La Presidentessa Ferilli seduce il pubblico pordenonese

Sipario

[img_assist|nid=3795|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=86]PORDENONE – Niente comicità sbracata, né battute volgari, e nemmeno l’onnipresente satira usa e getta che straborda dal piccolo schermo, ma teatro di gran livello, mai sopra la righe: tutto questo, e non solo, è La presidentessa, deliziosa pièce che abbiamo avuto il piacere di apprezzare lo scorso martedì 20 febbraio al Teatro Giuseppe Verdi di Pordenone, dove resterà in scena fino a domenica 25.

Ad interpretarla, in veste di protagonista, Sabrina Ferrilli, più bella che mai, che con questo spettacolo ha debuttato ufficialmente nel mondo della prosa, e per la prima volta in un ruolo comico, dopo tanti personaggi drammatici e tre musical.
Una Ferrilli in guêpiere, a dire poco spumeggiante, che incarna con vitalità, garbo e autoironia Gobette, la protagonista di questa commedia francese scritta dal duo Hennequin – Veber nel 1912 e adattata – nell’ambientazione e nella vis comica – al nostro Paese, dall’esperta e accattivante regia di Gigi Proietti.

Scritta da due dei più accreditati autori del vaudeville, La Presidentessa è la classica commedia degli equivoci, che si sviluppa in una trama ricca di colpi di scena, tra intrighi al limite del paradosso, tresche sentimentali, sotterfugi e divertenti qui pro quo. L’azione si svolge alla fine dell’Ottocento tra un piccolo paese di provincia e la centralissima Roma. Protagonista è Gobette, diva del teatro di varietà che, casualmente, introdotta nell’abitazione di un noto magistrato, l’irreprensibile Presidente di tribunale interpretato da Virgilio Zernitz, viene scambiata per la moglie di costui nientemeno che dal Ministro della Giustizia, il divertentissimo attore pugliese Maurizio Micheli, ufficiosamente in visita per verificare la moralità della magistratura. E a proposito di moralità, sarà proprio quella del Ministro a vacillare dato che, messa a dura prova dalla bellissima e disinibita Gobette, non durerà nemmeno lo spazio di una notte. Una volta sedotto il ministro, la Presidentessa Gobette farà promuovere il magistrato, e presunto marito, nella capitale favorendogli una carriera vertiginosa.
A questo punto la situazione si complica con l’intervento della vera moglie del magistrato. Quest’ultima, tutt’altro che giovane ed attraente, perfetta donna di casa, abile nel lucidare gli ottoni ma davvero poco affascinante (interpretata dalla perfetta Paila Pavese) cerca a sua volta di sedurre il Ministro di Giustizia (ora perdutamente invaghito di Gobette), convinta che quello sia l’unico modo per far fare carriera al marito e lasciare così la monotona vita di provincia.

Attorno a loro un cast che rivaluta l’importanza dei ruoli di spalla e dei caratteristi, a cominciare dal Capo di Gabinetto interpretato da Massimiliano Giovanetti, passando per l’applauditissimo capo usciere nordista Miro Landoni, intento a tramare trappole per l’inviso Ministro terrone, all’agente bilingue Gianni Cannavacciuolo, improbabile interprete, al disgraziato impiegato dalla folta capigliatura einsteniana Andrea Pirolli, l’amante del Ministro Daniela Tosco, per concludere con la figlia d’arte Susanna Proietti, luminosa interprete della figlia del Presidente che, colpita da una palla da tennis durante un soggiorno di studio a Londra, parla un fluente inglese ma ha dimenticato l’italiano tanto da farsi capire a soli gesti.
E sono tutti questi i personaggi coinvolti in questa commedia degli equivoci che si chiariranno solo alla fine dello spettacolo, quando tutti si ritroveranno nella hall di un albergo romano, dando vita ad un happy end travolgente.

Proietti sposta l’azione dalla Francia all’Italia, rendendo più riconoscibile una storia che presenta vezzi e vizi del potere e dell’umana natura e creando uno spettacolo di superba bellezza.
Cura maniacale del dettaglio e della caratterizzazione di ogni singolo personaggio, attori di classe molto elevata, scene bellissime di Alessandro Chiti, su pedane girevoli che non si è più tanto abituati a vedere sui nostri palcoscenici, una compagnia affiatata e due stelle: Sabrina Ferilli, in un ruolo che le è congeniale, libera anche dalle insidie della perfetta dizione italiana e perfettamente a suo agio nel ruolo di sciantosa dalla solare romanità, a cantare motivetti ammiccanti e Maurizio Micheli che, le tiene abilmente testa con garbo e leggerezza e regala allo spettacolo momenti veramente sublimi nelle maledizioni dialettali che riserva al proprio usciere fortemente nordista.
Uno spettacolo davvero ben riuscito, destinato ad un lungo successo, che fa ridere di gusto senza tapparci occhi ed orecchi ed anzi facendo riflettere sulla triste attualità socio – politica dei nostri giorni