La torre d'avorio

Stagione Teatrale 2012-2013

La torre d'avorio
di Ronald Harwood
traduzione di Masolino d’ Amico
con Luca Zingaretti e Massimo de Francovich  
e con Peppino Mazzotta, Gianluigi Fogacci, Elena Arvigo, Caterina Gramaglia
scene Andrè  Benaim
costumi Chiara Ferrantini   
luci Pasquale Mari
regia Luca Zingaretti
Una produzione Zocotoco
 

Attore tra i più amati in Italia, Luca Zingaretti torna a Pordenone, nella doppia veste di regista e interprete, per questo avvincente testo di Ronald Harwood (il secondo, in cartellone: suo anche il “Servo di scena” allestito da Franco Branciaroli) il cui titolo originale, “Taking sides”, significa letteralmente “schierarsi” e che tocca uno dei temi più discussi e irrisolti della storia: l’autonomia dell’arte di fronte alla politica.
Siamo nella Berlino del 1946. C’è un indagato d’eccezione nelle indagini preliminari del processo di Norimberga: il famoso direttore d’orchestra Wilhelm Furtwängler che aveva scelto, in tempi durissimi, di tenere accesa la fiaccola dell’arte e della cultura, convinto che questa non abbia connotazione politica, e aveva sfruttato il suo prestigio per aiutare persone perseguitate o emarginate. Ma ecco ora che i vincitori vogliono vederci chiaro, e se possibile far crollare anche questo superstite mito della superiorità germanica. Consapevoli del fascino che il grande artista esercita su tante persone, essi affidano l’indagine a un uomo che dà ogni garanzia di esserne immune: un maggiore dell’esercito che detesta la musica classica, disprezza le sdolcinatezze borghesi; un giustiziere sacrosantamente indignato dalle ingiustizie e dalle atrocità che ha visto perpetrare in questa corrottissima zona dell’Europa; soprattutto, un americano convinto nell’eguaglianza di tutti gli uomini sia nei diritti sia nelle responsabilità.

“Ronald Harwood – scrive Masolino d’Amico, che ha curato la traduzione del testo - autore di altri testi teatrali, letterari e cinematografici (uno dei quali, la sceneggiatura del “Pianista” di Roman Polanski, premiato con l’Oscar) è contemporaneamente ebreo, appassionato di musica e sudafricano: in grado quindi sia di guardare il contegno di Furtwängler con gli occhi critici di una delle vittime, sia la tracotanza del filisteo maggiore Arnold con quelli di qualcuno per cui l’arte sia un bene supremo e irrinunciabile, sia l’atteggiamento dei vincitori dalla prospettiva di uno di loro ma che non è coinvolto come loro. Lo scontro tra due avversari così diversi e così poco disposti a capirsi offre teatralmente quello che nella boxe è considerato il match ideale, tra il picchiatore e lo schermidore; tra coloro che assistono, variamente coinvolti, paio offrono testimonianze ambigue, che potrebbero andare sia a carico sia a discarico dell’imputato. Il caso - conclude - suscita interrogativi che nessuna formula sembra aver risolto ancora oggi, e assai modernamente l’autore non propone risposte, ma sollecita ogni spettatore a dare la sua. Con un regime infame non si deve collaborare, questo è ovvio. Ma svolgere un’attività artistica equivale a collaborare?”.

Scheda Evento

Quando:
Martedì 9 e mercoledì 10 aprile 2013, ore 20:45
Location:
Teatro Comunale Giuseppe Verdi, viale Martelli 2 - PORDENONE
Contatto:
Biglietteria del Teatro
Tel.:
0434247624