Il bravissimo Giuseppe Battiston porta Orson Welles’ Roast nella Sala bartoli del Rossetti di Trieste

Foyer
[img_assist|nid=26156|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Asolo (TV) - Genio infinito e grandissimo cialtrone. Senza nulla da nascondere, con ancora moltissimo da offrirci, sempre in grado di stupirci. È così che Michele De Vita Conti e Giuseppe Battiston – autori e, rispettivamente regista e interprete di Orson Welles’ Roast – desiderano ritrarre il grande artista statunitense, a cui dedicano uno spettacolo-omaggio, costruito secondo un modello del tutto particolare, il “roast”. Orson Welles’ Roast, prodotto da Fondazione Teatro Piemonte Europa in collaborazione con IMAIE, forte di un successo pieno che lo ha accompagnato fin dal debutto, arriva alla Sala Bartoli dello Stabile regionale, dove replica dal 19 al 24 gennaio nell’ambito del cartellone altripercorsi. Nei paesi anglosassoni il roast (che letteralmente vuol dire “arrosto”) è una forma di spettacolo, concepito come un “elogio al contrario”: una serata in cui una celebrità viene “raccontato” sul palcoscenico da amici, nemici e colleghi, attraverso aneddoti, storie vere e non vere, panegirici feroci… Un evento, insomma, che può prevedere momenti di humour molto spassosi, ma anche parentesi piuttosto “insultanti” e passi di dura critica: i personaggi pubblici però se li autoinfliggono volentieri – armati di pazienza e ironia – certi che per tradizione “essere arrostiti” in questo modo, rappresenti un onore riservato a pochi. Stando a quanto si sa di Orson Welles, del suo carattere forte e beffardo, della sua acuta intelligenza, si può di certo concordare con gli autori, sul fatto che avrebbe accettato e forse addirittura gradito molto un roast. Inoltre Michele De Vita Conti e Giuseppe[img_assist|nid=26158|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=424] Battiston hanno immaginato come sarebbe oggi un breve incontro con lui, ed è anche questa la dimensione che portano in scena nello spettacolo. Che farebbe se potesse, magari solo per un’ora, ritornare nel presente? Sorriderebbe bonario di questi nostri folli “tempi moderni” o li troverebbe orrendi e si scaglierebbe in una delle sue invettive? Oppure spenderebbe il suo tempo a raccontarsi, parlandoci della sua vita, dei suoi film, dei suoi lavori a teatro? O indugerebbe nel narrare aneddoti ed episodi curiosi della sua sterminata carriera, regalando magari qualche segreto della sua irraggiungibile tecnica interpretativa? Un’ipotesi ci viene proprio da Orson Welles’ Roast, esempio interessante e fantasioso di drammaturgia contemporanea che fin dall’esordio ha conquistato pubblico e critica, come pure la prova da protagonista di Giuseppe Battiston, uno degli artisti più apprezzati delle nostre scene. Sensibile, generoso in ogni interpretazione, Battiston si è imposto velocemente all’attenzione del mondo dello spettacolo: friulano, diplomato alla scuola “Paolo Grassi” di Milano, ha debuttato a teatro nel 1989 raccogliendo in pochi anni risultati e premi molto ambiti. Nel 1994 recitava sul palcoscenico dello Stabile regionale in Intrigo e amore di Schiller, diretto da Nanni Garella, solo due anni dopo otteneva il Premio Ubu per Petito strenge per la regia di Alfonso Santagata, poi il “Moret d’Aur”, collezionando successi firmati da Roberto Andò, Cristina Pezzoli, Fausto Paravidino… Ugualmente alto il suo percorso cinematografico: tutti ricorderanno lo spiritoso investigatore di Pane e tulipani, ma anche le notevoli interpretazioni in Chiedimi se sono felice di Aldo, Giovanni e Giacomo, Agata e la tempesta di Soldini, La tigre e la neve di Benigni, La bestia nel cuore della Comencini, Non pensarci di Zanasi, Venaria Reale Peopling the palaces di Greenaway e nel recente Si può fare di Giulio Manfredonia. Sfoderando un deciso accento inglese, l’immancabile sigaro e un accappatoio bianco, Battiston diventa ora Orson Welles, e ne restituisce tutto lo straordinario temperamento: un compito non facile. Una parabola straordinaria la sua, ma connotata anche da impedimenti gravi che seppe superare senza compromettere mai la sua vena creativa, né la sua fantasia: per sintetizzare in due titoli la sua personalità, potremmo pensare a un gioiello assoluto della storia del cinema, come il suo Quarto potere e alla memorabile trasmissione radiofonica La guerra dei mondi, con cui riuscì a convincere l’America che fosse in atto un’invasione di marziani, scatenando il panico. Scritto da Michele De Vita Conti e Giuseppe Battiston, interpretato dallo stesso Battiston e diretto da Michele De Vita Conti, lo spettacolo si avvale della musica originale di Riccardo Sala.   Stagione Teatrale 2009-2010 – altri percorsi Dal 19 al 24 gennaio 2010, ore 21:00 Domenica 24 gennaio, ore 17:00 Sala Bartoli del Politeama Rossetti, Viale XX Settembre, 45 - TRIESTE di Michele De Vita Conti e Giuseppe Battiston Orson Welles’ Roast con Giuseppe Battiston Regia di Michele De Vita Conti Musiche di Riccardo Sala Una produzione  Fondazione Teatro Piemonte Europa in collaborazione con IMAIE Biglietti: interi da 16.00,  ridotti 13:00 € Info: Teatro Stabile del Friuli-Venezia Giulia tel. 0403593511 info@ilrossetti.it www.ilrossetti.it