Il Bafometto: Pierre Klossowski e il "gran rifiuto" di Carmelo Bene

Verniss@ge
VENEZIA - Diciassette disegni e quattro studi per documentare la collaborazione e testimoniare la profonda amicizia che legava Carmelo Bene e l'intellettuale francese Pierre Klossowski, fratello del pittore Balthus. Questo il corpus della mostra Pierre Klossowski - Il Bafometto che inaugura giovedì 1° febbraio presso la Fondazione Bevilacqua La Masa - Galleria di San Marco e che resterà visitabile sino al prossimo 26 marzo. Appena dopo la celebrazione di Klossowski offerta dalla Whitechapel di Londra, nonché prima di quella che gli tributerà il Centre Pompidou di Parigi, la BLM di Venezia è fiera di potere portare a conoscenza del pubblico anche questo nucleo compatto e inedito di disegni. Aflato mistico e religioso, paura dell’omosessualità, del desiderio erotico perverso; omaggia Sade e a Foucault, due diversi maestri della liberazione dal potere e dalle sue catene; gioventù e suicidio… questi e altri temi scandalosi sono al centro della mostra. Il soggetto attorno a cui si svolgono i grandi cartoni a matita, infatti, in cui le figure hanno quasi sempre dimensione reale, è quello di un giovane attraente, un efebo vestito alla medievale – la vicenda è ambientata nel Medioevo più oscuro come metafora dell’inconscio e del represso. Il giovane è continuamente preda dei Templari medesimi, che lo adorano ma al contempo lo torturano e lo inducono all’impiccagione. A ispirarli è Bafometto, il loro idolo e la divinità delle streghe, il centro del Sabbat. Il nome è composto di tre abbreviazioni, che insieme significano Il padre del tempio della pace universale tra gli uomini. Alcuni teologi pensarono che Bafometto fosse una figura allegorica e magica dell’Assoluto. Simboli come la triade, i corni, la torcia ne sottolineano l’intelligenza. Per altri aspetti, quelli più legati alla materialità, esso sembra anche legato al regno animale e al mondo della riproduzione. Le sue mani bianche mostrano la santità del lavoro. Figura androgina, ci parla della rivelazione che ciascuno può avere attraverso l’uso dell’intelligenza. Molti templari confessarono di aver visto questo idolo, dalla testa deforme e dagli occhi fiammeggianti. Altri hanno detto che si accompagnava a un teschio umano. Per tutti – e di qui il suo scandalo – egli era la rappresentazione di un sapere che poteva raggiungere la divinità tramite il solo pensiero, o comunque soltanto l’uso di facoltà umane. Era il simbolo di quei misteri che l’uomo è in grado di trovare per decifrare il mondo, privando così della maggior parte del loro potere i sacerdoti e i potenti che pensano di detenere la verità. Attraverso questa vicenda torbida, in cui l’oscuro serve a portare alla luce ciò che è nascosto, Klossowski/Bafometto ci mostra allora tutta la nostra capacità di ricerca spirituale, da un lato, e di ribellione dall’altro. Pierre Klossowski è nato a Parigi nel 1905, dove è vissuto fino al 2001. Fratello del pittore Balthus, come questi divenne adulto vedendo passare da casa la crema intellettuale d’Europa: i genitori avevano infatti un circolo di frequentazioni in cui era facile sentire argomentare sul Marchese De Sade, Friedrich Nietzsche, Sooren Kierkegaard, tutti autori su cui in seguito egli stesso scrisse dei saggi che pubblicò su riviste di letteratura, filosofia e psicanalisi. Klossowski curò molti testi come traduttore dal tedesco e dal latino, è nota la sua versione francese dell’Eneide. Il suo lato creativo si espresse dapprima attraverso le lettere, scrivendo romanzi spesso dal contenuto perturbante. Negli anni Trenta partecipò all’attività culturale e politica delle avanguardie artistiche francesi, collaborando anche a