Giuliana Musso e Massimo Somaglino portano Tanti Saluti a Seres di Mai 2009

Artegna (UD) – Secondo appuntamento della rassegna Seres di mai al Nuovo Teatro Monsignor Lavaroni di Artegna: giovedì 21 maggio, con inizio alle 21.00, sorrisi e paure, lacrime ed emozioni, dolore e speranza si susseguono in Tanti saluti, una produzione de La Corte Ospitale. Con la regia di Massimo Somaglino, Giuliana Musso, Igi Meggiorin e Beatrice Schiros porteranno in scena uno spettacolo coraggioso che chiude la trilogia dedicata ai momenti forti della vita dell’uomo. Dopo Nati in casa e Sex Machine, Tanti saluti si occupa della morte, quella che giunge all’improvviso, quella inevitabile, quella annunciata… mai attesa e degli smarrimenti, delle strategie che mettiamo in atto, ciascuno a suo modo. Tanti saluti vuole dunque esplorare, attraverso una ricerca di stampo sociologico, il tema del morire ai nostri tempi. Abbiamo raccolto testimonianze e racconti dai principali protagonisti dell’evento: medici, infermieri, familiari e morenti. Abbiamo visitato i teatri del morire: ospizi, ospedali, hospice, case. Indagato le sue nuove declinazioni: cure palliative, accanimento terapeutico, protocolli di rianimazione, eutanasia. E abbiamo anche ascoltato chi è stato così vicino al punto della morte da non averne poi più alcun timore. Tanti saluti porta in scena tre clown e a loro consegna il non dicibile: il racconto delle paure, degli smarrimenti e delle soluzioni paradossali che mettiamo in atto di fronte alla morte. Unici oggetti di scena: tre nasi rossi e una cassa da morto. È a tutti evidente come la morte sia stata, nel corso del nostro recente processo di civilizzazione, progressivamente allontanata dalle pratiche della vita comune. Così come la nascita anche la morte non avviene più nelle case, ma negli ospedali dove è possibile delegare ai medici e alle figure professionali la cura, l’assistenza e l’accompagnamento dei nostri ultimi giorni. Nascere, morire. Abbiamo depositato nelle mani guantate di lattice dei professionisti gli attimi supremi della nostra esistenza, quegli attimi che forse ci possono far intravedere il mistero che siamo, il senso che cerchiamo. Ma il sistema medico legale ha maglie molto strette, non riesce a contemplare la variabile umana: la medicina deve vincere sempre, sempre e ad ogni costo (a mia nonna 86enne e inferma da dieci anni fu amputata una gamba per evitarle una setticemia che l’avrebbe condotta alla morte, morì un paio di mesi dopo, prima che le potessero amputare anche l’altra) e davanti alla morte non ha gesti o parole, nè protocolli di com-prensione, com-passione. Inquadrati nel ruolo dei familiari, all’interno dell’istituto nosocomiale, a noi vivi è consentito di continuare a nutrire ad oltranza la speranza nella guarigione per non dover mai considerare, vivendolo, il senso del congedo. Se è vero che di fronte alla morte abbracciamo la vita a quali smarrimenti ci porterà il narcisistico delirio di immortalità di questa nostra epoca?Life is now. Ed eccoci in un tempo libero dall’idea della morte e di conseguenza anche dal senso del limite. Abbiamo lasciato una valle di lacrime assediata dal pensiero nero dell’inferno per trasferirci nella valle della cosmesi collettiva dove “io valgo” se sono giovane e bello sempre, sempre forte e vincente. Nella terra dell’ottimismo noi non invecchiamo, non ci ammaliamo e non moriamo mai. Ecco perché siamo disposti a tutto pur di non intersecare la prova evidente della nostra vulnerabilità e finitezza. Chi ci può condurre attraverso le sabbie mobili di queste contraddizioni e paradossi se non un clown? Chi può rappresentare le nostre paure senza terrorizzarci e proporci un sano memento mori senza trasformarci tutti in monaci trappisti? Ridere di questi argomenti è necessario, utile, illuminante. Non è forse ridicola fino alle lacrime la nostra stupida pretesa d’immortalità? Si ride del pannolone per incontinenti per sopportarne meglio l’idea, si ride della morte per non finire nella trappola del horror vacui che ci può paralizzare a tal punto da non riuscire più a vivere. Ridere per sdrammatizzare, per riconoscerci e fare banda, per stemperare il nichilista tanto si deve morire che toglie senso alla vita stessa. E poi abbracciare il pensiero della nostra fine con un sorriso ci può aiutare ad infondere alla nostra esperienza di vita e di morte una leggerezza densa e liberatrice. Infine: ridere perché l’opera artistica possa, di fronte alla morte, balbettare senza vergogna.   Seres di Mai 2009 - 13^ edizione Giovedì 21 maggio 2009, ore 21.00 Nuovo Teatro Monsignor Lavaroni Artegna (UD) Tanti saluti, studio per uno spettacolo sul morire Un progetto di teatro civile clownesco di Giuliana Musso ricerca e drammaturgia Giuliana Musso regia Massimo Somaglino con Beatrice Schiros, Gianluigi Meggiorin, Giuliana Musso una produzione Teatro Club Udine direttore tecnico Claudio Parrino organizzazione Patrizia Baggio Una produzione La Corte Ospitale Una produzione La Corte Ospitale Biglietti: intero €10, € 5 soci Info Associazione Amici del Teatro tel. 0432.977105 www.teatroartegna.it