L’ultimo inquisitore, il ritorno di Milos Forman

ConSequenze

[img_assist|nid=6087|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Dopo sette anni di inattività, Milos Forman, regista di opere memorabili come Qualcuno volò sul nido del cuculo ed Amadeus, torna dietro la macchina da presa con un corposo film storico, L’ultimo inquisitore, e lo fa avvalendosi della sceneggiatura di Jean-Claude Carrière e di un cast internazionale di cui fanno parte attoroni del calibro di Javier Bardem, l’incantevole Natalie Portman e Stellan Skarsgärd. Siamo nella Spagna del 1792: una nazione corrotta, manovrata dal clero ed in piena corsa verso la guerra civile.

Il temibilissimo Tribunale dell’Inquisizione mette in atto i suoi ultimi orrori. Mentre il resto d’Europa è in subbuglio, a soli tre anni dall’assalto alla Bastiglia nella vicina Francia, in Spagna la fanno ancora da padroni il terrore e l’oscurantismo. Gli inquisitori girano come spie camuffate, pronte a pizzicare e a denunciare qualsiasi comportamento ritenuto a rischio. Anche la parola più banale, se travisata, può essere oggetto di persecuzione.

In questo clima opera Francisco Goya (Stellan Skarsgaard), il geniale pittore spagnolo che, malgrado tutto è riuscito ad entrare nelle grazie della monarchia, tanto da essere denominato il pittore di corte. Ma Francisco ha due anime: da[img_assist|nid=6088|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=427] un lato deve convivere con i potenti, che ritrae nelle sue opere in maniera molto realistica, non sottraendosi a disegnarli brutti e pieni di difetti; dall’altro, Goya registra e dipinge gli avvenimenti, la miseria e la bruttezza dell’epoca, con opere tuttora moderne e strazianti. Tra i clienti di Goya anche frate Lorenzo (Javier Bardem), uomo di Chiesa potente, ambizioso e pericoloso.
Musa ispiratrice del pittore è la bella Ines (Natalie Portman), figlia adolescente di un ricco mercante, Tomás Bilbatúa (José Luis Gómez), che viene ingiustamente accusata dall’Inquisizione,  torturata e costretta a confessare la sua presunta eresia. A nulla varranno gli appelli dei familiari al perfido Lorenzo: Ines resterà imprigionata, mentre Goya, per salvare la pellaccia e la sua arte, starà a guardare.
Dopo quindici anni lo scenario europeo muterà completamente: i francesi di Napoleone Bonaparte occuperanno la Spagna, Giuseppe Bonaparte si insedierà sul trono spagnolo, la Santa Inquisizione verrà abolita ed i prigionieri liberati. Irriconoscibile, Ines ricomparirà nella vita di Goya che, diventato completamente sordo, è riuscito a sopravvivere a ogni sommovimento. Così come ce l’ha fatta Lorenzo, divenuto un importante illuminato.
Ma gli inglesi di Wellington sono in procinto di varcare i confini tra Portogallo e Spagna e gli scenari sono destinati ad un nuovo tragico cambiamento. Al di là di un cast stellare (seppure Bardem prete pare decisamente una forzatura) e di dialoghi che tengono bene il ritmo e funzionano a dovere il [img_assist|nid=6089|title=|desc=|link=none|align=left|width=640|height=427]film di Forman non convince. L’accusa che gli si può muovere è quella di aver cercato di condensare troppo tematiche, senz’altro importanti, rimanendo un po’ troppo  in superficie, senza mai affondare l'analisi sul periodo che ci rappresenta e proponendoci personaggi privi di spessore.
Non si può mettere insieme una riflessione sul ruolo dell’artista nel mondo, proporre un quadro della situazione dell’epoca, con tanto di ideali disillusi, puntare l’indice contro le follie degli uomini, i disastri causati dall’ambizione, dalla sete di potere dell’uomo che mai come nel film di Forman è homo homini lupus di hobbesiana memoria. Insomma troppa carne al fuoco in una pellicola che finisce per far perdere ed annoiare lo spettatore. Ottimi spunti per una prova mancata.