Inaugurato alla presenza del ministro Fabio Mussi l'Anno Accademico dell'Università di Udine

Università Udine
UDINE - Lo scopo dell’università è quello di rispondere ad un bisogno. Un bisogno primario non solo dei giovani, ma anche del sistema economico, e ormai sempre più di tutti gli ambiti della società. Un bisogno di creazione e di diffusione di conoscenza e di innovazione, di metodo scientifico, di razionalità. Bisogni che vanno di pari passo con la libertà e costituiscono diritti umani irrinunciabili. L’appello che il rettore Furio Honsell ha rivolto, nel suo discorso inaugurale dell’anno accademico 2007-2008 dell’ateneo friulano, al ministro dell’università e della ricerca Fabio Mussi per aumentare le risorse da destinare all’ateneo di Udine ha preso le mosse dalla finalità stessa che l’università assume nel terzo millennio, non più torre di avorio mirante a coltivare erudizione e difendere il potere di una conoscenza elitaria, ancorché elevata, ma “università aperta, che arricchisce e si arricchisce delle eccellenze della comunità al servizio della quale si pone, che sa valorizzare e capitalizzare le vocazioni del suo territorio, mettendole in rete con le eccellenze presenti a livello globale. Il sottofinanziamento. La situazione ormai è nota. Dall’analisi della Commissione tecnica per la Finanza pubblica (riportata nel Patto per l’Università e la Ricerca), l’ateneo udinese è il 4° ateneo più sottofinanziato in Italia, con una percentuale che negli ultimi anni oscilla tra il 18% e il 23%, per un importo di circa 15 milioni di euro annui. Paradossalmente, l’università di Udine è tra i primi atenei in Italia sul fronte dei risultati secondo i modelli di valutazione ministeriali, ma rischia, in assenza di una revisione dei criteri di finanziamento all’università che riconoscano effettivamente i risultati e un’accelerazione del riequilibrio del Fondo di finanziamento ordinario, di dover ridurre drasticamente i servizi per la didattica e la ricerca. La scorsa finanziaria ha istituito l’Agenzia Nazionale di Valutazione. Ora però – ha invitato il rettore - non lasci passare un altro anno per varare il suo regolamento, deve funzionare al più presto per incidere sul riparto delle risorse. L’alleanza delle autonomie. Se in questi anni l’ateneo è riuscito a svilupparsi e a mantenere la qualità è soltanto grazie al sostegno della Regione e del territorio. Quella che si è realizzata a Udine è veramente un’alleanza di autonomie – ha sottolineato Honsell - mentre a livello statale, ha prevalso l’assenza di strategie e di risorse. Ma ciò che più ha pesato è che queste risorse, indipendentemente dal fatto che sono significativamente inferiori di quanto lo siano negli altri paesi avanzati e che l’Italia di questo passo non raggiungerà mai gli obiettivi di Lisbona, vengono ripartite secondo il peggiore criterio, ovvero l’assenza di un criterio. La proposta: un accordo di programma con Regione e Stato. Il supporto della Regione è stato decisivo per tanti progetti, dal Parco scientifico e tecnologico alla Scuola superiore, fino allo sviluppo edilizio, ma la criticità della situazione economica è tale da costringere il Rettore ad un’ulteriore richiesta: Invito la Regione ad un accordo di programma anche per sostenere le spese di funzionamento ordinario dell’Università. Non solo. Sarebbe prioritario – ha continuato Honsell - che anche il ministero potesse entrare in questo accordo. Penso che abbiamo dimostrato di essere un laboratorio universitario efficace, dinamico, reattivo, raccordato al suo territorio. Non ci lasci strangolare. Pensi a tutto quello che potremmo fare se anche solo per un anno ricevessimo i finanziamenti che ci spettano dal modello di riequilibrio, ci basterebbe la metà di quanto meritiamo. La finanziaria. La bozza di finanziaria 2008 presentava numerosi elementi positivi rispetto al passato che poi il maxiemendamento ha azzerato. Solamente un mese fa ci illudevamo che ci fossero dei segnali postivi, ancorché deboli, ma alcuni provvedimenti recenti ci hanno però completamente deluso E quei pochi fondi che prima si poteva sperare