La bottega del caffè

Stagione Teatrale 2011-2012

 La bottega del caffè
di Carlo Goldoni
con Alessandra Salamida , Antonio Salines, Virgilio Zernitz e Massimo Loreto
scene e costumi di Guido Fiorato
musiche di Giancarlo Chiaramello
regia di Giuseppe Emiliani
e con Umberto Terruso, Francesco Migliaccio, Alice Redini, Valeria Perdonò, Enrico Bonavera, Pompeo Gregori, Marcello Angeli, Dario Merlini
produzione Compagnia del Teatro Carcano
 
 
Punti di forza di questo allestimento, la regia – rigorosa e, nel contempo, discreta - di un esperto goldoniano come Giuseppe Emiliani; la recitazione dell’affiatata compagnia, con una menzione speciale per Antonio Salines, un Don Marzio campione di maldicenza e pettegolezzo; le scene di Guido Fiorato ispirate a quelle create dal suo maestro Emanuele Luzzati per l’indimenticata edizione del 1989 al Teatro Romano di Verona, protagonista Giulio Bosetti per la regia di Gianfranco De Bosio. Perché mettere in scena un classico, perché proprio “questo” classico”?
Le risposte possibili sono quasi sempre vaghe, ma, nel nostro caso, a chi ci ha posto queste domande, abbiamo risposto in maniera tutt’altro che generica. In primo luogo La bottega del caffè rimane, come la maggior parte del teatro di Goldoni, un’eccezionale banco di prova per attori, registi, scenografi e costumisti e vale a dire per tutta la parte artistica. In secondo luogo: come tutti i più grandi autori, Goldoni descrive, indaga e mostra allo spettatore, in forma imperfettibile l’agire degli esseri umani in un determinato contesto storico e in un continuum culturale che ancora oggi ci appartiene. Invidia, amore, odio, brama di denaro, di potere, lotta per il benessere, per il cibo, sono forse cambiati, nella loro sostanza, da quando Goldoni ha scritto i suoi capolavori? No.
Però Goldoni, che fa parte di quella ristrettissima cerchia di autori che hanno scritto sul palcoscenico e per il palcoscenico, secondo regole che sono ancora oggi insuperate poiché rappresentano un perfetto equilibrio fra la parola e l’azione scenica, li descrive in maniera ineguagliata. In terzo luogo vi è una motivazione di carattere affettivo. Questa meravigliosa commedia venne allestita con Giulio Bosetti nel 1989 al Teatro Romano di Verona. La regia era di uno dei maggiori registi italiani: Gianfranco De Bosio. I bellissimi costumi erano di Santuzza Calì e le scene di Emanuele Luzzati, forse il più grande scenografo teatrale del dopoguerra. Scene che, per inciso, hanno ispirato quelle che oggi Guido Fiorato, suo allievo prediletto, ha disegnato per il nuovo allestimento.
Ci sembra che questo giustifichi la voglia di cimentarsi nuovamente con il nostro grande, eterno contemporaneo Carlo Goldoni.
 
Note di regia
Protagonista della commedia è l’occhialetto, diabolico strumento, col quale Don Marzio, seduto al caffè, spia indiscretamente tutto e tutti, sforzandosi di vedere anche quello che effettivamente non è: “il mio occhialetto non isbaglia “ …
Ciò che caratterizza questo capolavoro goldoniano è l’estrema concretezza con cui sono fuse l’evocazione dello sfondo ambientale, il dipanarsi dell’intreccio imperniato su pettegolezzi, manie, stravaganze, imbrogli e finzioni, e il disegno geniale d’un carattere, quello di don Marzio: “Eh! Io so tutto. Sono informato di tutto. So quando si va, quando esce. So quel che spende. quel che mangia, so tutto.” Don Marzio è il prototipo di quei frequentatori di caffè che sanno di questo e di quello, che raccolgono notizie dalla voce degli altri e dalle gazzette per farsene portavoce, senza la cura di controllarle e di verificarne la fondatezza, mescolando verità e invenzione.
Nella Bottega del caffè si nasconde una vena scientifico-filosofica caratteristica del diciottesimo secolo e non manca quel doppio livello di lettura, quell’aspetto metateatrale che più volte si ritrova nel Goldoni. Agli spettatori del Teatro Sant’Angelo, sul finire dell’autunno 1750, questa commedia, che ha come scena fissa una piazzetta veneziana en plein air, doveva apparire come un prolungamento della città lagunare, proprio mentre si popola con le prime maschere e con l’arrivo degli immancabili forestieri, attratti dal clima carnevalesco. La scena è uno spazio quotidiano che ruota attorno ad un centro fortemente simbolico, rappresentato dalla bottega del caffè, un luogo dove si mescolano il consueto e l’imprevedibile: il punto ideale per osservare e giudicare il “Mondo”.
Non doveva essere difficile per gli stessi spettatori riconoscere le figure che si agitavano nel cerchio della finzione. Ancora una volta la quotidianità s’intreccia dentro le pareti del Teatro, assecondando un sapiente intreccio d’invenzione comica e di verità. La realtà della Bottega del caffè è trascolorante: i limiti fra verità ed apparenza tendono a scomparire: Leandro non è che un finto conte; la pellegrina si scopre una moglie in cerca del marito nascosto sotto falso nome; Vittoria, per non essere riconosciuta, passeggia in maschera; nella bisca di Pandolfo si giuoca con le carte segnate e la casa della ballerina ha forse una porta di dietro. “Flusso e riflusso, per porta di dietro”: ecco l’insinuante ritornello di don Marzio, spione che “ha saputo tutto” ma che in realtà non sa nulla. La geniale costruzione drammaturgia della commedia lascia allo spettatore la sensazione di osservare i casi dell’esistenza attraverso l’occhialetto diabolico di un Maldicente che non tace mai e pretende sempre d’aver ragione.
Don Marzio, puntiglioso e insinuante, è sempre pronto a inforcare il suo occhialetto e puntarlo sui casi del “Mondo”. Nella sua mente si rincorrono ipotesi che le parole traducono frettolosamente in certezze. Ogni notizia si tramuta in maldicenza. Il suo sistema di giudizio, ne quale si intersecano personaggi e avvenimenti differenti, finisce per imporsi come una coscienza scomoda dell’esistenza. Le sue ultime battute celano a malapena l’amarezza e la malinconia per un’utopia che gli eventi vanificano. “Anderò via di questa città; partirò a mio dispetto, e per causa della mia trista lingua, mi priverò del paese, in cui tutti vivono bene, tutti godono la libertà, la pace, il divertimento, quando sanno essere prudenti, cauti ed onorati”.
Giuseppe Emiliani

Scheda Evento

Quando:
Giovedì 12 e venerdì 13 gennaio 2012, ore 20.45
Location:
Sala del Ridotto del Teatro Comunale, Viale Mazzini 39 - VICENZA
Contatto:
Arteven
e-mail: