Connessomagazine.it incontra Sandro Petraglia

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[img_assist|nid=8358|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]GORIZIA – La XXVI edizione del Premio Internazionale alla miglior sceneggiatura cinematografica Sergio Amidei ha visto tra i suoi numerosi eccellenti ospiti la presenza di Stefano Rulli e Sandro Petraglia, un duo di sceneggiatori che hanno letteralmente fatto la storia del cinema italiano degli ultimi vent’anni ed il cui lavoro rappresenta un vero e proprio viaggio a 360 gradi nel cinema italiano contemporaneo.
Due autori che, come altre premiate ditte, da De Sica a Zavattini, ad Age e Scarpelli, hanno saputo recuperare e dare smalto all’importante tradizione della scrittura in equipe, del lavoro di bottega, caro al nostro cinema dal neorealismo in poi. Una filmografia ricca di titoli importanti che attraverso stili e generi diversi, dal documentario alla commedia, dal film storico al dramma, passando per l’esperienza dello sceneggiato televisivo, al quale i nostri hanno dato alcune delle pagine più importanti della nostra televisione, da La Piovra 3 a La meglio gioventù.
Nato a Roma il 19 aprile 1947, Sandro Petraglia dopo la laurea in filosofia è stato critico cinematografico, documentarista e successivamente sceneggiatore. o abbiamo incontrato al Palazzo del Cinema, in Piazza Vittoria e gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Connessomagazine.it: - Perché un film sugli anni ’70? Da dove
è nata l’idea de La meglio gioventù?
Sandro Petraglia: - L’idea è cresciuta negli anni, da brandelli di[img_assist|nid=8359|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=479] storie personali o di amici. Negli anni ’70 l’Italia cambiò completamente. Non si sapeva quali valori seguire. Ovunque c’era molto confusione. Le storie hanno un bisogno di un clic: nel caso de “La meglio gioventù” è stata la storia di due fratelli che fossero, uno psichiatra, l’unica professione reale, non parlata o sognata e un poliziotto.
Connessomagazine.it: - Due fratelli. Il tema della famiglia è preponderante ne “La meglio gioventù”. Perché la scelta di questa tematica?
Sandro Petraglia: - La famiglia è un tema che ci è molto caro. Ci torniamo spesso sopra in molti film. Anche nell’ultimo “Mio fratello è figlio unico” la famiglia rappresenta uno snodo, un crocevia in cui passano il nuovo ed il vecchio, il fascismo ed il conservatorismo.
Connessomagazine.it: - A quali modelli vi siete ispirati nella stesura della sceneggiatura?
Sandro Petraglia: - Gli scrittori di cinema si ispirano al cinema degli altri e alla letteratura. Noi abbiamo guardato anche ad Heimat che però è un opera molto diversa dalla nostra per la sua estensione nel tempo, dagli anni Settanta fino ai nostri giorni. Heimat è una cattedrale enorme, La meglio gioventù è una chiesetta di campagna. Abbiamo pensato che dovevamo essere molto “veri” come accade nei film di Amelio, rimanere dentro una corrente di realismo che è la grandezza e allo stesso tempo la condanna del cinema italiano.
Connessomagazine.it: - Le saghe filmiche come appunto Heimat e La meglio gioventù sono spesso caratterizzate da polemiche di carattere politico. Avete incontrato questo tipo di problemi?
[img_assist|nid=8360|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=479]Sandro Petraglia: - Problemi di tipo censorio da parte della produzione Rai direi proprio di no, nessuno. Secondo me nei film si può raccontare tutto. Sul piano politico abbiamo avuto delle critiche, specie nella ricostruzione fedele di quegli anni, mancando accenni al femminismo, alle radio libere e parzialmente al periodo delle stragi. Ci siamo concentrati più sui personaggi che sui fatti, non costringendoli a stare dentro la politica. Ultimamente ci sono state rivolte accuse da “Il Manifesto” per aver reso i personaggi di Romanzo criminale e di Mio fratello è figlio unico certamente più simpatici rispetto agli uomini di estrema destra.
Connessomagazine.it: - Come vede oggi la situazione del cinema italiano?
Sandro Petraglia: - Sono ottimista per il nostro cinema, se penso agli Oscar e alle Palme vinte a Cannes. Non dimentichiamoci di Moretti, Amelio e Benigni. In questo momento poi si è creato un movimento chiamato Centoautori che sta cercando di raggruppare tutte le personalità in un’unica idea di cinema.