venissero divisi per merito – ha ricordato Honsell - si sono trasformati in fondi per altri scopi, alcuni donati ope legis. Qualche esempio? La scuola di eccellenza di Lucca, il consorzio di biotecnologie di Napoli, l’università di Urbino. Iniziative specifiche, ma non uniche a livello italiano. Cos’hanno queste di diverso dalle altre? Dov’è la trasparenza e il merito? ha chiesto il Rettore, ricordando che il Friuli con serio impegno e sacrifici finanzia i suoi Consorzi di Ricerca e la Scuola superiore. Negli ultimi anni – ha detto Honsell - ci sono piovuti addosso una ridda di decreti, che però non fanno che disorientare soprattutto chi cerca di operare rigorosamente. Il suo stesso ministero ormai, come si è visto, non sa come interpretare le norme della finanziaria se non a fine anno. La riforma della didattica. L’Università di Udine è pronta per applicare la riforma prevista dal decreto ministeriale 270/04 già dal prossimo anno. “Se le pastoie burocratiche del Cun e del Ministero non ce lo impediranno – ha detto Honsell - la applicheremo a tutte le lauree triennali, di quasi tutte le Facoltà. La riforma ci permetterà di ridurre la frammentazione didattica e di razionalizzare i percorsi, così da fornire servizi sempre migliori e trasparenti”. Il nuovo assetto delle lauree triennali deve essere soprattutto metodologico, anche se saranno comunque individuati alcuni precisi percorsi professionalizzanti. I numeri. L’Università di Udine conta oggi 10 facoltà e 28 dipartimenti, offre 44 corsi di laurea triennale e 49 di laurea magistrale, ha attivato 20 master, 20 dottorati di ricerca, 32 scuole di specializzazione. Opera su un campus diffuso. Oltre alla sede centrale di Udine, l’ateneo ha sedi a Pordenone, Gorizia, Cormòns, Gemona e Tarcento e con varie iniziative a Cividale, Gradisca d’Isonzo, Tolmezzo e Mestre. Muove oltre 20 mila persone: 735 tra docenti e ricercatori, oltre 600 tra tecnici e amministrativi, un migliaio tra assegnisti di ricerca, borsisti, specializzandi e dottorandi di ricerca. Lo scorso anno gli iscritti sono stati 16.408, gli immatricolati 4.418, i laureati 2.902. Dalla sua nascita ad oggi, ha conferito ben 23.260 lauree. Gli studenti voglio ancora sperare. Non chiamateli “bamboccioni”, perché i giovani non hanno smesso di sperare e di lottare per il loro futuro. E fra le loro “speranze”, una è proprio quella legata all’università, “come luogo di incontro tra persone e di approfondimento delle proprie passioni”, come ha evidenziato il presidente del Consiglio degli studenti, Giovanni Benedetti. “Gli anni dell’Università - ha detto - sono per lo studente anni di formazione, cioè anni in cui acquisisce competenze e soprattutto apprende un metodo. Ma oltre a questo aspetto, se vogliamo tecnico, gli anni dell’università sono un’occasione insostituibile di Educazione, cioè di crescita personale e di scoperta del reale”. Ed è proprio per questo che l’università “è per natura un luogo in cui la speranza trova conferma e concretezza. Per il fatto stesso di esistere, l’Università genera speranza”. Tre secondo gli studenti i fattori necessari per raggiungere questo obiettivo: che gli studenti siano appassionati di quello che studiano e investano anche il proprio tempo libero (le associazioni per questo sono fondamentali), che abbiamo bravi maestri (difficili da trovare perché anche loro devono vivere con passione didattica e ricerca per poterle trasmettere allo stesso modo), che ci siano le condizioni “strutturali” come aule, ordinamenti didattici. “Da questo punto di vista molto è stato fatto negli anni scorsi – ha riconosciuto Benedetti -, ma molto resta ancora da fare”. Fra le priorità, gli spazi nel polo scientifico, l’ampliamento degli orari di apertura delle biblioteche, l’introduzione del decreto 270 per migliorare gli ordinamenti esistenti. Il personale tecnico e amministrativo vuole contare di più. A chi li definisce burocrati e restii al cambiamento, i dipendenti tecnici e amministrativi rispondono che non è una loro scelta “la quantità di provvedimenti legislativi che nel corso degli ultimi anni hanno inondato