Domine Doctor – Rigor Mortis

Curriculum Extra Vitam

Il mio nome è Domine Doctor.
Sono deceduto il 12 ottobre 1492, quel maledetto giorno in cui Cristofolo Colombo avvistò le coste dell’America ed ebbe inizio l’epoca moderna. Due anni prima di morire collaborai con il maestro Johannes da Kastua ed i suoi aiutanti nell’ affrescare la chiesa della S. Trinità a Hrastovlje, in Istria, diventata famosa per la bellissima Danza macabra.
Nei secoli che si susseguirono la decadenza crebbe sempre più velocemente, cosicché nel ventesimo secolo non riuscivo più a riposare in pace.

Alla metà degli anni novanta decisi di chiedere delucidazioni allo zio , lo scultore Joze Pohlen, che nel 1949 scoprì gli affreschi della Danza macabra , ricoperti da sette strati di colore bianco e dei quali si era persa traccia da diversi secoli. Un vero gratta e vinci.

Cominciai a frequentare il suo studio applicandomi nel disegno e nello studio dei secoli nei quali fui assente. Dopo un anno passato sotto l’insegnamento dello zio, andai alla ricerca del Maestro. Riuscii a scovarlo proprio nel paesino istriano di Hrastovlje, paese che diede i natali alla mia mamma. Quando vi entrai vidi sul colle la chiesetta della S.Trinità, proprio quella che avevamo affrescato con Johannes da Kastua circa cinque secoli prima. Tutto era rimasto come l’avevamo lasciato. Scesi nel paese e bussai alla porta di una casa sulla facciata della quale era applicata una tavolozza circondata da scritte in glagolitico. Mi aprì un vecchietto dallo sguardo molto profondo. Rimasi nella bottega del pittore e restauratore Viktor Snoj per cinque anni. Nei primi tre anni d’ apprendistato tutto andava nel verso giusto, poi cominciarono i primi screzi. Il maestro non mi volle svelare il segreto della tempera al tuorlo d’uovo di ricetta fiamminga. Un bel giorno gli chiesi chi potesse sapere di questa ricetta e molto distrattamente mi rivelò il nome di una sua amica, figlia del maestro Radoje Hudoklin e che negli anni cinquanta fu il suo maestro prediletto.

Passarono diversi mesi e mi misi in azione. Dopo una non facile ricerca, e sempre all’insaputa del maestro, riuscii a trovare la Signora e cominciai a frequentarla. Una vera Dama d’ altri tempi. Molto severa ed esigente, dimenticata dal mondo moderno, che però custodiva quattro secoli di tradizione familiare nel
campo delle tecnologie dei materiali usati dai maestri del passato. Oltre ad essere un’ esperta restauratrice fu anche un’ esperta chimica e vedere un’ ultra settantenne recitare formule chimiche mi divertiva molto perché il massimo voto da me preso a scuola in chimica era stato il cinque meno.

Madame Vida Hudoklin fu per me un libro aperto e già al nostro primo incontro ero in possesso della ricetta della discordia. Quando raccontai al Maestro del mio
incontro s’ arrabbiò e poi mi arrabbiai anch’ io e me ne andai.
Un bel giorno incontrai l’ amico Cennino Cennini che mi lesse un passo dal suo “ Il libro dell’ arte “ scritto alla fine del XV° secolo : “ Adunque, voi che con animo gentile sete amadori di questa virtù e principalmente all’ arte venite, adornatevi prima di questo vestimento: cioè amore, timore, ubbidienza e perseveranza. E quanto più tosto puoi, incomincia a metterti sotto la guida del maestro a imparare; e quanto più tardo puoi, dal maestro ti parti.

Così, con molta umiltà, mi riavvicinai al Maestro e grazie a Cennino sono, ancora oggi, in ottimi rapporti con tutti e tre i maestri che hanno in totale duecentoquaranta anni.
Nel 2000 fondai assieme all’ amico Davide Perossa L’Accademia della Danza macabra.
Sono risorto il 12 marzo del 2001, svegliato dai bombardamenti dei talebani di Mullah Omar che distrussero le due statue dei Buddha di Bamiyan . Così finisce l’ epoca
moderna. Quando si è alla fine di un mondo c’e già uno nuovo pronto a subentrargli.
L' Accademia della Danza macabra prende il nome dagli affreschi del nostro membro onorario Johannes da Kastua ed è stata creata in contrapposizione alla mentalità
moderna - "civilizzata" ed alle innumerevoli avanguardie, comprendenti critici e storici dell’arte che negli ultimi decenni vollero far sparire quello che di tutte le
arti è Arte Massima, la Divin Pittura. E sempre il mio amico Cennino: “ El fondamento dell’ arte, di questi lavorii di mano il principio, è il disegno e ‘l colorire.

Queste due parti vogliono questo, cioè: sapere tritare, o ver macinare, inconlare, impannare, ingessare, radere i gessi e pulirli, rilevare di gesso, mettere di bollo,
mettere d’oro, brunire, temperare, campeggiare, spolverare, grattare, granare o vero camucciare, ritagliare, colorire, adornare, e ‘nvernicare in tavola o vero in
cona. A lavorare in muro, bisogna bagnare, smaltare, fregiare, pulire, disegnare,colorire di fresco, trarre a fine in secco, temperare, adornare, finire in muro. E questa si è regola de i gradi predetti, sopra i quali io, con quel poco sapere ch’io imparato, dichiarerò di parte in parte.”

