Cronaca di una fuga, il dramma dei desaparecidos nell’Argentina degli anni ‘70

ConSequenze
[img_assist|nid=6716|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Presentato al 59° Festival del Cinema di Cannes e recentemente uscito in Italia con una distribuzione piuttosto limitata (in appena 20 sale!) Cronaca di una fuga – Buenos Aires ’77, film scritto e diretto dal trentottenne regista uruguaiano, ma argentino d’adozione, Israel Adriàn Caetano, racconta le vicissitudini di un gruppo di giovani desaparecidos miracolosamente scampati alle requisizioni mese in atto in negli anni Settanta, durante la dittatura militare di Jorge Rafael Videla.

Il film nasce dal romanzo autobiografico Paese libre – La fuga da la Mansìon Seré, di Claudio Tamburini, famoso calciatore della serie B argentina (ora professore di filosofia in Svezia, che gli concesse asilo politico) che, rapito da un gruppo di uomini al servizio del governo militare, ed imprigionato in una casa fatiscente di Moron, dopo quattro mesi, riuscì a fuggire insieme ad altri detenuti e a cambiare le sorti di un destino che pareva già segnato.

Le vicende si svolgono a Buenos Aires, nel marzo del 1978. Tamburini, brillante studente di filosofia e promettente portiere del San Lorenzo di Almagro, formazione della serie cadetta del campionato di calcio argentino, viene rapito da un gruppo di affiliati ai servizi segreti, al soldo del generale Varela (salito al potere nel ’76 con un colpo di Stato) e condotto in un centro di detenzione clandestino conosciuto come Mansìon Serè, antica casa nobiliare situata in un sobborgo della capitale. In questa casa – prigione, dove le persone vivono bendate, in catene, in attesa di una probabile condanna alla fucilazione, Claudio insieme ad altri reclusi[img_assist|nid=6717|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=354] viene trattenuto ed interrogato perché sospettato di essere vicino ai gruppi estremisti di opposizione al regime. Il ragazzo cerca di dare prova della sua estraneità alle accuse che gli sono mosse, ma nessuno sembra intenzionato a credergli. Dopo quattro lunghi mesi di torture, percosse, umiliazioni continue, Claudio ed altri suoi tre compagni di sventura, durante un violento temporale, nudi, riescono ad eludere la sorveglianza, forzano una finestra e, calandosi utilizzando dai piani alti dell’edificio con delle lenzuola intrecciate a mo’ di fune, riescono a fuggire e riconquistare una ormai insperata libertà.

Pellicola intensa e carica di drammaticità Cronaca di una fuga si colloca all’interno di quello che ormai è un vero e proprio filone cinematografico carcerario che comprende tutta una serie di titoli (non ultimo Road to Guantanamo dell’inglese Winterbottom) più o meno riusciti. Il film di Caetano si distingue però per la sua originalità, per il modo di raccontare senza un briciolo di falsa retorica l’odissea di questi scampati, proponendo al pubblico ciò che è realmente accaduto, in maniera mai artificiosa, arrivando al cuore del problema, senza girarvi intorno ma nella maniera più diretta possibile. Il giovane cineasta uruguaiano è davvero bravo nel raccontare i fatti senza morbosità alcuna, non celando nulla agli spettatori, proponendo immagini dure di corpi martoriati, feriti [img_assist|nid=6718|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=367]fisicamente e nella psiche, mantenendo sempre giusto equilibrio tra realtà, verità ed elaborazione dei fatti, aiutandosi con un larghissimo uso della camera a spalla nel fare entrare ancor di più chi guarda nell’ottica di chi quelle vicende le ha davvero vissute. Se a ciò aggiungiamo la straordinaria interpretazione del protagonista della pellicola, Alberto Granado già apprezzato ne I diari della motocicletta e di un cast perfetto nell’interpretare la sceneggiatura ben costruita da Caetano, ne viene da sé che Cronaca di una fuga è davvero un ottimo film, poetico, arrabbiato, commosso e commovente. Da non perdere. Almeno in dvd per chi non ha avuto l’occasione di guardarselo sul grande schermo!