le scrivanie, provvedimenti che ben lungi dal perseguire gli sbandierati concetti di efficienza ed efficacia hanno rappresentato un passo indietro nei processi di riforma della Pubblica Amministrazione”. E a chi ancora oggi pensa che devono essere sempre loro i primi su cui operare i tagli per far fronte alle continue emergenze finanziarie, “forse perché non rappresentano il cosiddetto “core business” dell’Università”, ricordano che è anche grazie al lavoro del personale amministrativo che gli studenti si iscrivono, arrivano a laurearsi e pagano le tasse, che i finanziamenti alla ricerca arrivano a destinazione e vengono spesi e rendicontati, che i libri vengono acquistati e catalogati nelle biblioteche, che l’università si è fisicamente espansa su tutto il territorio. E l’elenco potrebbe continuare a lungo. Per questo il personale tecnico e amministrativo chiede di poter contare di più, come ha ricordato il rappresentante del personale, Maurizio Pisani. In particolare nelle elezioni del Rettore, tema su cui, dopo un’auspicata riforma dello Statuto, il personale “ha visto frustrate le sue legittime aspettative. Per la seconda volta, la richiesta di allargamento della base elettorale del Rettore, col voto ponderato di tutto il personale tecnico-amministrativo, è stata respinta. Il risultato paradossale che ne è seguito è stato che il nostro peso è addirittura diminuito: nelle ultime elezioni, il personale tecnico amministrativo ha avuto a disposizione all’incirca un voto ogni settanta del personale docente e ricercatore”. Fra gli altri temi “caldi”, quello dei “precari” (“positivo il processo di stabilizzazione di oltre una cinquantina di dipendenti, ma l’obiettivo è un’assunzione a tempo indeterminato, possibilità gravemente compromessa dal taglio dei finanziamenti e dal raggiungimento della soglia del 90%”), la riorganizzazione della struttura amministrativa (“che al momento sta segnando un po’ il passo”), la valutazione del personale (“serve qualche correttivo perché le regole attuali non sempre danno risultati soddisfacenti e difettano nel porre degli obiettivi concretamente perseguibili nella crescita professionale”). Dopo la relazione del Rettore e gli interventi dei rappresentanti del personale tecnico e amministrativo e degli studenti, la cerimonia è proseguita con la prolusione della prof. Cristiana Compagno, ordinario di Strategie d’impresa, che ha analizzato Il capitale nell’economia della conoscenza: ricerca, formazione, innovazione. L’intermezzo audiovisivo quest’anno è stato affidato agli studenti del corso di laurea in Scienze e tecnologie multimediali Alberto Lot e Andrea Alzetta, che, sotto la supervisione dei docenti Gabriele Coassin e Marco Rossitti, hanno realizzato il video “Copiaeincolla”. Il bilancio di Cecotti: senza università, Udine avrebbe perso questo futuro. L’applauditissimo intervento del sindaco di Udine, Sergio Cecotti, ha voluto sottolineare il ruolo fondamentale dell’ateneo friulano per la crescita culturale ed economica del capoluogo friulano negli ultimi anni. Senza università, questo futuro lo avremmo perduto ha detto Cecotti, ricordando che la qualità di una università dipende in modo cruciale dalla materia prima che essa lavora, cioè dalla qualità dei suoi studenti. E da questo punto di vista, Udine non ha niente da invidiare a nessuno, visto che, come emerge dall’ultimo studio Ocse, gli studenti friulani sono i migliori al mondo, insieme ai finlandesi. Dichiarandosi anche per questo ottimista sul futuro del Paese e del Friuli, Cecotti si è unito alla protesta del rettore Honsell per le risorse, “assolutamente inadeguate”, che lo Stato riconosce all’università di Udine. Deve spiegare al suo collega dell’Economia – ha detto Cecotti a Mussi – che l’Università di Udine contribuisce alla crescita del Pil del territorio, generando extra-gettito tributario. È nell’interesse di Padoa Schioppa, quindi, metterla in grado di continuare a generare questo extra-gettito, tanto più che, secondo Cecotti, l’ateneo friulano fa parte di quel 25% del Paese che non si arreso al declino e che, come dice il