Soto i porteghi 2

Anfiteatro Arte dedica il suo racconto natalizio al proprio territorio con una mostra collettiva che ripropone titolo e artisti della mostra ospitata sempre nella stessa sede a dicembre 2009. In mostra una quarantina di opere di Giuseppe Biasio, Leo Borghi, Gioacchino Bragato, Paolo Meneghesso e Fulvio Pendini.
Un viaggio che ci porta a conoscere meglio la nostra città e anche noi stessi, prendendo coscienza di chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. In una passeggiata immaginaria tra i tetti di Pendini, gli scorci di Bragato e le mura di Borghi, incontrando di tanto in tanto gli angeli di Meneghesso e portandoci inevitabilmente appresso il ricordo lasciato dalle tracce di Biasio. Lalli Munari

In mostra fino al 21 gennaio 2012.

All’ingresso della mostra siamo accolti da un abbraccio caloroso di Paolo Meneghesso. A guardar bene più che braccia quelle che si allargano dal corpo e si allungano verso di noi sono proprio ali: trattasi infatti di Arcangelo, opera di straordinaria fattura realizzata nel 1967. Dinnanzi a questo ingresso appare chiara la cifra artistica del suo autore, negli anni in cui ha sapientemente unito la sua forte attrazione classica nei confronti della tematica sacra con una più moderna propensione linguistica vicina all’astrazione della figura, portandoci a immaginare ciò che si intravede senza poterlo realmente mai toccare.

Una volta entrati nella prima sala, ci infiliamo in un singolare confronto tra due artisti che, in momenti diversi e con modi diversi, hanno riversato sulla tela lo stesso sguardo innocente e mai disincantato nei confronti della “loro” Padova. Con l’impressione di percorrere un viale nello spazio e nel tempo passeggiamo tra le opere di Gioacchino Bragato (nove dipinti realizzati tra il 1974, Natura morta, e il 2006, Casone di via Caovilla, Saonara) da un lato, e dall’altro le vedute cittadine, i paesaggi campestri e le nature morte di Fulvio Pendini (quattordici opere di cui quattro “tavolette”, realizzate tra il 1952, Maschere, e il 1972, Piazza dei Signori, Padova). Una sorta di passaggio del testimone tra la stilizzazione delle forme di Pendini e la poetica naif di Bragato che ci permette di scrutare Padova in momenti e luoghi diversi, dal 1952 al 2006.

La passeggiata si conclude con due immagini figurative nuovamente di Paolo Meneghesso. Ancora angeli, questa volta più recenti e più vicini a una realtà volutamente tangibile. La Fortuna del 1995 e L’Angelo del Compianto del 1998, ben occupano lo spazio delimitato dai caratteristici pannelli di legno della galleria, segnando la fine di una parte della mostra e, inevitabilmente, un nuovo inizio. Nella sala di mezzo trova spazio Giuseppe Biasio, con sei opere recenti realizzate tutte nel 2011. Di ritorno dal Sudan, l’artista ha iniziato un nuovo ciclo di opere realizzate con sacchi di iuta che vanno ad arricchire la sua poetica astratta e visionaria, fatta di sovrapposizioni e cancellature. Applicando con cura l’eterna regola del mettere per poi togliere, come dice Dostoevsky, si piega a una continua e inarrestabile ricostruzione di ciò che si è volutamente distrutto per ricominciare nuovamente daccapo. (Tra questi: Preghiera vietata, 2011 - opera in mostra anche ad Arte Padova 2011 - e Anticinese, 2011). La fine della mostra è scandita dalle opere di Leo Borghi. Dalle due esili colonne che si ergono dal centro della sala si apre un ventaglio di immagini che si raccoglie attorno allo spettatore circondandolo proprio come quelle mura che tanto ha amato e dipinto l’artista per tutta la vita. Qui è possibile ascoltare storie passate, di amori e di guerre. Racconti che col calore della pittura ci appaiono epici e romanzeschi. Altre volte invece rimangono semplici favole narrate dalla voce esperta di chi ha dipinto infinite volte l’amore per la nostra città e la nostra storia. (Guido Riccio da Fogliano, 2008 e Paolo e Francesca, 2005).

