L’Odissea di Mario Perrotta chiude la programmazione del Verdi di Pordenone prima della pausa natalizia

Foyer
[img_assist|nid=16765|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]PORDENONE – Questa sera mi affitto due musicisti, li porto nella piazza del paese e faccio il botto! Stasera succede un casino…. Così entra in scena Telemaco - figlio di un Ulisse mai tornato - e comincia il suo spettacolo d’arte varia. Non risparmia nulla, a se stesso e agli altri: racconta, come sa e come può, la sua versione dei fatti. E ogni sentimento si fa carne viva sulla scena e diventa corpo, parole in musica, avanspettacolo, versi sciolti e danza, odissea a brandelli di un ragazzo che non sa tenere insieme i cocci di una storia - quella di suo padre - che non sta più in piedi. Per Telemaco il tempo dell’attesa è scaduto: è ora di fare spettacolo. Odissea, un'originale rilettura delle vicende narrate da Omero trasferite nell'Italia di oggi - inedito viaggio teatrale della Compagnia del Teatro dell’Argine, alla ricerca di un corto circuito tra mito e cronaca – è lo spettacolo che, il 18 e 19 dicembre, chiuderà la programmazione del Teatro Verdi di Pordenone prima della pausa natalizia. Sarà in scena alle 20.45, nella Sala prove del Teatro, inserito nella rassegna “Interazioni” e vedrà sul palco, oltre al protagonista Mario Perrotta, narratore di spicco nel panorama del teatro italiano. i musicisti Mario Arcari (oboe, clarinetto, batteria) e Maurizio Pellizzari (chitarra, tromba) Mario Perrotta, narratore di spicco, già protagonista di due fortunati spettacoli (Italiani Cìncali! e La turnàta) sull’emigrazione in Belgio e in Svizzera dei nostri lavoratori negli anni ‘ 50, coraggiosamente prova a cambiare strada. Nell’Odissea è ancora solo alla ribalta, ma la sua scelta espressiva sembra trascendere la narrazione vera e propria per orientarsi a una più ampia forma di monologo, mentre il taglio “civile” lascia il posto a un’inquieta vena introspettiva. Il testo svela guizzi di forte tensione poetica: il racconto – bellissimo – dell’incontro col Ciclope, che è il momento più vicino al poema omerico, e[img_assist|nid=16767|title=|desc=|link=none|align=right|width=299|height=640] poi la figura di Antonio, il pescatore ritenuto dalla gente un po’ demente, che offre al ragazzo la risorsa delle sue infinite storie. Più in generale, prende qui risalto tutto ciò che riguarda proprio il mare, entità oscura e imprevedibile, forse la vera presenza centrale dello spettacolo. Ma il nucleo vivo della vicenda resta comunque il nodo di insanabile dolore che caratterizza l’identità di quel figlio cresciuto senza padre: un viluppo di sentimenti complessi, che gli impone di sostenere in pubblico le mirabolanti prodezze dell’uomo, e di esprimere dentro di sé un rancore sordo nei suoi confronti. Perrotta mette in questi umori l’eco di uno strazio profondo, forse non privo di richiami a un vissuto personale: torna anche qui, in ogni caso, quel tema della lontananza, che era anche la nota dominante dei due lavori sull’emigrazione. E proprio in questo senso l’attore pugliese è bravo a cogliere l’occasione per un’evidente crescita interpretativa, più ancora che drammaturgia. Interazioni Giovedì 18 e venerdì 19 dicembre 2008, ore 20.45 Sala prove del Teatro Comunale Giuseppe Verdi, via Martelli - PORDENONE Odissea da Omero Compagnia del Teatro dell’Argine con Mario Perrotta e con Mario Arcari: oboe, clarinetto, batteria Maurizio Pellizzari: chitarra, tromba Info: tel. 0434247624 www.comunalegiuseppeverdi.it