Vitaliano Trevisan - Tristissimi giardini

Venerdì 10 giugno 2011, ore 18:00

Tristissimi giardini

Presentazione dell’ultimo libro di Vitaliano Trevisan. Con l’autore ne discuterà Franco Zagari

 

Venerdì 10 giugno alle ore 18, con la presentazione dell’ultimo libro di Vitaliano Trevisan, Tristissimi giardini (Laterza, 2010), prosegue, in Fondazione Benetton Studi Ricerche,  il colloquio con testimoni in grado di portare un contributo al dibattito sui temi della trasformazione del territorio italiano e veneto, e della tutela del paesaggio, già avviato lunedì 6 giugno con la conversazione Veneto on the road fra Renzo Guolo, Carlo Magnani e Marco Tamaro.

A partire dalle tematiche al centro del volume dell’autore vicentino, l’incontro di venerdì metterà a confronto la visione particolare di uno scrittore e attore eclettico, presente all’appuntamento, con quella di uno dei più autorevoli esponenti italiani del paesaggismo, Franco Zagari, offrendo spunti originali per comprendere il mondo che ci circonda e per riflettere su questioni di grande impatto sulla collettività, troppo spesso affrontate solo in ambito accademico. La realtà è sotto gli occhi di tutti: dalla colpevolizzazione degli alberi lungo le strade, all’incapacità di concepire una politica della mobilità adatta alle sfide del prossimo futuro, tutto va nella direzione del consumo dissennato di suolo senza essere capaci di governare i nostri paesaggi in modo lungimirante e responsabile, mentre si continua a parlare di opere di mitigazione e non di criteri di progettazione diversi.

Scrive Trevisan il processo di frammentazione continua senza sosta con la stolidità, la sciatteria e la mancanza di amore, se si eccettua quello per il denaro, di cui l’essere umano italiano, e veneto in particolare, e vicentino ancora più in particolare, e per nessun’altra ragione se non che è proprio di questo che siamo chiamati a parlare, ha dato ampia e convincente prova per come e quanto ha modificato il paesaggio, esteriore e interiore, privato e pubblico, dal dopoguerra a oggi. Certo, di tanto in tanto esso processo subisce dei rallentamenti-crisi, poi delle brusche accelerazioni, così che la macchina cigola in tutte le sue commessure, ma resiste […]. In definitiva, a meno di un trauma davvero serio, della portata di un cataclisma, escludendo il terremoto, che avrebbe altresì l’effetto di un additivo, la macchina frammentatrice del Nord-Est, che qualcuno paragona spesso e volentieri a una locomotiva, ma a noi ricorda piuttosto una gigantesca betoniera su ruote che rimesta su quattro dimensioni, continuerà a percorrere senza sosta queste intasatissime e rappezzatissime strade che sono il prodotto del processo digestivo della macchina stessa, ovvero una delle tante possibilità di organizzare le deiezioni. Il cosiddetto Nord-Est, affetto da pancreatite, si auto-digerisce. Attenzione: la frase che precede non è una metafora: “Numeri da brivido: oltre 120 milioni di metri cubi di materiali estraibili autorizzati; 241 cave attive; oltre 60 milioni di metri cubi ancora da scavare.  E da vendere. Un viavai di camion: arrivano vuoti, ripartono pieni e vanno a consegnare ghiaia o detriti per costruire strade, case, capannoni, massicciate ferroviarie”.

Scheda Evento

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