Giuseppe Biasio è nato a Padova nel 1928, dove vive e lavora. Fin da bambino manifesta il suo talento artistico così che l'artista Dino Lazzaro lo porta con sé e gli insegna le basi dell'arte pittorica. Frequenta l’Istituto d’Arte Pietro Selvatico di Padova dove, Amleto Sartori, suo docente di Plastica, gli fa capire che la sua vocazione è quella di fare l'artista. Ben presto le circostanze lo spingono ad andare in Venezuela in cerca di lavoro. Al rientro in Italia viene affascinato dai Grandi Maestri, guarda al Caravaggio, ma sempre con una sua singolare interpretazione. Frequenta gli ambienti veneziani dove conosce Rauschenberg nel 1964. Questo incontro risulta importante perché fin da subito Biasio assimila e interpreta a modo suo la lezione del Maestro, traducendola nel suo linguaggio pittorico. Nel 1969 espone a Milano presso la galleria "G 15". In seguito espone a Padova presso la Galleria "Jaccarino" e "La Chiocciola". La sua passione per le culture orientali lo porta a a vivere importanti esperienze all'estero. Soggiorna per otto mesi in Arabia Saudita ed espone a Theran e a Shiraz. Durante questa esperienza si mantiene esclusivamente vendendo le sue opere. Partecipa a numerose mostre, in particolare alle Biennali di Arte Triveneta e al Premio Pettenon. Nel 1981 con Guglielmo Capuzzo, Guido Dragani, Antonio Sassu, Maurizio Stefanato e Antonio Zago fonda il Gruppo Veneto di Promozione Artistica “La Matita”.

Leo Borghi è nato a Montagnana nel 1937. Dal 1950 vive e lavora a Padova. Nel periodo tra gli anni Sessanta e Ottanta partecipa a numerose mostre di prestigio come Biennale Nazionale di Verona, Biennale Triveneta di Padova, Premio Città di Imperia, Premio Suzzara, Quadriennale Nazionale di Roma, Premio Bassano, Premio Giorgione a Castelfranco Veneto, Premio Sironi a Napoli, Mostra Internazionale Antoniana alla Basilica del Santo, Premio Industrie Modenesi, Premio Nazionale Pettenon a San Martino di Lupari, Premio “Il lavoro artigiano” a Taranto, Trent'anni di pittura veneta ad Arzignano e Lonigo, “pittori veneti” a Piazzola sul Brenta, Villa Contarini, Biennale dell'Acquerello di Albignasego, “Artisti Italiani Contemporanei” a Montebelluna.
Dal 1961 sono un centinaio le mostre personali allestite in gallerie pubbliche e private in varie città d'Italia: Padova, Bassano, Mestre. Verona, Como, Mantova, Oderzo, San Bonifacio, Este, Pordenone, Milano, Venezia, Firenze, Genova, Belluno, Trento, Udine, Ferrara.
Dal 1990 è presente nelle Fiere d'Arte di Padova, Bologna, Vicenza, Forlì, Milano, Bari.
Sue opere si trovano nelle collezioni di Enti Pubblici e privati. Dipinti murali sono nella Chiesa si Santa Maria Assunta a Piove di Sacco, nella chiesa di S. Rita a Padova, nella chiesa di San Giuseppe a Padova nei sottoportici di Piove di Sacco.

