Gianni Moretti e Nero nell'Osservatorio artistico di Sistemi di Contemporaneo a Vicenza

Art&Fatti

[img_assist|nid=23606|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]VICENZA - Nella città palladiana, nell’ambito dei Sistemi di contemporaneo, il progetto culturale dedicato all’arte contemporanea che intende coinvolgere i parchi, le piazze, le vie e gli edifici della città si inserisce la programmazione di Epide®Mie, rassegna curata da Alberto Zanchetta che presenta il progetto Osservatorio. In attesa della riapertura della Basilica e del Salone Grande, un segnale di lavori in corsi arriva dall’interno dello stesso edificio.

Nel loggiato saranno infatti allestite otto vetrine, come fossero le bacheche di un piccolo museo sotto vetro. Si tratta di una sorta di esposizione en petit che sarà propedeutica ai futuri eventi e alle grandi rassegne che si realizzeranno nella Basilica.

La rassegna si sviluppa in Osservatorio #1, dedicata a una ricognizione sulla pittura e sul disegno, mentre Osservatorio #2, è la location dedicata alla scultura e all’installazione. La programmazione dei due spazi si svolgerà in parallelo e ospiterà durante tutto l’arco dell’anno otto mini-personali, ognuna delle quali è legata al tema dell’ibridazione. Inaugurano questo fine settimana Poena cullei di Gianni Moretti, all’interno di Osservatorio#1 e un progetto  site specific di Nero per Osservatorio #2. 

Il progetto Poena cullei di Gianni Moretti ha come focus la pena inflitta ai parricidi in epoca romana. Come spiega l’artista, a seguito della condanna, il parricida veniva chiuso in un sacco impermeabile – il culleo – insieme ad una vipera, un cane, un gallo e una scimmia, dopodiché veniva trasportato lungo le strade di Roma su un carro trainato da un bue e qui gettato nel Tevere, dove il più delle volte arrivava già morto.[img_assist|nid=23608|title=|desc=|link=none|align=right|width=481|height=640]  La mostra è concepita come un unico lavoro che si dipana attraverso le sei vetrine della Basilica Palladiana e comprende numerosi monotipi che sembrano inseguirsi l’uno l’altro, in una corsa sempre a rischio di caduta ma anche di recupero della forma e della sua compattezza. L’artista ha così deciso di concentrarsi sull'elemento della circolarità (la circolarità sociale interrotta dal parricida che distrugge un equilibrio sottile, e che la pena del sacco si impone di ristabilire, almeno su un piano simbolico) che viene rappresentata per mezzo di una linea che non è retta ma visibilmente ondulata.  Negli ultimi anni la ricerca di Moretti si sta sviluppando verso l'investigazione del disegno come processo di tassidermia e di sedimentazione, processo che si evolve verso il suo stesso smantellamento perché il disegno viene eliso, ritagliato e sfilato in modo tale da creare un gioco di pieni e di vuoti, contiguità che è anche un tentativo di assimilare la scultura alla pittura. Le immagini degli animali acquistano consistenza, muovono lo spazio e obbligano lo sguardo a vagare tra le sagome in negativo e quelle in positivo, creando un effetto di luci e ombre, di presenze e assenze che si sfibrano, si confondono, lasciando in sospeso il tema trattato. Il parricidio diventa quindi un alibi per investigare la forma e i materiali, oltre che per creare un bestiario personale che concentra la narrazione soltanto sul disegno e sulla perdita di se stesso. Gianni Moretti è nato a Perugia nel 1978, vive e lavora a Milano. 

La rassegna Osservatorio#2 prosegue, invece, con il progetto site specific di Nero. che consiste in una piccola serie di casette monocromatiche sulle quali l’artista è intervenuto in vario modo per modificarne sia [img_assist|nid=23609|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=514]l’aspetto che il significato. Partendo da una forma molto semplice – una casa con sei piccole finestre ma sprovvista di porta – l’artista sviluppa un lavoro che indaga il rapporto tra l’uomo e la (presenza/assenza di) architettura. Da qualche tempo Nero nutriva la necessità di realizzare un lavoro sull’architettura perché, come racconta lo stesso artista, «non mi rappresenta in quanto più grande di me; non mi aiuta perché spesso pezzi di tetto mi cadono addosso assieme all’intonaco; non mi rappresenta perché con i miei mezzi non ho una casa, o meglio un luogo dove sentirmi privo delle paure della mia anima». Da questa sua riflessione sono nate una serie di piccole sculture che ricorrono a materiali di vario genere – terracotta smaltata, multistrato, poliuretano, acciaio, alluminio, lastre tipografiche, spot luminosi – per ricreare abitazioni ipotetiche ma non troppo fantastiche che indagano il concetto dell’antropometria. Poiché l’architettura dovrebbe essere una realizzazione di sé, capace di consolarci e di ridurre le nostre angosce, l’artista destabilizza il senso di appartenenza e di sicurezza che la casa dovrebbe infondere in ciascuno di noi. Lo spazio dell’abitare viene quindi traslato in una ludica cattedrale (che malamente cela la reale entità della propria “anima”) o in una fabbrica dismessa (che da luogo di lavoro diventa covo di feste illegali), passando per edifici invasi da materiale plastico o dai resti di un intimo dopo-sciagura.Nelle opere di Nero niente è mai come appare; dietro a un linguaggio essenziale e ironico si nasconde una dolente analisi della vita quotidiana, della società e della condizione umana. Nero (Alessandro Neretti) è nato a Faenza nel 1980, dove vive e lavora. 

Sistemi di Contemporaneo è promosso e organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza.  

Sistemi di Contemporaneo - Epide®Mie 

Dal 12 settembre al 4 ottobre 2009 

Loggiato della Basilica Palladiana, Piazza dei Signori - Vicenza 

Osservatorio#1 [Vol. 2] 

Gianni Moretti  - Poena cullei   

Osservatorio#2 [Vol. 2]

Nero  

A cura di Alberto Zanchetta  

Vernissage: sabato 12 settembre 

Orario: continuato  

 Info: Assessorato alla Cultura

tel. 0444222122/222114

uffmostre@comune.vicenza.it