Dissonorata, il monologo di Saverio La Ruina chiude Akrópolis 2007

Sipario

[img_assist|nid=4478|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]UDINE - Delicatissima e raccontata quasi sotto voce, la performance teatrale Dissonorata della Compagnia Scena Verticale di e con Saverio La Ruina ha chiuso il cartellone di Akropolis 2006-2007.  Non si può non apprezzare dal principio la scelta di porre a conclusione di un percorso che ha toccato diverse realtà e soprattutto diverse problematiche affrontate dal teatro civile, come la  giustizia, la libertà, la solidarietà.

Uno spettacolo-flusso di coscienza che fosse viaggio all'interno del sé e al di dentro alle pulsioni più intime e peculiari della nostra essenza di esseri umani. 

Perché sono gli uomini i padroni delle loro azioni e delle loro idee e sono sempre gli uomini coloro che possono decidere di adeguarsi a delle regole sociali e morali dettate da altri uomini in difesa o a sopruso di altre esistenze e decidere di porre in cartellone un evento che facesse riflettere su condizionamenti di questo genere è stato di per sé un atto di coraggio.
Perché di coraggio e di volontà si deve parlare quando si assiste al monologo di Saverio La Ruina che in una dialetto
calabrese stretto più dall'emozione che dalle peculiarità di un parlato che fa di tutto il mondo un paese, ha raccontato, ad un pubblico attento e silenzioso, la storia di un ordinario vissuto quotidiano che si tramuta, nel suo procedere, in disperata tragedia del vivere.

[img_assist|nid=4479|title=|desc=|link=none|align=right|width=425|height=640]Un monologo dai tratti accoratissimi e al tempo stesso così delicati e travolgenti da superare la barriera biologica che si pone fra uomo e donna: sul palco a raccontare delle emozioni che si susseguono velocissime e quasi frenetiche è un uomo ma nelle orecchie di chi ascolta scorre la voce  di una donna. Non è uomo e non è donna allora la matrice dei sentimenti che dilagano dal palco verso gli spettatori e viceversa in uno scambio pulsante di suggestioni  che sconfinano spesso nella tenerezza e nell'impotenza  e che arricchiscono queste facce di una stessa medaglia di un continuum emozionale che raggiunge  altissimi livelli.

Una perla da palcoscenico da vivere e da dedicare e dedicarsi in un atto di coraggio e doverosa introspezione verso di sé per
migliorare e crescere e soprattutto - così come è compito del teatro civile - per riflettere su chi siamo e dove vogliamo andare. Calorosissimi e meritati gli applausi finali.