Ebbrezza nell’alcool, Ebrezza nell’arte. Il poeta friulano Massimo Govetto racconta…

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[img_assist|nid=10142|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Ci sono persone che in alternativa alla bottiglia, hanno iniziato a riversare il loro furore dionisiaco verso una tela, un foglio di carta, dell’argilla o un pezzo di marmo. Questo è quanto è accaduto anche Massimo Govetto, emergente poeta in lingua friulana, che in un’intervista a Connessomagazine.it ha accettato di parlare della sua passata esperienza nella spirale dell'alcool e della sua attuale e fruttifera dipendenza dallo scrivere.

Connessomagazine.it: - Nella presentazione del tuo libro Jerino no'? - Eravamo noi? c'è una parte molto pregnante; ti leggo le righe che, a parer mio, sono più intense Ho bevuto parecchio e parecchio di nascosto dalla mia coscienza condiscendente e ho bevuto per dimenticare che non c'avevo un cazzo.... Da qui a riuscirci beh, almeno ci ho provato. Ho bevuto tutto, fino all'ultima goccia... e ho bevuto per farmi male. Ho bevuto per non sentire niente e ho bevuto per poter sentire tutto. Ho bevuto per potermi illudere di farcela ad ingannarli e farcela ad ingannarmi, e perchè mi ispirava e perchè mi serviva di ispirarmi... Ho bevuto per capire fino a che punto valesse la pena vivere e a che cosa servisse farlo; da qui a riuscirci, almeno ora so che provarci non è servito a niente. Mi sembra di aver compreso, Massimo, che tu ti senta disposto a parlare di questa esperienza?
Massimo Govetto: - che sono disposto a parlare di questa esperienza. E' stata un'esperienza interessante e persino bella, a volte. Posso dirti che ho bevuto (ho bevuto tanto; fidati) a volte per sentirmi allegro e superiore a tutto e a tutti. Ho bevuto quando dovevo fare qualche esame in ospedale e ho bevuto quando l'esito di quell'esame era positivo per la mia[img_assist|nid=10143|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=425] salute, così mezzo cartone di Sans Souci da 24 se ne andava in un pomeriggio perchè c'era da festeggiare un'altro pericolo scampato: elementare, no? E con le donne, con le ragazze, poi; che cosa credi? Che cosa credete tutti? Credete forse che, come sostengono i bravi pensatori con la P maiuscola, credete forse alle stupidate del tipo che ciò che non ci uccide, ci fortifica? Credete a quelli che dicono che in giro per il mondo ci dovrà pur essere un'anima simile alla mia e che la troverò prima o poi, e che buttarsi giù non serve a niente e che ci vuole pazienza? Balle. Io sono un uomo di 39 anni e non sono mai riuscito ad avere una relazione stabile con una donna. Non sono mai riuscito ad avere una “mia” ragazza nel senso stretto del termine perché non sono mai stato capace di pormi come veramente sono o perché sono troppo passionale. Come credete che si possa sopportare questo peso senza morirne soffocati? Bevendo…bravi, indovinato.

Connessomagazine.it: - Tutti gli artisti per creare necessitano di uno stato di inebriatura nel quale abbassano il livello di coscienza, per accedere alla loro componente creativa. L'inebriatura da alcool è però alquanto diversa dall'inebriatura da arte e soprattutto gli effetti psicologici e fisici che ne conseguono sono alquanto diversi. Tu che hai vissuto entrambe le esperienze, puoi illustrarci le differenze?
Massimo Govetto: - Non so, se sono un artista, tanto per cominciare. Non mi sento artista; sono solo un povero sognatore che si illude di creare scrivendo ciò che non è riuscito a fare nella vita vera, e sono rimasto anche senza nessuno a cui dare la colpa. Scrivere con lo stomaco zeppo di birra? Ho provato. Non è facile comporre così, in quello stato; non è facile perchè riesci al massimo a percepire qualche frase o qualche immagine particolarmente strana o profonda, o puoi anche avere il culo di percepirne due o tre nello stesso pomeriggio, ma poi a metterle insieme da sbronzo beh, sono cazzi. Purtroppo senza la lucidità non si va da nessuna parte.

