Cloverfield, l’ultima genialata di J. J. Abrams

ConSequenze

[img_assist|nid=12223|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Soffrite il mal di mare? Odiate la camera a mano? Se è così allora state alla larga da Cloverfield, ultima idea nata dalla mente di un genio come J. J. Abrahms, uno che pare trasformare in oro luccicante tutto ciò che pensa.

Ma se è di qualcosa di davvero originale che avete bisogno, staccando per 75 minuti un po’ di neuroni dal vostro cervello, allora Cloverfield, amici cinefili, è quello che fa per voi. Robert “Bob” Hawkins, giovane manager rampante di belle speranze e di bello aspetto, è in partenza per il Giappone. Un’importante carica manageriale lo attende. Il fratello e gli amici più intimi gli preparano una festa a sorpresa, per salutarlo nel modo migliore. Riprendono il tutto muniti di un’immancabile telecamera con la quale filmeranno i saluti e gli auguri al ragazzo.
La festa viene però bruscamente interrotta da quella che apparentemente sembra una scossa di terremoto. La TV annuncia che una petroliera si è rovesciata appena fuori New York, così gli invitati al party vanno sul tetto del palazzo per capire meglio cosa sia successo. Improvvisamente una tremenda esplosione illumina i cieli di New York: nessuno capisce cosa sia successo e si riversano per le strade in cerca di una via di fuga. Appena in strada, i grattacieli intorno incominciano a crollare ed inquietante, la testa della Statua della Libertà, vola in strada, rotolando davanti agli occhi degli increduli protagonisti.
Tra i palazzi si scorge una mostruosa figura. La città è sotto[img_assist|nid=12224|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=431] attacco, l’apocalisse si abbatte su Manhattan! Questo è solo l’inizio del disaster movie diretto da Matt Reeves con la complicità di J.J. Abrams (che i più conoscono come produttore di serie di successo come Alias e Lost) uscito recentemente nelle sale italiane dopo un lungo ed intenso periodo promozionale. Si tratta di un film che indubbiamente divide il pubblico: lo si può amare, lo si può odiare.
Certo è che, passati i primi 15-20 minuti di assoluta tranquillità, necessari per introdurre i personaggi, il panico e l’azione si impossessano della pellicola. Gli effetti speciali sono di primissimo piano, soprattutto tenendo in considerazione che le trovate che infarciscono il tutto sono qualcosa di mai visto prima nella storia del cinema. Il film non ha praticamente una fine, e i colpi di scena si susseguono minuto dopo minuto e nulla, ma proprio nulla. Tutto il film viene ripreso in soggettiva ed attraverso un solo punto di vista, quello della telecamera amatoriale che Hud, uno degli amici di Robert, non molla mai, per più di un’ora. Niente grandangolo, niente angolazioni particolari, niente riprese chiare.
L’effetto che ne viene fuori è doppio. Se da una parte è terribilmente fastidioso, visto che la camera non è mai ferma e l’effetto mal di mare è costante per tutto il film, dall’altra permette allo spettatore di immedesimarsi nei personaggi nel miglior modo possibile. Chi è in sala è dentro l’azione.
L’ansia dei protagonisti della pellicola è la stessa che assale lo spettatore, portato a soffrire e a spaventarsi assieme a loro. Buona parte delle splendide scene di panico riescono incredibilmente a passare per reali, veritiere, con una New York devastata da un mostro che riporta alla memoria l’attentato alle torri gemelle. Il famigerato mostro, rimasto segretissimo per mesi e mesi, Abrams ce lo mostra pezzo per pezzo, [img_assist|nid=12225|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=427]centellinandolo con sapienza, fino alla visione totale che ce lo presenta in tutta la sua imponenza. Chi è in sala si chiede cosa stia accadendo fuori dall’inquadratura, se arriverà qualcosa pronto a spaventarlo, se ci saranno sorprese particolari per gli attori, visto che chi riprende è preoccupato principalmente a fuggire.
L’idea della cassetta ritrovata riporta a The Blair Witch Project, ma a parte questo, e alle riprese amatoriali in soggettiva, il paragone non sussiste minimamente. The Blair Witch Project fu solo una riuscitissima operazione di marketing. Cloverfield è una grande operazione di marketing ma al tempo stesso un buonissimo esempio di cinema sperimentale e altamente innovativo che, udite udite, alla sua prima settimana di programmazione ha incassato la bellezza di 41 milioni di dollari. Per tanti ma non per tutti!