Il muro di cinta, che circonda la chiesetta di Hrastovlje, fungeva da protezione contro gli attacchi degli Ottomani sui quali i miei avi versavano olio bollente. Oggi, questa muraglia serve per proteggere la nostra Accademia dalla pressione insistente della decadenza , impedendo alle forze dei mondi sottili inferiori d’ entrarvi.

L' Accademia della Danza macabra e' un mondo invisibile. La contemplazione del passato, il presagio del futuro, l’ eterno presente. Nel 2001 si unisce alla guida dell’Accademia anche l’ artista sloveno , il mago del cerchio, Benjamin Kreze detto L’Alchimista. Nel 2005 si unisce all’Accademia della Danza macabra l’artista Miriam Sarricchio con lo pseudonimo di Madame Beatriz

Lo psicoanalista Luigi Zoja nel suo breve saggio “La morte del prossimo” riflette su come sia mutata la nostra società: "Dopo la morte di Dio, la morte del prossimo è la scomparsa della seconda relazione fondamentale dell'uomo. L'uomo cade in una fondamentale solitudine. È un orfano senza precedenti nella storia. Lo è in senso verticale - è morto il suo Genitore Celeste - ma anche in senso orizzontale: è morto chi gli stava vicino. È orfano dovunque volti lo sguardo.” L'altro non è più il Prossimo, diventa semplicemente il vicino, che per quanto accosto, rimane lontanissimo dal punto di vista emotivo e affettivo, un estraneo che ci rimane il più delle volte indifferente, uno straniero che quando non ci spaventa, suscita il nostro odio.

Ma il vuoto lasciato dalla doppia perdita, esige di essere colmato: il narcisismo subentra allora all’estetica, la ricerca dell’appagamento materiale anestetizza la ricerca spirituale, nuovi idoli si ergono imponenti, esigendo non più l’antico tributo di sangue, ma nuove offerte: ad essi consacriamo il nostro tempo, le nostre aspirazioni, la nostra intimità.
Anche senza dar retta a profezie, veggenti e segni della Natura, le plumbee nuvole di un nuovo Medioevo sembrano addensarsi sulla nostra civiltà: l’incertezza del futuro, la perdita della stabilità economica e il sovvertimento dei valori, ci rendono fragile preda degli istinti. Potere, Sesso, Ignoranza, prendono il sopravvento, piantando gli ultimi chiodi sulla bara dell’Arte.
Domine Doctor, alter ego di Marko Vodopivec, ne constata l’avvenuto decesso con Rigor Mortis, performance di un giorno alla galleria Vetrina, per poi annunciarne la rinascita il pomeriggio seguente, questa volta alla Conestabo ArtGallery. L’artista si collega idealmente a due momenti della storia dell’arte: iconograficamente le sue opere si legano alla pittura fantastica e allegorica di matrice fiamminga, Hieronymus Bosch e i Brueghel paiono i progenitori ideali, vuoi per certosina minuzia, vuoi per i toni e la stesura del colore - le velature faticano a trattenere l’opulenza dell’impasto- che per un nordico e riformista spirito di denuncia. Proprio l’impellenza delle istanze, il gusto della dissacrazione e lo slittamento delle categorie (non solo visive, la sovrapposizione tra l’arte e la vita in Domine Doctor si fa a volte inquietante) derivano dal cabaret dadaista e dal gusto surrealista, dissacrante e grottesco, alla costante ricerca dell’informe e dell’inaspettato.

La tecnica magistrale di Domine Doctor dà risalto alle tematiche affrontate: l’ecodisastro a opera della British Petroleum nel Golfo del Messico diviene il pretesto per indagare sulle moderne schiavitù, per mettere in scena i conflitti tra le spinte del singolo e le necessità di molti, tra la cieca avidità e la ricerca di un contatto profondo ed empatico con la Natura. L’arte si è sempre assunta l’impegno di comunicare, denunciare, spesso di anticipare fermenti e malumori; ora, sembra

dirci attraverso le sue opere, le si chiede un ulteriore passo avanti: ad essa spetta il non facile compito di ricostruire i rapporti tra le persone e di risanare il tessuto sociale, per una reale e armonica crescita spirituale. Come già affermato da Kandinsky: “La pittura è un’arte, e l’arte non è inutile creazione di cose che svaniscono nel vuoto, ma è una forza che ha un fine, e deve servire allo sviluppo e all’affinamento dell’anima. È un linguaggio che parla all’anima con parole proprie, di cose che per l’anima sono il pane quotidiano, e che solo così può ricevere. Se l’arte si sottrae a questo compito rimane un vuoto.”

Lorella Klun Marzo 2013

Scheda Evento

Quando:
Dal 17 marzo al 16 aprile 2013
Location:
Conestabo Art Gallery, via della Fonderia, 5 e Vetrina via Udine 2/1 - TRIESTE