Connessomagazine.it: - Si potrebbe quindi dire che l'alcool conduce verso un'inebriatura distruttiva mentre l'arte verso un'inebriatura costruttiva. Corretto?
Massimo Govetto: - L'alcool a volte era una vera figata ed una necessità; parliamoci chiaro. L'alcool preso "a dose piena" fa male, certo. Accidenti all'ipocrisia, ditemi qual'è un eccesso, un solo eccesso che faccia bene... bene, bravi, appunto: non ce n'è nessuno. L'arte...l'arte dipende come uno se la vive, che roba è l'arte se non il proporsi di un individuo verso l'esterno? Se non la rappresentazione di sè stesso, del suo inconscio attraverso foto, quadri che a volte, solo chi li ha creati ne capisce qualcosa? Ok, quindi possiamo concludere che se ad uno piace bere avrà un'inebriatura distruttiva, mentre forse se si cimenta a fare qualcosa di, come dire,...di "artistico"...vivrà un’inebriatura costruttiva.

Connessomagazine.it - Esiste però una nota frase latina "in vino veritas"; questa esperienza con il vino ti ha portato ad una qualche importante verità riguardo te stesso, mentre vivevi il rapporto eccessivo con l'alcool oppure anche a posteriori?
Massimo Govetto: - No. Questo detto latino lo sostituirei con l’applicazione pratica di un’altra frase: "Se hai un tesoro da nascondere, bevi acqua". Vuoi la verità? Se bevi la lingua ti si scioglie, ma ti si scioglie soltanto quando c'è da dire qualcosa che non si dovrebbe e che magari può compromettere altre persone. Ti do una dritta: non confessare mai un segreto a qualcuno che beve...mai. E non è vero che l'alcool ti apre gli occhi sul tuo subconscio facendoti scoprire lati di te stesso che da sobrio non vedresti mai. Cinque birre e ti vedi bellissimo.

Connessomagazine.it: - Arte ed alcool possono definirsi entrambi come due strumenti attraverso cui un soggetto tenta di gestire le angosce personali più profonde. Credo che, però, un rapporto intenso con l'alcool a lungo andare renda sempre più ciechi emotivamente, e sia un mezzo per relegare i propri desideri ed aspirazioni nel profondo inconscio, mentre invece il compito dell'arte sia quello di proiettarli fuori a favore di noi stessi e delle persone con le quali interagiamo. Concordi?
Massimo Govetto: - Ma si, … sai, la differenza tra l'essere sobri ed il non esserlo, credo sia più semplice di quanto non possa sembrare. Ipotizziamo che oggi io mi senta particolarmente giù per qualcosa che non va: i miei esami del sangue o un sms ricevuto da una qualche donna che di notte mi ha fatto inzuppare il cuscino con lacrime idiote… vabbè. Supponiamo tutto questo e supponiamo che oggi io decida di bermi una quindicina di birre per non pensare a niente o per pensarci e non sentirlo... e supponiamo che per le 5 di stasera le birre siano finite e che in tutte queste ore io abbia riflettuto sugli esami, sull'sms, sulla notte insonne e che mi prenda la voglia di scrivere ciò che sento. Ci provo e non esce niente; ci provo e tutto appare confuso, distorto; ed allora aspetto domani e la sobrietà che recherà. Eccola, la differenza tra una birra e l'aranciata...oggi ho visto, domani te lo racconto. E' la stessa vita, la stessa storia, la stessa fottuta verità.

Connessomagazine.it: - Dimostri una sincerità rara nel raccontare la tua esperienza, mentre generalmente le persone che hanno vissuto problemi alcool-correlati preferiscono che l'argomento sia un tabù del loro curriculum di vita. Cosa ti conduce ad essere cosi diretto?
Massimo Govetto: - Mah, ho raccontato balle per anni come fa ogni bravo alcolizzato e diciamo che mi sono stufato di farlo. Che cos'è? Una specie di autoredenzione? Un impellente desiderio di auto flagellazione? Diciamocele in faccia le cose e smettiamo di girarci attorno. Che senso ha continuare a raccontare che non è mai successo niente, che era solo un falso allarme? Niente più balle, garantito.

Connessomagazine.it: - Ma quando eri con la psiche ed il fisico infangato nella problematica riuscivi ad ammettere tutto ciò a te stesso?
Massimo Govetto: - No. Mai. La prima regola di un ubriacone è negare sempre, negare anche l'evidenza. Negare agli altri è una questione abbastanza semplice. Negare a sé stessi, lascia che te lo dica, qui sono veramente cazzi.

[img_assist|nid=10144|title=|desc=|link=none|align=left|width=456|height=640]Connessomagazine.it: - Sono venuta a conoscenza che ti sei interessato anche alla tematica dell'Arteterapia. Spesso gli psicoterapeuti parlano di alexitimia, ossia l'incapacità di tradurre in parole i propri stati d'animo, e dell'aiuto dell'arte in tal senso. Qual'e la tua opinione a riguardo?
Massimo Govetto: - Mi ci hanno trascinato dentro, in questa storia dell'arteterapia. Ok, io anche ci credo, al fatto che creando arte, o presunta arte, uno riesca a vedere meglio il marcio che ha dentro. So bene quanto rilassi scrivere, disegnare, fare fotografie, anche a me scrivere fa bene.