Censis, trascinerà l’altro 75% fuori dal baratro. La proposta di Illy: una “devolution” per l’università. Il presidente della Regione, Riccardo Illy, ha confermato il sostegno della Regione nei tre settori dell’edilizia, di alcuni corsi specifici e per le iscrizioni alle facoltà scientifiche. Non ha invece potuto accogliere la proposta del Rettore Honsell di allargare il sostegno anche al funzionamento ordinario dell’ateneo, perché questo è compito dello Stato. Anche il presidente della Regione, infatti, si è unito agli appelli di Honsell e di Cecotti nel richiamare il ministro a erogare risorse in maniera adeguata e ha lanciato un’ulteriore possibilità per poter concretamente aiutare l’università: Potremmo chiedere un trasferimento delle competenze che riguardano l’università dallo Stato alla Regione, e su questo sono disposto a confrontarmi con Mussi e Prodi. La risposta di Mussi: stiamo puntando sulla valutazione. In chiusura l’intervento del ministro dell’università e ricerca Fabio Mussi, che non ha dato risposta precisa alle richiese di maggiori finanziamenti del rettore Honsell, ma ha ribadito la necessità di distribuire le risorse dopo una valutazione dei risultati (l’agenzia di valutazione Anvur sarà operativa a metà anno) e ha ricordato che l’incremento di 230 milioni, anche dopo essere stato decurtato dal maxiemendamento, è il più alto realizzato negli ultimi 15 anni. Una quota crescente del fondo penso sarà assegnata sulla base della valutazione. Il sottofinanziamento dell’università di Udine emerge dai dati della Commissione tecnica funzione pubblica: il messaggio quindi è arrivato anche agli atenei sovra finanziati che potranno aspettarsi soltanto un peggioramento della loro situazione”. Il ministro ha poi ricordato come l’unico “tesoro” che l’università può spendere è quello della reputazione. E allora “difendere la reputazione dell’università e della ricerca anche combattendo casi di mala università è uno dei modi per avere anche un ritorno economico. Numerose le autorità presenti. Hanno partecipato i vertici di 19 università italiane e straniere: i rettori degli atenei di Trento, Trieste, Ca’ Foscari di Venezia, Sissa di Trieste, Szombathely (Ungheria), Yaoundé II (Camerun) e del Birla Science Centre di Hyderabad (India); i delegati delle università di Padova, Reggio Calabria, Iuav di Venezia, Verona, Belgrado (Serbia), Koper e Maribor (Slovenia), Rijeka e Zadar (Croazia), Sarajevo (Bosnia ed Erzegovina), Yaoundé I (Camerun) e Windsor (Canada). Saranno inoltre presenti gli ambasciatori di Capo Verde e della Guinea Equatoriale. Fra i rappresentanti degli enti legati al mondo universitario erano presenti i presidenti dei Consorzi universitari di Gorizia, Nicolò Fornasir e di Giuseppe Pordenone Pavan, del Consorzio universitario del Friuli Giovanni Frau, del Comitato per l’università friulana Marino Tremonti e dell’Ente per il diritto allo studio universitario (Erdisu) di Udine Ferdinando Milano. Fra i rappresentanti delle istituzioni, il presidente del Consiglio regionale Alessandro Tesini, gli assessori regionali Enrico Bertossi, Roberto Cosolini, Michela Del Piero e Franco Iacop, il consigliere regionale Cristian Franzil, i parlamentari Ivano Strizzolo, Carlo Pegorer e Renzo Travanut, il presidente della Corte d’Appello di Trieste Carlo Dapelo, l’arcivescovo di Udine monsignor Pietro Brollo, il Questore di Udine Giuseppe Padulano e Arnaldo Baracetti del Comitato per l’autonomia e il rilancio del Friuli. Per le categorie economiche erano presenti i presidenti della Camera di commercio di Udine, Giovanni Da Pozzo, e di Pordenone Giuseppe Pavan, i presidenti di Confindustria regionale Adalberto Valduga, e della provincia di Udine Adriano Luci, della Coldiretti di Udine Rosanna Clocchiatti, di Confagricoltura regionale Giorgio Colutta, di Udine e Gorizia Fiere Sergio Zanirato. Dopo la consegna dei riconoscimenti al personale collocato in quiescenza, l’inaugurazione si è conclusa con il tradizionale canto del Gaudeamus. La cerimonia è ascoltabile on demand in differita sul sito della radio d'ateneo all’indirizzo www.uniud.it/wru.