Roberto Marcello Iras Baldessari - Depositi e acquisizioni al Mart

Dal 13 maggio al 30 ottobre 2011

Dopo la mostra dedicata a Tullio Crali, Casa Depero prosegue nel programma di esposizioni dedicate ai “compagni di viaggio” di Fortunato Depero, proponendo al pubblico le opere di Roberto Marcello “IRAS” Baldessari.

A cura di Nicoletta Boschiero con la direzione scientifica di Gabriella Belli, la mostra si terrà dal 14 maggio 2011 al 30 ottobre 2011. Saranno visibili una dozzina di tele e circa venti tra disegni e incisioni di Baldessari. Oltre alle opere del Mart, in mostra saranno presenti anche alcuni prestiti importanti concessi dal Museo Civico di Rovereto.

 

Nato a Innsbruck nel 1894, ma roveretano di formazione, nel 1915 Roberto Baldessari si trasferì a Firenze, dove frequentò il Caffè Giubbe Rosse, entrando in contatto con i futuristi e stringendo importanti amicizie con Filippo Tommaso Marinetti, Remo Chiti, Achille Lega, Primo Conti, Dino Campana e Ottone Rosai. 

Il soprannome “Iras” (la fine del suo cognome al contrario) fu adottato per distinguersi dall’omonimo Luciano, con cui veniva continuamente scambiato. 

Iras Baldessari definì il proprio stile accostandosi a Umberto Boccioni ma anche alla figurazione, e in particolare prese a modello il lavoro di Ottone Rosai e l’elemento “ordinatore” presente nelle opere di questo artista sotto forma di “tagli” o “linee-forza” che scompongono figure, oggetti e paesaggi. 

Scoppiata la Grande Guerra, Iras Baldessari ne testimoniò la portata tragica con il toccante dipinto “Treno dei feriti”, del 1918, conservato al Museo Civico di Rovereto e presente in questa mostra. Sempre di questo periodo è l’amicizia con Ardengo Soffici, a cui si deve probabilmente la realizzazione dell’ “Assemblaggio cubo – futurista, del 1917, una scultura in legno e corda, esposta in questa occasione per la prima volta. Tra il 1920 e il 1922 il contatto di Baldessari con le avanguardie in Germania, e in particolare con le opere di Aleksandr Porfirevi Archipenko e di Kurt Schwitters, lo spinge ad esperimenti pittorici astratti ridotti all’essenziale, basati sulla semplificazione della forma, e sulla policromia più contrastata. Questa evoluzione è testimoniata ad esempio dall’opera “Berlino. La Sprea (Paesaggio con ponte di ferro)”, del 1922, una tempera con inserti di collage su cartone.

Nelle sue note biografiche Baldessari, riferendosi al “Merzbau” di Schwitters, parla di “una gigantesca costruzione di elementi cubisti e astratti, tutta bianca, con intercalata qualche zona di colore, di vetro, di metallo, con meccanismi mobili e parlanti”. Lo straordinario progetto di Schwitters era una costruzione 'in crescita', che crea rapporti tra tutte le cose del mondo. L’artista insieme a Gorge Grosz influenzarono decisamente la successiva produzione di Baldessari.

 

Dopo il 1925, l’artista si dedicò alla pittura di paesaggio e all’incisione, collocandosi a metà strada tra Futurismo e il ritorno alla tradizione teorizzato dagli artisti del gruppo Novecento: i suoi inizi all’Accademia di Belle Arti di Venezia con gli artisti veneziani di Ca’ Pesaro, il legame con la “tradizione” e la continuità con il passato riemersero nuovamente.

Trasferitosi in Germania, tra il 1934 ed il 1937, prima a Hannover ed in seguito ad Altona, presso Amburgo, Baldessari tornò al primo amore, il futurismo, in occasione del lancio internazionale dell’aeropittura (Amburgo, Berlino e Vienna) voluto da Marinetti.

Scheda Evento

Location:
Casa d'Arte Fortunato Depero, Via Portici 38 - Rovereto (TN)
A cura di:
Nicoletta Boschiero
Tel.:
0464438887