I rimasti di Simona Bucci. L’ultimo appuntamento serale della rassegna Variazioni nel tempo.

Pas des deux
UDINE - Domenica 28 ottobre. Daniele Cipriani Entertainment presenta I rimasti di Simona Bucci. Il lavoro si presenta con le migliori credenziali: vincitore del Premio Danza&Danza come migliore coreografia contemporanea e vincitore del Premio Coreografo d’Europa 2005.
Non importa se sappiamo che la coreografia è ispirata al quadro Il Natale dei rimasti del pittore divisionionista Angelo Morbelli vissuto a cavallo tra il XIX e XX secolo: i danzatori comunicano tutto da sé. In realtà la scenografia è tutta ricalcata da un altro quadro dello stesso pittore Giorno di festa al Pio Albergo Trivulzio: un titolo ironico perché il quadro rappresenta una desolata stanza piena di panche dove stanno accasciati gli anziani di un ospizio.
Ed è proprio così che si presentano i cinque danzatori sul palcoscenico. Il disegno luci a cura di Valerio Alfieri è azzeccato. La sola fonte di luce in questa scena grigia viene da finestroni laterali che coprono tutte due le pareti. Anche la luce che potrebbe essere fonte di speranza viene da lontano, come la musica, che all’inizio si sente da fuori.
Le finestre si trovano spesso nei dipinti del pittore piemontese, ma nel caso di questa scenografia l’ambiente diventa ancora più fumoso: le diverse sfumature cromatiche perdono la propria autonomia per fondersi in un grigio diffuso. Ci si chiede se anche l’esterno è così cupo. Fuori cosa ci sarà? Una guerra?
La fine del mondo? I presenti potrebbero anche essere i “rimasti” di una guerra devastante. Tutto accade all’interno e anche la ricerca che fa Simona Bucci tenta un approccio che va verso l’interiorità di ognuno delle cinque anime abbandonate, confuse e rassegnate. E lo fa attraverso gesti sincopati, lunghi assoli, forse troppo lunghi. L’insistenza degli sfiduciati è però positiva, perché in qualche modo cercano di salvarsi.
Ciascuno ha un carattere ben preciso, comunicato attraverso pochi particolari dei costumi e, soprattutto, attraverso la sapiente interpretazione dei danzatori, i quali, attraverso una mimica danzata, ci sanno trasmettere i tratti peculiari dei caratteri dei vari personaggi. Sono persone abbandonate dalla società, ma non da loro stessi: ognuno infatti tenta di trovare un proprio spazio individuale per uscire allo scoperto. Piccoli gesti in spazi circoscritti, ognuno nella propria panca, che prendono forma danzante, nervosa, desiderosa di entrare in contatto con spazi non propri.
La ricerca di contatto a volte avviene, quando per esempio i gesti del danzatore in piedi sulla panca vengono copiati da un altro seduto che lo guarda. Altre volte il contatto cercato non avviene. La scena è sovraccarica di oggetti: le panche vengono spostate ed ogni volta usate nella danza con funzioni diverse. Riuscita la scena dove le panche vengono accatastate l’una sull’altra e ognuno si accaparra la propria nicchia. In questa ora e mezza assistiamo ai loro momenti di solitudine in una stanza che trasmette il senso claustrofobico della disperazione. Sono queste le situazioni che fanno scaturire anche quello che sarà poi il punto di arrivo e quello di non ritorno. Uno dei rimasti, quello più debole, che si porta sempre con sé la sua coperta di Linus viene deriso e preso in giro dagli altri. Lo seviziano, gli rubano la sua copertina contente un oggetto misterioso e ci giocano. Alla fine lo uccidono e nella copertina altro non c’era che un trenino, ultimo baulardo di una speranza ormai vana.
Anche Simona Bucci come Angelo Morbelli vuole fare denuncia sociale? La tecnica della danza è ineccepibile, soprattutto se si pensa alla difficoltà di danzare con cappotti e scarponi, ma a tratti la coreografia accusa momenti di pesantezza. In scena c’è anche una donna, spettatrice di quanto avviene al centro, ma non se ne capisce il ruolo. Alla fine il pubblico applaude, anche se alquanto frastornato.