progetti teatrali con Antonin Artaud. Negli anni Quaranta visse soprattutto come critico letterario e filosofico, pubblicando lavori su Reiner Maria Rilke, Georges Bataille, André Gide e ancora Jouve, Blanchot, Parain, Kafka, Barbey d’Aurevilly. I suoi rapporti personali più intensi furono quelli con il filosofo che teorizzava l’abietto, Georges Bataille; il pittore che sgocciolava sul foglio le sue scritture automatiche, André Masson; una serie di surrealisti della parola e dell’immagine, con cui fondò le riviste “Contre-Attaque” e “Acéphale”; al contempo, contribuì all’attività del prestigioso Collège de Sociologie. Il suo pensiero non è mai stato formulato in termini sistematici, ma si incentra sulla condanna ante litteram del fascino discreto della borghesia: una posizione che ha risvolti politici, contro il potere e qualsiasi costrizione, tanto profonda da avere influenzato pensatori Maurice Blanchot, Georges Foucault e Gilles Deleuze. La sua attività di pittore è relativamente poco nota, mescolata com’è a quella di intellettuale tout court. Le sue immagini sono eseguite sotto forma di disegni figurativi dal tratto curvo di una matita lieve, solo talvolta colorata in toni tenui. I temi scelti fanno però da contraltare a questa atmosfera di pastello, toccando i temi forti della sensualità, del sadismo, dell’erotismo a sfondo magico, di un mondo mistico dove l’amore e il diavolo finiscono per compenetrarsi. Carmelo Bene è nato a Campi Salentina, in provincia di Lecce nel 1937 Carmelo Bene è morto il 16 marzo 2002, nella sua casa romana, all’età di 64 anni. La pubblicazione della sua intiera opera letteraria presso Bompiani nel 1995 gli consentiva di orgogliosamente autodefinirsi un classico in vita. Aveva debuttato nel come attore 1959 con il Caligola" di Albert Camus diretto da Alberto Ruggiero; l’anno seguente diventa regista di se stesso con Spettacolo Majakovskij, commentato da musiche di Sylvano Bussotti. Nel decennio successivo si dedica a riletture radicalmente innovative e libere del Pinocchio di Collodi (1961), dello shakespeariano Amleto (1961), di Edoardo II da Marlowe (1963), di una Salomè da Oscar Wilde (1964), di Manon” da Prévost (1964), di Amleto” da Shakespeare-Laforgue (1967). Altrettanto radicali furono allora le critiche, che stroncarono questi esercizi di stile verificandone l’assoluta visionarietà. In seguito Bene approdò anche al cinema, nel ’68, con Nostra Signora dei Turchi” cui seguirono altri sei lungometraggi. Negli anni settanta mise in scena La cena delle beffe da Sem Benelli (1974), Romeo e Giulietta da Shakespeare (1976), S.A.D.E. (1977), Manfred da Byron (1979) finalmente con enorme riconoscimento. Negli ultimi vent'anni Carmelo Bene spinge il lavoro sull’attore e soprattutto il lavorìo sulla voce verso limiti di estrema sensibilità e al contempo irruenza, ponendolo al centro dell’avanguardia internazionale. Nel 1988 venne chiamato a dirigere la Biennale Teatro, che si riassunse in un colossale fallimento organizzativo nonostante alcuni capolavori in programma: tra questi riletture di Majakovskij, di Leopardi, dei Canti orfici di Dino Campana oltre a quella Hamlet suite messa in scena nel ‘94, ove al testo di Laforgue aggiunge musiche struggenti di sua composizione. Nel 2000 dà alle stampe il volumetto “Il mal de’ fiori”. Dal primo febbraio al 26 marzo 2007 Fondazione Bevilacqua La Masa - Galleria di San Marco Piazza San Marco 71c - VENEZIA Pierre Klossowski - Il Bafometto A cura di Raffaella Baracchi e Angela Vettese Vernissage: 1 febbraio 2007. ore 18.30 Orario: tutti i giorni, chiuso il martedì, 12-18 Biglietti: Intero 3 €, Ridotto 2 € Info: tel. 0415237819 info@bevilacqualamasa.it http://www.bevilacqualamasa.it/