Disagi. Immagini dal Manicomio di San Servolo alla Fondazione Bevilacqua La Masa

Deep Focus

[img_assist|nid=18719|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]VENEZIA - Nel Manicomio - la stessa operazione terapeutica, quale trasformazione a partire da cui un soggetto considerato malato cessa di essere tale, può verificarsi solo all'interno di questa distribuzione regolata del potere. L'ordine disciplinare è dunque sia la condizione del rapporto con l'oggetto e dell'oggettività della conoscenza medica, sia la condizione dell'operazione terapeutica -. (Michel Foucault, Il potere psichiatrico, Corso al College de France, 1973-1974)

Simboli del disagio e dell'esclusione sociale a San Servolo: pezzi di storia passata del manicomio maschile di Venezia, chiuso appunto in quell'isola di fronte a Piazza San Marco ma da essa anche molto lontano, vengono riproposti in 64 fotografie originali che la Fondazione di San Servolo propone in una mostra negli spazi più prestigiosi della Fondazione Bevilacqua La Masa. Il visitatore vi trova, così come nel catalogo che accompagna la mostra, il cortile alberato del Manicomio di San Servolo, i ricoverati seduti sulle panchine, gli infermieri vestiti da custode, le lunghe inferriate alle finestre dell'edificio di sfondo e il grigiore dell'ambiente con le desolate figure sedute inermi lungo il violone alberato. E ancora, dormitori per i malati pericolosi, per quelli agitati, per quelli calmi. -

Tanti gli strumenti per i soggetti - pericolosi -: manette, manicotti rigidi, catene ed accanto le docce che per tradizione, soprattutto se fredde, sono pensate come intervento sui ricoverati. Ma nell'isola sono state trovate una - doccia gabbia[img_assist|nid=18720|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=640] -, dove i getti d'acqua, proiettati da ogni lato, dovevano essere usati anche per bloccare uno stato di eccitamento o le reazioni spiacevoli a una pseudocura non tollerata; un - ferma fascette -, una sorta di temperino ben conservato con denti in una delle parti; un -rotolo di robuste fasce- che servivano per legare gli agitati. All'esposizione, curata dalla Fondazione Bevilacqua La Masa, di questo antico materiale fotografico, talvolta sconcertante, commovente o anche raccapricciante, fanno eco alcune opere pensate dagli artisti che lavorano negli atelier messi a disposizione ogni anno a giovani artisti dalla Fondazione Bevilacqua La Masa. Gli artisti esordienti sono stati chiamati a confrontarsi con il tema offerto dall'ospedale psichiatrico e con un pezzo della storia della città in cui operano. In ogni sala, accanto alle immagini dell'archivio, sono allestite opere video, fotografie, disegni e installazioni, che cercano di intrecciare un dialogo con l'idea stessa di follia.

Dall'Archivio, testimonianze inscindibili della vita manicomiale offrono indicazioni importanti su cio' che stava -fuori- del Manicomio, le condizioni materiali di vita delle persone che diventano - i pazzi - solo per citarne alcuni, i contadini pellagrosi, i bambini down, le donne depresse, gli epilettici, gli alcolisti - le paure ancestrali dei normali o dei più forti che, [img_assist|nid=18721|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=640]nelle richieste di segregazioni ritrovano il loro equilibrio o il loro potere. Ma il - fuori - riguarda anche la medicina, le sue conoscenze e le sue terapie. Un Manicomio, chiuso nel 1978, che rivive oggi attraverso le fotografie immortalate durante i ricoveri. Un archivio di memorie che permette di capire come l'istituzione - manicomio - nel tempo sia diventata un contenitore inquietante del disagio, della diversità, della sofferenza e come nella vita di molti uomini e donne, siano state date risposte difensive e stigmatizzanti.

In mostra, oltre alle 64 fotografie che ritraggono le sale utilizzate dai pazienti per le cure, anche le immagini della follia che arrivano dall'Album Comparativo custodito nell' Archivio della Fondazione di San Servolo. La serie contiene una selezione molto nutrita di foto scattate agli alienati al momento del ricovero e al momento della dimissione tra il 1837 e il 1887. L'avvio di questa pratica implico' subito, a partire dal 1874, sia l'inserimento in ogni cartella clinica di una foto del ricoverato, scattata al momento del suo ingresso a San Servolo, sia, in qualche caso, l'inserimento di foto nelle relazioni statistiche, solitamente triennali, redatte dai direttori del Manicomio.

Dall'11 marzo al 5 aprile 2009

Fondazione Bevilacqua La Masa - Palazzetto Tito, Dorsoduro 2826 (30123) - VENEZIA

Disagi. Immagini dal Manicomio di San Servolo

Artisti: Estevan Bruno, Valeria Cozzarini, Giulio Frigo, Blauer Hase, Lea Jazbec, Laure Keyrouz, Andrea Kvas, Agne Riceviciute, Alberto Scodro, Elisa Strinna, Ayano Yamamoto

Vernissage: 11 marzo 2009. ore 18.30

Orario: tutti i giorni ore 10.30 - 17.30

Ingresso libero

Info: tel. 0415207797

info@bevilacqualamasa.it

www.bevilacqualamasa.it