 1928, nel 1951 fonda una rivista che fallisce dopo appena due mesi. Dopo aver fatto la comparsa in Il cappotto, Ferreri viaggia tra Italia, Francia e Spagna. Nel 1958 incontra Rafael Azcona e i due dirigono il film El pisito a cui seguono Los chicos e El cochecito.

Con il film Una storia moderna: L’ape regina (1963), interpretato da Ugo Tognazzi, inizia il suo impegno intellettuale al cinema. Con la partecipazione a Porcile (1969) di Pasolini in cui interpreta un ridicolo fascista, s'apre l'età d'oro di questo munifico regista. Dopo una serie di successi dirige nel 1973, all’apice della sua carriera, La grande abbuffata uno tra i film più aspri di tutta la produzione cinematografica italiana, ma non solo. E’ la storia di quattro amici, che decidono di prendersi una sorta di vacanza, con lo scopo di lasciarsi trasportare dai piaceri della carne e della gola. La volontà di evadere li porterà all'autodistruzione, a chiudersi in una gabbia senza vie di fuga, prigionieri della propria abulia-bulimia che potrà trovare soluzione solo in un epilogo tragico. Mai compassione ne vera comprensione, nel tratteggiare personaggi tanto surreali quanto rappresentativi della degenerazione morale e spirituale della borghesia, corrotta dalla cronica incapacità di agire di chi fa, del troppo, la sua unica ragione di essere. Tanti sono gli aggettivi, le perifrasi per descrivere questo film che oscilla tra humour nero, acre moralismo, satira, grottesco, dramma, commedia, apologia ma sicuramente un vero capolavoro del cinema.

Nel 1976 è la volta di L'ultima donna dove Marco Ferreri colpisce ancora. Dopo aver sconcertato con La grande abbuffata, eccolo a provocare i benpensanti con un film dove lui e lei, sotto gli occhi di un bambino, girano nudi per casa, e si spendono in intime effusioni, dicono parolacce. Il bersaglio di Ferreri, placido anarchico, è la coppia, supposta cellula cancerogena del nostro tessuto civile: da eliminare, sebbene non si sappia con che cosa sostituirla. Nel film colpiscono l’amarezza del suo discorso e il rigore del suo stile oltre al patetico mito della palingenesi, Ferreri ha ricavato una delle sue favole più crudeli.
E’ del 1983 La storia di Piera basato su una torbida storia d'incesto, che ci regala l'unica interpretazione di Mastroianni nel ruolo del cattivo. Basta conoscere Marco Ferreri per indovinare come e perché La storia di Piera, che per la verità è più storia di Eugenia, gli andasse a genio. Sarcastico predicatore della fine di una civiltà che, per aver troppo venerato le macchine, ha castrato l'uomo naturale ma non ha ancora del tutto messo in catene la donna, Ferreri ha apparentato Eugenia con le sue precedenti eroine, felicemente irrazionali, incapaci di odiare, di possedere e di negarsi a chi proponga come unica verità il calore dei sensi. Realizzato con bravura, La storia di Piera aggrega situazioni, di grande efficacia espressiva. L'ottima idea di ambientarlo fra Latina, Sabaudia, Pontinia (tutte città incompiute, «immature” come la protagonista del film e che offrono larghi spazi di irrealtà), e l'acume con cui il film visualizza i rapporti fra le due donne, appartengono al Ferreri migliore. Il merito è anche di Hanna Schygulla, che domina lo schermo con una prepotenza figurativa straordinaria. Un’opera, quindi, di salde qualità stilistiche, figurative e di struttura. Di qui in avanti, la carriera di Ferreri procederà con esiti alterni, e solo con La casa del sorriso, Orso d’Oro a Berlino nel 1990, ritroverà la felice mescolanza di tenerezza e crudeltà delle sue opere migliori. Su una nota di malinconia, si chiude il percorso di questo cineasta geniale ed inclassificabile che muore d'infarto il 9 maggio 1997 a soli 69 anni.

 

Aula Magna Centro Studi /Salatoto’ - CInemazero - PORDENONE

Lunedì 16/ Martedì 17/ Mercoledì 18 luglio 2007 - ore 21.00
La grande abbuffata

Giovedì 26/ Venerdì 27/ Sabato 28 luglio 2007- ore 21.00
L’ultima donna

Giovedì 2/ Venerdì 3/ Sabato 4 agosto 2007 - ore 21.00
La storia di Piera