Dinko Tukacović conclude la sezione Masterclass del Trieste Film Festival

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[img_assist|nid=17482|title=|desc=|link=none|align=left|width=127|height=130]TRIESTE - Volge al termine lunedì 19 gennaio il ciclo delle Masterclass di altissimo livello – che hanno visto come relatori Jerzu Stuhr, Andrzej Źulawski, Márta Mészáros – con la lezione Da studenti di cinema a registi di culto tenuta da Dinko Tukacović che presenterà, alle ore 15.00 al Cinema Ariston, i film di diploma di Roman Polanski, Wim Wenders e Martin Scorsese. Sempre tra gli incontri collaterali alle rassegne del festival, da segnalare per lunedì la presentazione del volume Associazioni imprevedibili. Il cinema di Walerian Borowczyc (ore 16:00 Libreria Feltrinelli), a cura di Alberto Pezzotta con interventi di Valerio Caprara, Roberto Curti, Bertrand Mandico, Marina Pierro, Federico Rossin e Pascal Vimenet. Due film molto attesi nel concorso lungometraggi: alle 20.00 proiezione di 33 Sceny Z Zycia (33 scene di vita), Premio speciale della Giuria a Locarno: 33 scene attorno al tema della morte sviluppate tra le mura della casa di una famiglia borghese, trattato efficacemente dalla regista polacca Malgoska Szumowska. Atteso, poi, il ritorno del ceco Petr Zelenka, considerato uno dei nomi più interessanti del cinema ceco degli ultimi dieci anni. Il regista ha un legame consolidato con il festival, dove presentò la sua opera di esordio Mnaga-Happy End e dove tornò con il film Rok diabla. nel 2003 quand’era ormai affermato a livello internazionale. Quest’anno Zelenka è in concorso con KaramazovI (The Karamazov), rilettura attualizzata del romanzo di Dostoevskij. Per i cortometraggi in concorso in programma My Happy End, di Milen Vitanov, e A Day’s Work, di Edward Feldman, mentre nell’ambito[img_assist|nid=17483|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=427] dei documentari in concorso da segnalare Obćan Havel, di Pavel Koutechỳ e Miroslav Janek, incentrato sulla figura poliedrica di Václav Havel, e The Revolution That Wasn’t, di Aljona Polunina, ritratto di attivisti politici clandestini nella Russia del 2007. Sempre nella stessa sezione, verrà presentato fuori concorso alle ore 21:00 presso il cinema Ariston Rata Nece Biti!, (La Guerra Non Ci Sara’) di Daniele Gaglianone: una serie di incontri e di viaggi in Bosnia-Erzegovina, fra storie e ricordi. A Srebrenica si provano le danze per uno spettacolo e, per un attimo, la guerra sembra lontana. Sempre nella giornata di lunedì, il cinema greco ci propone alle ore 15:00 in Sala Azzurra I Psychi Sto Rama, di Iannis Ikonomidis, storia di emarginazione presentata come proiezione speciale al Festival di Cannes 2006, mentre alle ore 17:30, sempre in Sala Azzurra, verrà proiettato Dýscoli Apocheretismĺ: O Babás Mou, di Penny Panaiotopoulou, una dolorosa vicenda famigliare ambientata ad Atene nel 1969, presentato al Festival di Locarno nel 2002. La rassegna Walls of Sound” questa volta ci porta in una fabbrica di anfibi in una comune skin polacca con uno dei documentari di punta della sezione: The Boot Factory, di Lech Kowalski, in programma alle ore 22:30 presso la Sala Azzurra. Per la rassegna omaggio a James Joyce si potrà vedere alle ore 17:00 in Sala Azzurra il film Bloom/Bl,M. di Sean Walsh, film realizzato nel 2004-in concomitanza con il centenario del Bloomsday-che cerca di trasporre l’Ulisse di Joyce ponendo attenzione agli aspetti più umoristici ed umani di Leopold e Molly Bloom. Prosegue anche l’omaggio a Volker Koepp Le donne di Wittstock: una storia tedesca dal Muro ad oggi. Alle ore 15:00 in Sala Excelsior in programma Neues In Wittstock, girato tra il 1990 ed il 1992, questa volta la cittadina ex-DDR e i suoi abitanti devono far fronte alla caduta del Muro e a tutti i grossi cambiamenti che da ciò derivano. Infine, per la sezione Zone di Cinema, sarà proiettato Caffè Trieste (dal nome dello storico Caffè fondato a San Francisco da Gianni Giotta) di Andrea Magnani e Raffaele Rago, in programma alle ore 19:15 presso il Cinema Ariston e, a seguire, Il perdente gentiluomo: vita e arte di Antonio Centa, di Gloria De Antoni e Oreste De Fornari, documentario prodotto dalla Cineteca del Friuli, in anteprima assoluta per il Trieste Film Festival, sulla vita e sulla carriera del friulano Antonio Centa, “stella” ormai dimenticata del cinema italiano degli anni ‘30-’40