Gioacchino Bragato è nato a Saonara nel 1940. Vive e lavora a Padova. Ha iniziato a dipingere nel 1964 “rubando” letteralmente il tempo serale e notturno al suo mestiere di cuoco nella nota trattoria “Il Pero”, situata nel centro storico di Padova. Proprio in questo crocevia di artisti avvengono numerosi incontri significativi che lo spronano alla pittura. Stringe amicizia con Tono Zancanaro, Antonio Fasan e Antonio Morato tra i pittori, Paolo Rizzi e Giorgio Segato tra i critici e soprattutto con il collezionista e ristoratore Deana del ristorante La Colomba a Venezia. Inizia ad esporre regolarmente dalla fine degli anni Sessanta, partecipando alle principali manifestazioni nazionali e internazionali di arte Naïf. Nel 1969 viene selezionato per la Biennale Triveneta del Palazzo della Ragione di Padova. Nel 1970 la sua prima personale a Venezia alla Galleria in Calle dei Fabbri. Nel 1973 espone a Luzzara al caffè Zavattini dove conosce Cesare Zavattini. A Luzzara partecipa ad alcune rassegne presso il Museo. Al di fuori dell'Italia, il Prof. Zuccalà lo presenta al direttore del Museo Jagiellonskiego, Stanislaw Waltos che nel 1992 allestisce una personale a cura di Lucyna Beltowska la quale nel 2004 pubblica il libro “Briciole dal cuore” con sue illustrazioni. Viene invitato al Museo Villa Ciani in Svizzera, dove espone con i maggiori maestri del secolo quali Antonio Ligabue, Metelli, Henry Rousseau. Il 6 gennaio 2004 il Gazzettino gli dedica una intera pagina: “Le nazioni unite della Patavinitas” di Paolo Dona. Tra gli scritti a lui dedicati: Aldo Comello, Maria Grazia Bocci, Maria Pia Codato, Virginia Baradel, Camillo Semenzato e Paolo Tieto.

Paolo Meneghesso è nato a Padova nel 1932, dove vive e lavora. Nel 1953 si iscrive all’Accademia di Venezia dove segue il corso di Bruno Saetti con cui collabora a opere di decorazione muraria. Nelle prime opere, di impronta espressionista, l’artista predilige i soggetti religiosi, con uno stile vicino all’espressionismo mitigato dalla lezione del maestro. Dal 1955 partecipa a numerose mostre ottenendo premi e riconoscimenti quali nella Biennale Triveneta di Padova dal 1953 al 1967, il premio Trissino del 1973, nella Biennale di La Spezia del 1980. Dal 1958 al 1990 insegna Disegno dal vero all’Istituto d’Arte Pietro Selvatico continuando la sua attività espositiva. Dalla prima metà degli anni Sessanta assorbe le strutture cubiste e dalla metà degli anni Settanta una più diretta adesione alla realtà fino ad approdare alla figurazione memore del colorismo veneto. Negli anni Ottanta e Novanta nella sua pittura appaiono riferimenti ad artisti del presente e del passato, in particolare a Carmelo Zotti, artista triestino nato nel 1933, e a Johann Heinrich Füssli, letterato e pittore svizzero del Settecento.

Fulvio Pendini è nato a Padova nel 1907. Ha studiato pittura nell’Istituto d’Arte Pietro Selvatico di Padova diplomandosi “maestro d’arte” nel 1923. Ha lavorato di affresco con Achille Casanova al Santo, con Cesare Laurenti , con Gino Severini e con Giò Ponti all’Università di Padova. Nel 1946 fondò con alcuni artisti il circolo del Coccodrillo, iniziando così nella sua città i primi movimenti dell’arte nuova che si stava affermando in Italia nell’immediato dopo guerra. Dal 1940 al 1954 partecipa a tutte le edizioni della Biennale di Venezia e dal 1951 al 1965 alle Quadriennali di Roma. Nel 1950, col concorso dell’Associazione Pittori e Scultori promosse e organizzò la Biennale di Arte Triveneta e il Concorso Internazionale del Bronzetto di Padova. Il suo amore per l’Arte lo porta a spaziare anche nella musica e nella poesia. La sua pittura ha un inizio naturalistico orientato però a semplificare le forme come accade a molti rappresentanti della pittura italiana tra le due guerre. Con i tagli geometrici e le luci oblique delle sue rappresentazioni approda al cubismo. In seguito arrivano le gabbie, le ceste e i reticoli. Sul finire degli anni Cinquanta aderisce all’arte astratta spaziale, ma ben presto passa alla rappresentazione delle città illuminate da una luce metafisica. Muore colpito da una malattia nel 1975.

Scheda Evento

Quando:
Dal 17 dicembre 2011 al 21 gennaio 2012
Location:
Anfiteatro Arte, via Ognissanti 33 - PADOVA
Tel.:
0498075616