Fareastfilm 9: i percorsi del melò

ConSequenze

[img_assist|nid=5952|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]UDINE - Nell’armamentario di semplificazioni (leggi: strumenti di sintesi) che staff, critici e giornalisti presenti al Far East Film Festival sono costretti loro malgrado ad usare per imbastire brevi articoli come questo che leggete, una delle più note è quella della scomparsa dei generi’nei film occidentali.

Nel cinema d’Oriente, si dice, sopravvivono i generi – horror, poliziesco, sentimentale, eccetera - perché sopravvive ancora la dimensione ‘popolare’ del cinema fatto per divertire oltre che per far pensare. Per non essere da meno, ricorrerò ad una semplificazione a sua volta diffusa: i film orientali, e soprattutto quelli più popolari, sono essenzialmente tutti melodrammi. La componente melò, l’esuberanza sentimentale senza vergogna, sono presenti in tutti i generi descritti. Non c’è giallo, non c’è fantasy, non ci sono filmoni epici che non nascondano l’eccesso patetico.

Anche in FEFF 9 la componente melò è dominante in film di varia provenienza e contamina tutti i generi. Nel coreano Family Ties di Kim Tae-yong, una storia corale fatta di tre diversi episodi che trovano la loro soluzione ‘circolare’ nei minuti finali, il racconto è assai lineare e gli eventi teneri o tragici di nuclei familiari più o meno funzionanti sono descritti con sensibilità e amore per tutti i protagonisti – anche grazie ad un’ottima sceneggiatura. Tuttavia, nella sorprendente aggregazione finale delle tre storie e dei loro personaggi, il realismo viene abbandonato improvvisamente a favore di una fantastica celebrazione tra cori e fuochi artificiali in cui i corpi paiono librarsi tra i colori. La sobrietà del racconto lascia spazio ad esplosioni emotive che non rappresentano espedienti paradossali, ma sono parte integrante dei sentimenti dei personaggi.
Di esplosioni emotive nonché visive è invece ricchissimo il[img_assist|nid=5953|title=|desc=|link=none|align=right|width=457|height=640] giapponese Memories of Matsuko, di Nakashima Tetsuya, regista già applaudito a Udine per Kamikaze Girls. La tragica storia di Matsuko, uccisa assurdamente da una torma di ragazzini dopo essere stata abbandonata dalla famiglia e dai suoi infiniti amanti, e ricordata dal nipote incaricato di svuotare il suo ultimo lercio rifugio, potrebbe essere materia per un melò classico. Nakashima invece utilizza il suo montaggio frenetico e la sua estetica da sgargiante videoclip per tramutare un incubo senza speranza in un amaro sogno pop, riuscendo però a mantenere miracolosamente inalterato lo spessore emotivo dei suoi personaggi. La prima parte del suo film strabilia per le invenzioni visive e diverte per la riuscita creazione di un rutilante quanto angosciante mondo di desideri infranti e tradimenti infiniti per la povera Matsuko. La seconda parte, diviene talora ripetitiva, soprattutto nell’interminabile finale consolatorio, dove il melodramma si spinge oltre il sopportabile e la leggerezza della prima ora viene perduta. Nonostante questi perdonabili eccessi (ehi, è melò orientale!) Memories of Matsuko rimane una delle cose migliori viste al FEFF 9.
Nel cinese The Matrimony di Feng Huatao (anche lui già presente a Udine con One Hundred) il melodramma convive con l’horror, il genere con cui meglio si sposa nel cinema del Far East. La storia dell’amore eterno del fantasma di una donna per l’uomo che non è riuscita a sposare, e delle insidie che ciò comporta per la nuova moglie, è narrata con i colori più intensi della passione, tra qualche scena scioccante e tante lacrime di incolmabile nostalgia per un amore (forse) irrealizzabile. Sontuosa messa in scena e fotografia impeccabile, colonna [img_assist|nid=5954|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=457]sonora roboante ed effetti digitali in quantità testimoniano uno sforzo produttivo non indifferente per la Cina continentale, soprattutto per un genere fino ad oggi bandito dalla censura come appunto l’horror. Tuttavia The Matrimony convince più nella confezione che nella sostanza, anche a causa di una sceneggiatura non impeccabile.
Il melodramma attraversa i generi e, nel nome della passione, rende anche meno riconoscibili i confini certi tra bene e male nell’agire dei personaggi – questo sembra permanere in Oriente anche nelle sceneggiature più standardizzate. Il trionfo dei sentimenti, nella famiglia e nella coppia, senza risparmi razionali, è ancora un elemento di identità del cinema orientale, che sopravvive ancora all’omologazione hollywoodiana. Sempre semplificando, naturalmente….