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Jacob Hashimoto - Armada

Dal 14 maggio al 17 settembre 2011

L’arte pubblica non si trova necessariamente al di fuori dai soliti posti d’elite: gallerie, musei, chiese o case private. Ma non è nemmeno da ricercarsi esclusivamente nelle piazze o nelle installazioni a cielo aperto.
Perché l’arte pubblica genuina è, naturalmente, sia pubblica che strettamente privata e può essere allestita ovunque.
Un assessore candidato per la zona limitrofa a Liverpool, ha recentemente dichiarato che gli “Iron Men” di Antony Gormley, disseminati lungo un tratto del mare d’Irlanda, andrebbero abbattuti. Le risposte del grande pubblico tramite e-mail sono state a dir poco vigorose. “Questo è il nostro patrimonio”, “È affascinante vedere come il mare, la sabbia e il clima - e fino ad un certo punto anche i visitatori - interagiscano con le opere nel tempo”, “Ormai fanno parte della comunità”. Una testimonianza in movimento dell’impatto intimo ma già pubblico di certa arte contemporanea.
Nonostante operi anche su dimensoni ridotte Jacob Hashimoto, come Gormley, lavora generalmente su dimensioni grandi, pubbliche, ma di estrema intimità con realizzazioni che si configurano immediatamente tanto come “parte della comunità”, quanto come parte dell’esperienza individuale. E quest’ultimo suo lavoro ne è emblema.
Ovviamente a prima vista è astratto anche se vengono in mente le solite metafore figurative per descriverlo: banchi di nuvole, onde, vele gonfiate al vento. Eppure, per quanto piccoli, gli elementi costitutivi dell’opera sono pienamente individuabili. In questo caso si tratta di piccolissime barche. E, una volta che la bellezza tipica del lavoro di Hashimoto è stata assimilata, non come una cosa “in più” ma come una parte integrante del suo significato, allora questi pensieri ed emozioni si rivelano. Eccoci avvolti da queste barche che nuotano nel mare invisibile attorno a noi, eccoci avvolti da queste emozioni antiche e persistenti, ancora più potenti per il modo così leggero di esprimerle.
Durante l’ultima guerra mondiale una bomba cadde a ridosso di uno dei palazzi più belli d’Italia: Palazzo Canossa, a Verona. Il palazzo è stato risparmiato ma un soffitto affrescato dal Tiepolo è stato ridotto in mille frammenti. Dubito che i pezzi individuali, visti da soli, potrebbero dare una pur minima idea del soffitto affrescato che adesso possiamo ammirare solo in fotografia. E neanche potrebbero le barche della grande opera di Hashimoto. Esiste, però, una corrispondenza fra la sua arte eterea, intima e pubblica, e quella del Tiepolo. Non c’è motivo di scusarsi per quella che non è altro che un’analogia, ma un’analogia molto suggestiva e, quindi, utile. Il diciottesimo secolo attracca inaspettatamente nel ventunesimo.
(Michael Haggerty, 2011)

Scheda Evento

Location:
Studio La Città, Lungadige Galtarossa 21 - VERONA
A cura di:
Leah Ollman
Tel.:
045597549