Il Mandato d'arresto europeo. Un convegno a Udine

UDINE - A poco più di due anni dall'entrata in vigore della legge che ha attuato anche in Italia il mandato di arresto europeo è già possibile mettere in evidenza luci e ombre di questo importante strumento messo a disposizione delle autorità giudiziarie operanti nei venticinque Paesi dell'Unione europea. D i questi temi si parlerà nel convegno internazionale "Il mandato d'arresto europeo: un primo bilancio", organizzato dalla Associazione nazionale della Polizia di Stato-sezione di Cervignano del Friuli (Udine) e dalla facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Udine, che si terrà venerdì 26 ottobre, dalle 9.30, nel Salone del Parlamento del Castello di Udine. Dopo i saluti del prorettore Maria Amalia D'Aronco, introdurranno l'incontro Giovanni Ragusa, presidente della sezione di Cervignano del Friuli dell'Associazione nazionale della Polizia di Stato, e Andrea Scella, docente di Diritto processuale penale all'Università di Udine. Sono quindi previsti gli interventi di Giuseppe Gargani, presidente della Commissione giuridica del Parlamento europeo; Graham Watson, presidente del gruppo "Liberali, democratici e riformatori" all'Europarlamento; Enrico Marzaduri, docente di Diritto processuale penale all'Università di Pisa; Carmen Manfredda, vice rappresentante nazionale presso Eurojust, l'agenzia di cooperazione giudiziaria europea, e Lorenzo Del Giudice, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Udine. Alle 15.30 si terrà una tavola rotonda alla quale parteciperanno Vittorio Borraccetti, procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Venezia; Guido Calvi, vicepresidente della Commissione Affari costituzionali del Senato; Daniele Grasso, componente della Giunta dell'Unione camere penali italiane, e Massimo Tosi, direttore dell'ufficio Relazioni internazionali di Polizia del ministero dell'Interno. Ideato al fine di superare le farraginosità dei meccanismi di estradizione, il mandato di arresto europeo è una richiesta fatta da uno Stato dell'Unione per ottenere l'arresto e la consegna di una persona ricercata che si trova in un altro Stato membro. La richiesta può essere presentata a fini processuali, perché nei confronti della persona ricercata si deve ancora celebrare un processo, oppure a fini esecutivi, perché nello Stato richiedente il processo si è già concluso con una sentenza di condanna a una pena privativa della libertà personale. Non è previsto, a differenza di quanto accade nelle estradizioni, il filtro dell'autorità politica, e cioè del ministro della giustizia. I giudici degli Stati aderenti all'Unione possono, quindi, dialogare direttamente tra loro, con minor dispendio di tempo e senza il rischio di ingerenze. "Si tratta - osserva il coordinatore scientifico del convegno, Andrea Scella -, di un notevole passo avanti nella cooperazione giudiziaria tra Stati, in vista di un obiettivo ultimo rappresentato dal mutuo riconoscimento delle decisioni penali". Ma, accanto all'indubbia efficacia di uno strumento necessario per contrastare una criminalità che ormai non conosce più frontiere, "c'è l'esigenza - sottolinea Scella - di evitare interpretazioni che mettano a repentaglio le irrinunciabili libertà garantite dalla nostra Costituzione. Per questo motivo, è essenziale che le potenzialità e i limiti del mandato di arresto europeo siano messi a fuoco attraverso analisi che sappiano cogliere tanto i grandi orientamenti giurisprudenziali delle Corti supreme, quanto le problematiche applicative emerse sul territorio". Il convegno, realizzato con il sostegno della presidenza del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, della Provincia di Udine e della Fondazione Crup, gode del patrocinio del Parlamento Europeo, del ministero dell'Interno, della Regione, della Provincia e del Comune di Udine e della presidenza nazionale dell'Associazione nazionale Polizia di Stato.