Il singolare duo Capossela – Brunello cattura il pubblico del Verdi

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[img_assist|nid=10204|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]PORDENONE - Un dolore acuto e affascinante trasuda dal legno degli strumenti e dalla voce. Sono le 21.00 circa e Mario Brunello, sale sul palco con il suo violoncello; subito dopo, un uomo dai pantaloni bianchi inseriti in stivali da cavallerizzo, si dirige verso il microfono, con indosso una camicia di forza dalle estremità non legate.

E' Vinicio Capossela, intrappolato nella camicia di Nasso, simbolo della nostra passione; reincarnato Michelangelo, ucciso dalla bellezza che crea e da cui non è stato messo a riparo, ne canta le Rime, la cui naturale fisicità e musicalità le rendono materia corporea. Capossela, a volte come un sibilo, altre come rantolo o come urlo disperato, canta il lamento insito nella tensione alla bellezza, stretto nella passione e nell'amore, il cui desiderio di bellezza brucia e consuma anche la pelle. Il concerto ha inizio con la title track Fuggite amanti amor , brano che dà il titolo allo spettacolo per cui si è registrato il tutto esaurito. Seguono Non posso altra figura immaginarmi e Ogni van chiuso, ogni coperto loco, tutte e tre musicate da Philippe Eidel, ed incise qualche anno fa per il suo disco Renaissance.
Le altre sette rime sono frutto della volontà di Capossela di[img_assist|nid=10205|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=427] cavare con l'arco il suono dal legno; anche le luci rosse o violacee fanno della sofferenza la ferita viva che si materializza con le parole e la musica, capaci insieme di creare un momento poetico in cui non si è in grado di distinguere la poesia della parola da quella della nota.
La malinconia dei suoni si percepisce nell'imponenza del violoncello, che invade o accompagna silenziosa la flebile e profonda voce di Capossela. Il suono del theremin di Vincenzo Vasi fa materializzare gli spettri maligni e le voci dell’altrove, accompagnando come una litanìa molte delle composizioni proposte. La fatica, la tensione e la bellezza sono così palpabili da far trattenere il fiato all'ascoltatore, come per non disturbare. E' la volta poi delle Lamentazioni, sette brani in cui il dolore si fa più malinconico e dolore di privazione. Due lamentazioni strumentali, eseguite dal sempre preciso Brunello e dal validissimo Paolo Pandolfo alla viola da gamba, poi Il lamento della ninfa di Claudio Monteverdi e l’Erbame dich da La passione secondo Matteo di Johann Sebastian Bach; la voce di Capossela prende corpo e "coraggio", mentre lui, inginocchiato come in preghiera, canta senza tenebrosità. Il lamento è l'unico lenitivo, è .
Seduto al piano, il bellissimo Fazioli recentemente acquisito, intona l'inedita Noli me tangere, ispiratagli dal dipinto attribuito al Pontormo. Sono rinato alla vita per non poterti toccare. Sono con te, dentro di te, nella fede fidati. E respira. Un progetto unico, questo Fuggite amanti amor, universale nel suo abbraccio e nella sua attualità e che si è sviluppato nel corso degli anni fino ad assumere, ora, una dimensione artistica completa e profonda e a divenire un concerto di fatica, tensione, bellezza.
Un concerto che canta l’amore soprattutto, e la bellezza, come qualcosa che priva di se stessi o come foco… e il non riparo dalla bellezza, dal volto amato, che per il poco spazio degli occhi par che entri, e s’avvien che trabocchi…