Connessomagazine: - Quale azione concreta ha svolto, quindi, lo scrivere nella tua vita?
Massimo Govetto: - Io, ho dentro una rabbia piuttosto forte e come dire...scarico tutto sul foglio. Potrei, però, anche dire che lo scrivere mi ha aiutato ben poco. Sai che scrivo tantissimo e guardami...ti sembro una persona felice, orgogliosa, o anche semplicemente capace di convivere con se stessa?

Connessomagazine: - Forse i tuoi libri non ti hanno ancora permesso di conoscere l' anima gemella, però il ritrovarti vincitore di concorsi di poesie, l'essere protagonista di serate ed iniziare a parlare in pubblico, il fatto che le trasmissioni televisive desiderino avere la tua presenza, che i giornalisti ti richiedano interviste, che le persone ti domandino dediche, credo abbia inciso fortemente sulla tua autostima. Non credo che l'autostima del Massimo 2002-2003 corrisponda all'autostima del Massimo 2007; non trovi?
Massimo Govetto: - Cavolo questa volta mi hai fregato...Sai anni fa, ero convinto che per conquistare una donna fosse fondamentale saper scrivere: saper scrivere poesie. Ora è diverso, ora non scrivo più per conquistare donne o per sentirmi dire che sono bravo e bello dentro. Chi se ne frega, ormai, di quelle boiate lì...io scrivo perchè ho bisogno di farlo, capisci? ...autostima, mi stavi chiedendo...ok, qualcosa è cambiato. Due libri pubblicati, un terzo in arrivo, un concorso di poesie vinto, una trasmissione televisiva fatta ed una da fare, partecipazioni a programmi radiofonici, due interviste in arrivo….a che conclusione giungo quando penso a tutto questo? Concludo che tutto è meraviglioso e che non conviene stare tanto a pensarci su; sono stato fortunato.

Connessomagazine: - Ti percepisco come una persona "O tutto o niente", capace di altalenarsi dall'estrema gioia alla tristezza più cupa? Per il tuo scrivere quale sentimento senti più redditizio la felicità o il dolore?
Massimo Govetto: - La tristezza, non v'è dubbio. Io racconto tristezza nelle mie poesie, e più cupa è, meglio me la sento addosso. Il dolore ha mille volti, il dolore ha mille nomi; io ho cassetti pieni di questi nomi e di questi volti e scrivendo è come se li aprissi al pubblico. Prezzo del biglietto? 11 Euro e 50. Comunque ritornando alla tua affermazione iniziale, in effetti sono una persona di forti chiaro scuri. Ci sono periodi nei quali mi chiedo : ma la vita è tutta qui? ed altri nei quali mi dico La vita è troppa non riesco quasi a starci dietro...

Connessomagazine: - Credi che questo articolo possa accendere un lumino di speranza verso coloro che si ritrovano con le proprie potenzialità intrappolate nella ragnatela dell'alcool?
Massimo Govetto: - No, nella maniera più assoluta. Ad uno che ha sete non gliene frega niente di quello che gli raccontano sull'alcool perchè lui lo sa già com'è, e non c'è bisogno che nessuno glielo vada a spiegare. Mettiamo che tu ti fai male con il ferro da stiro o che il tuo uomo ti molli per un'altra o che ti muoia il gatto. Che fai? Ci stai male, no? E come ti sentiresti se io ti telefonassi e ti dicessi che le scottature fanno male o che gli uomini sono tutti stronzi o che quel gatto lì era davvero speciale e ti mancherà tantissimo? Ti viene voglia di mandarmi a farmi fottere o no? Stai male di tuo e non c’è, quindi, bisogno di un altro che ti dica che stai male, come se non lo sapessi da te. E nemmeno serve che i grandi dottori vadano in giro a fare discorsoni importanti o ad esporre i propri pensieri forbiti, che tanto a uno che ha sete e che non ha i soldi per comprarsene un'altra, non gliene frega un cazzo delle parole o dei pensieri eleganti. I discorsi ce li dobbiamo fare ognuno per sé ed ognuno con sé. OK? Ok, può essere d'aiuto questo articolo, solo a chi non sa ancora che cos’ è l'alcool ed é indeciso se avvicinarsi, o no, a quella merda. Mi verrebbe voglia di prestare loro i miei occhi ancora umidi.

 

Jerino No? Eravamo noi di Massimo Govetto

Campanotto Editore- 2006

 

Disegni e fotografia Alessandra Sega Modotti©2007 Ogni riproduzione vietata