Fata Morgana: alla Fondazione Bevilacqua La Masa la personale di Rebecca Horn

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[img_assist|nid=20506|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]VENEZIA - A Rebecca Horn, la poliedrica artista, che nel corso del suo percorso artistico si è confrontata con numero impressionante di linguaggi diversi, dalla performance alla scultura alla poesia, fino al film e all’opera lirica, è dedicata la personale Fata Morgana, che inaugura domenica 31 maggio nella di Piazza San Marco de La Fondazione Bevilacqua La Masa a Venezia. Contestualmente alla mostra, l'artista tedesca proiettera?, dal 3 al 7 giugno, un sua rielaborazione del film Buster’s Bedroom sul sipario frangifuoco del Teatro La Fenice.

I temi affrontati dall'artista sono di carattere universale: l’amore, la difficoltà di mantenere la salute fisica e psicologica, il senso della caducità delle cose. Con questa sua attitudine l’artista è stata una precorritrice importante sia delle pratiche performative, sia dell’installazione ambientale e di una scultura in relazione di dialogo con lo spazio, con la storia, con la politica.
In galleria, un percorso misterioso ci parlerà dell’amore come fata morgana; un’illusione impossibile da evitare, affascinante e al contempo pericolosa. Pietre, ali di piume irrigidite da un meccanismo che le fa muovere, un dipinto di grandi dimensioni e altri più piccoli segneranno un percorso poetico e al contempo drammatico. Tra le opere anche una nuova versione di Feather Fingers (Guanti di piume, 1972), incentrata sull'illusione del tatto e sulle mani. Una penna viene attaccata a ciascun dito con un anello di metallo, per far sì, nelle intenzioni dell'artista, che la mano diventi simmetrica (e sensibile) come un'ala di uccello.
Secondo Rebecca Horn, in questa opera è come se una mano, improvvisamente, diventasse disconnessa dall'altra, come se si trattasse di due esseri senza nessun collegamento. Questa e altre opere sono debitrici del senso surrealista della macchina celibe e in generale dell’arte cinetica degli anni sessanta, rivisitata in modo da rendere esplicito l’aspetto di costrizione e ripetizione compulsiva che è proprio di ogni movimento meccanico. Una lente che ingrandisce la perla di una dama rinascimentale, alla ricerca della sua luce, guiderà il pubblico verso la comprensione della bellezza e della vanità delle cose.
Come nel caso di altri artisti che hanno avuto mostre personali[img_assist|nid=20507|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=301] presso la Bevilacqua La Masa (Grazia Toderi, Sooja Kim, William Kentridge, programma a cura di Francesca Pasini), anche la Horn esporrà contestualmente alla mostra anche un suo film sul sipario frangifuoco del Teatro La Fenice. Le proiezioni si terranno dal 4 al 7 giugno, durante l’apertura per la stampa della Biennale Arti Visive, e saranno precedute da una anteprima il 30 maggio alle ore 20.
L’opera proiettata sarà una rielaborazione del film Buster’s Bedroom girato nel 1990 con attori quali Valentina Cortese e Donald Sutherland. La nuova versione, espressamente studiata per questa occasione, sarà arricchita di immagini dell’artista mentre dipinge e di musiche di Hayden Chisholm. L’ingresso alle proiezioni è riservata su invito o con accredito Biennale.

Rebecca Horn iniziò a disegnare in tenera età grazie all’insistenza di una governante. Questo modo di esprimersi e in generale il fare artistico, in ogni sua possibile declinazione, divenne presto un antidoto essenziale alle avversità della vita: l’artista racconta che dopo la fine della guerra si sentiva odiata perché tedesca. Si appassionò al disegno perché non doveva "disegnare in tedesco, francese o inglese", ma solo disegnare. A 19 anni lasciò gli studi di economia e si iscrisse all’Accademia di Belle Arti di Amburgo, che dovette lasciare quasi subito per una malattia ai polmoni. Nel 1964, mentre viveva a Barcellona, entrò dunque in una fase di malattia che coincise anche con la morte dei genitori. Seguì un anno di degenza in ospedale che la costrinse all’isolamento e a ritornare al disegno.
Le prime opere sono quelle che nascono come riflessione sul proprio corpo indebolito, in particolare progettando e creando estensioni del corpo ottenute con dei tessuti irrigiditi: tra queste Body Extensions, sempre indossate e filmate in super8, troviamo un cappello a cono appuntito e ispirato alla leggenda dell’Unicorno, una Pencil Mask (Maschera di matite) fatta di cinghie al cui incontro sono inserite delle matite, dei [img_assist|nid=20508|title=|desc=|link=none|align=left|width=427|height=640]guanti per le dita (Finger Gloves) in cui la forma delle dita si estende grazie ad allungamenti in balsa e tessuto.
All’inizio degli anni Settanta Rebecca Horn ha trasposto le sue esperienze in performance, sculture, poesie e film, dando luogo a un’attività sempre ai limiti tra linguaggi artistici differenti. Negli anni seguenti l’artista ha vissuto a New York, in California, a Parigi, a Venezia e a Berlino, ritornando solo nella maturità nel suo borgo natale. Sempre inserita nelle tendenze artistiche più rilevanti, ma mai inquadrata in un gruppo. Il suo talento si è espresso nelle maggiori mostre internazionali, tra cui Documenta (1992), Biennale di Venezia (1997), Skulptur Projekte (Muenster, 1987 e 1997).
Le sue opere hanno presto iniziato ad assumere il carattere di grandi installazioni ambientali, in cui, per esempio, una classe di scuola elementare veniva ribaltata e attaccata al soffitto come segno di protesta tardiva per un dissidio con il maestro; una torre in cui erano state eseguite torture viene colmata dal rumore di martelletti metallici e dallo sgocciolare insopportabile di un liquido (Muenster 1997); su una valanga di macerie si ergono trombe di metallo come quelle che l’iconografia attribuisce agli angeli (Biennale di Venezia, 1997); una serie di teschi per terra richiama i ragazzi pelati (carusi) che animavano Napoli in una commistione di vitalità e memento mori (Napoli 2002). Uno sviluppo recente del suo operato è l’impegno per il teatro d’opera: nel 2008, per il Festival di Salisburgo, ha messo in scena come regista e scenografa Luci mie silenziose di Nicola Sciarrino. L’opera viene presentata a Barcellona proprio nei giorni di inaugurazione della Biennale.

Dal 1° giugno al 20 settembre 2009

Fondazione Bevilacqua La Masa, Galleria di Piazza San Marco, 71/c - VENEZIA

Rebecca Horn - Fata Morgana

A cura di Angela Vettese

Vernissage: domenica 31 maggio, alle ore 18.00

Orario: 10:30 - 17:30 Chiusura lunedì e martedì

Ingresso libero

Organizzazione: Fondazione Bevilacqua La Masa e Comune di Venezia

Info: tel.0415207797
info@bevilacqualamasa.it
www.bevilacqualamasa.it