Rigoletto

Stagione Lirica e di Balletto 2010/2011

Rigoletto
Melodramma in 3 atti di Giuseppe Verdi
Libretto di Francesco Maria Piave
Direttore    Andrea Battistoni
Regista    Arnaud Bernard
Scene    Alessandro Camera
Costumi    Katia Duflot

Interpreti

Il Duca di Mantova    Ismael Jordi
Rigoletto    Alberto Gazale
Gilda    Stefania Bonfadelli
Sparafucile    Luiz-Ottavio Faria
Maddalena    Asude Karayavuz
Giovanna    Milena Josipovic
Il Conte di Monterone    Gianfranco Montresor
Marullo    Marco Camastra
Matteo Borsa    Raul D'Eramo
Il Conte di Ceprano    Victor Garcia Sierra
La Contessa di Ceprano    Elisa Fortunati
Un usciere di corte    Valentino Perera
Un paggio della duchessa    Bianca Tognocchi

Nel 1850 Giuseppe Verdi è impegnato con la partitura di "Stiffelio" per il Teatro Grande di Trieste ma dovendo assolvere anche agl'impegni contrattuali con il Teatro La Fenice di Venezia, informa il poeta Francesco Maria Piave del suo desiderio di musicare un soggetto che aveva già destato scandalo a Parigi: "Le Roi s’amuse" di Victor Hugo.
Il 28 aprile scrive all'amico con il quale aveva creato il libretto per "Ernani": «Avrei un altro soggetto che se la polizia volesse permettere sarebbe una delle più grandi creazioni del teatro moderno... »

Nella prima rappresentazione di "Le Roi s'amuse" del 1832, il primo atto venne recitato piuttosto male, e il pubblico reagì con un silenzio di tomba. Il rapimento di Blanche (che più tardi sarebbe diventata la Gilda di Verdi) fu recitato in maniera dilettantesca e il pubblico non poté trattenere qualche ilarità, mentre nell'atto finale, quando il buffone chiese alla figlia "E l'ami?" e lei rispose "Sempre", vi fu un vero e proprio coro di risate. Questa prima rappresentazione fu anche l'ultima. Infatti, il mattino del giorno dopo, questo dramma venne proibito dalle autorità, nonostante la libertà di espressione fosse ufficialmente garantita dalla Costituzione francese.

Tornando al 1850, nonostante le insistenze di Piave con il direttore della Fenice Carlo Marzari, nulla si può contro la censura che vieta di rappresentare un Re come un cinico libertino. Si devono così accettare alcuni cambiamenti all’originale: il protagonista, Francesco I Re di Francia, viene trasformato in un anonimo Duca di Mantova (peraltro riconoscibile in Vincenzo I Gonzaga) e vengono cambiati molti nomi dei personaggi.

Verdi però non vuole il Re come protagonista della sua opera, ma il suo buffone di corte. Di qui la scelta definitiva del titolo "Rigoletto" (dal francese Tribolet), mutato sempre a causa della censura dopo un provvisorio "La maledizione". Altri cambiamenti risultarono lievi: Parigi fu cambiata in Mantova, il Re fu degradato a Duca, e via dicendo.

Rimase tuttavia l'essenza del dramma, che Verdi si ostinò a difendere.
Il 14 dicembre 1850 scrive una lettera al capo della Fenice, nella quale si ribella alle modifiche suggerite: «Osservo infine che s'è evitato di fare Rigoletto brutto e gobbo!! Un gobbo che canta? Perché no! (…) Farà effetto? Non lo so; ma se non lo so io, non lo sa, neppure chi ha proposto questa modificazione. Io trovo appunto bellissimo rappresentare questo personaggio estremamente deforme e ridicolo, ed internamente appassionato e pieno d'amore. Scelsi appunto questo soggetto per tutte queste qualità, questi tratti originali, se si tolgono, io non posso più farvi musica».

L'11 marzo 1851 ci fu la prima rappresentazione al Teatro La Fenice di Venezia e l'opera divenne subito popolare, anche se all'inizio non compresa. La Gazzetta di Venezia scrisse: «Il maestro o il poeta si presero d'un postumo affetto per la scuola satanica, ormai scaduta e tramontata, cercando il bello ideale nel difforme, nell'orrido (…) non possiamo lodar questi gusti».
E Chorley, nel suo "Musical Recollections" (1862), pur esprimendosi a favore del Rigoletto, disse: «La parte della figlia del buffone (…) è fredda e puerile. L'aria che lei canta prima di ritirarsi a dormire alla sera del rapimento, non è altro che uno sbadiglio pieno di noia. Anche nel quartetto, peraltro molto ben equilibrato, il suo contributo si riduce a una serie di sospiri sconnessi fra di loro (…) Tali mezzi appartengono a un genere di arte molto basso».

Rimane comunque nel tempo, sopravvissuto alla censura e alle critiche ingiuste, un "Rigoletto" che ancora ci stupisce per la sua originalità, per l'azione incalzante e per la profondità delle sue idee. Non ci resta che ascoltarlo incantati e farci emozionare ancora una volta.

Scheda Evento

Quando:
Dal 18 al 22 novembre 2011, ore 20:30
Location:
Teatro Filarmonico, Via dei Mutilati, 4K - VERONA