Voglio essere

La giornata internazionale della donna ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne ma anche, purtroppo, le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo. E se negli anni '50 regalare i fiori di mimosa l'8 marzo era considerato un atto turbativo dell'ordine pubblico, oggi l'8 marzo è una data universalmente riconosciuta. Come lo è il 25 novembre, giornata contro la violenza sulle donne.

Sono date significative in cui è indispensabile affrontare l'argomento della violenza sulle donne dal punto di vista politico, sociale e civile. Un fenomeno che diventa paradossalmente sempre più grave perché sempre più grave è il patimento delle donne a partire dagli stupri subiti, perché coinvolte nella tratta di esseri umani o nelle guerre e perché vittime della violenza domestica, di quella etnica o religiosa.

“Non è una data che va semplicemente celebrata” spiega l'Assessore Stefano Toubaì, il quale ha profondamente voluto questa collettiva “Esposizioni come queste non sono semplicemente una risposta istituzionale a un problema o approfondire le tragiche pagine di storia e quelle ancor più tragiche di cronaca del nostro Paese. Essere dalla parte del cittadino e della società civile significa necessariamente essere dalla parte delle donne che subiscono violenza, essere veramente dalla parte di tutte quelle donne che pagano ancora una cultura di discriminazione e violenza. Ho sposato con grande gioia l'idea delle curatrici, le quali hanno scelto l'arte, la bellezza e la speranza per ridisegnare le fondamenta sociali di un futuro migliore”.

“Voglio essere è un canto di speranza e di libertà” spiega Chiara Coltro che ha pensato il titolo della mostra “con queste due piccole parole in cui c'è volontà ma soprattutto il bisogno di essere, di diventare se stessi, si fa dire alla donna della sua esigenza di esprimersi, di manifestare il suo universo, in tutte le le sue sfaccettare controverse, contraddittorie, acute, profonde, magiche, poetiche”.
Attraverso una selezionata rosa di artisti contemporanei di livello nazionale le curatrici invitano il pubblico a riflettere, a prendere coscienza e posizione: “Si è voluto creare un percorso suggestivo e dal grande impatto emotivo rintracciando nel contemporaneo quelle radici linguistiche, sperimentali e di ricerca che sono i tratti distintivi dei grandi artisti presenti in questa collettiva” spiega Barbara Codogno.

Spicca infatti sull'altare il grande Cuore in fiamme di Laura Stefani realizzato con materiale di recupero. Adolfina De Stefani e Mara Ruzza ci regalano due magnifiche installazioni monocrome. Se De Stefani ci propone una riflessione contemporanea – quanto mai provocatoria e lucida - su Alice, Ruzza ci precipita nell'universo poetico delle sue metamorfiche crisalidi. Marta Czok interviene con la sua consueta satira analizzando aspetti intimi del femminile sia nella storia che nella società contemporanea. Claudia Fabris propone una performance dall'emblematico titolo “LA BAMBOLA” e un'installazione site specific e l'esposizione di alcune sue fotografie. Molto presente la fotografia in questa collettiva: con opere rubate al reportage di costume come quelle realizzate da Silvia Ferrara; opere fortemente simboliche e engagée come quella proposta del Collettivo Citric. E fotografie dal grande potere ipnotico, quasi onirico, come quelle proposte da Claudia Bortolato.

Anche gli interventi di Federica Fontolan si muovono decisamente verso l'aspetto installativo: l'artista propone un'opera in movimento e affida al linguaggio morse il suo messaggio, che è un omaggio al titolo della mostra.
Mentre decisamente pittorico, fatta eccezione per Maurizia Manfredi che espone anche le sue sculture, è l'intervento di Elena Candeo, Greta Bisandola e Vanilla Ragana. Tre punti di vista sul femminile: tre sguardi giovani che sanno cogliere nel profondo e con grande introspezione la contemporaneità dell'universo donna e le sue infinite sfaccettare.
“Questa mostra va senz'altro inserita nell'arte sociale” specifica Nicoletta Furlan. Perché oltre a denunciare la gravità di un fenomeno, per molti versi ancora sommerso, con questa mostra le curatrici vogliono stimolare una riflessione sulla possibilità della donna “di diventare ciò che vuole e che sogna”.
Un'occasione per tenere alta l'attenzione sui sogni, sui desideri, sulle speranze e sul mondo così come lo vedono e lo sentono le donne.
Un mondo che tutti noi vogliamo senza più violenza sulle donne.

Scheda Evento

Quando:
Dall'8 al 17 marzo 2013
Location:
Oratorio della Beata Vergine del Rosario, Via Roma 44 - Limena (PD)