L'Idiotas di Nekrosius al Toniolo di Mestre

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[img_assist|nid=25597|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Mestre (VE) - Ci siamo quasi: Nekrosius, uno dei più grandi registi contemporanei è già a Mestre per seguire di persona le ultime prove della sua nuova produzione Idiotas, lo straordinario spettacolo tratto da Dostoevskij che andrà in scena al Toniolo di Mestre da venerdì 4 a domenica 6 dicembre. In meno di vent'anni, il regista lituano Eimuntas Nekrošius, amatissimo e pluripremiato, è diventato uno dei maestri riconosciuti del teatro mondiale. Nonostante il nome difficile, l'origine baltica, il carattere riservato se non scontroso, un rapporto stretto e riservato fin quasi alla gelosia con i suoi attori, egli ha conquistato il pubblico europeo con un'arma antica quanto fuori moda oggi, la poesia. E lo ha fatto, e continua a farlo, mescolando il pubblico più difficile, di giovani e di "iniziati", con quello più popolare dei grandi teatri e degli abbonati. Il suo nome è conosciuto e rincorso da tutti, tutti desiderano esser commossi da lui, e dal suo potente linguaggio teatrale. Che può usare l'italiano, come è successo negli ultimi anni in diverse occasioni (ultima la sua Anna Karenina da Tolstoj, e prima i cechoviani Gabbiano e Ivanov) o il suo misterioso e musicale lituano materno.Come la sua lingua, che ha una fisionomia particolare, così è particolare l'indole di questo regista quasi cinquantenne. Fisico longilineo, che i capelli tagliati cortissimi accentuano con ruvidezza. Sguardo che sfugge, quando non se ne cattura per un attimo il riflesso grigio e luminoso. Conversazione asciutta, intervallata dalla ricorrente compagnia del fumo. Un uomo di poche parole. Tanto che è sua la distinzione tra i registi pratici e quelli teorici. I teorici sanno rivelare così bene le loro idee e i progetti dei loro spettacoli che poi le rappresentazioni risultano assai meno interessanti. I registi pratici mettono in scena, ma non sono capaci di spiegare i propri spettacoli. Io - dice non senza malizia - non tengo mai conferenze. Regista pratico, Eimuntas Nekrošius si esprime solo in lituano e le sue indicazioni raggiungono gli attori, se questi non parlano quella lingua, attraverso le parole degli interpreti. Parole da un'altra terra, distanti, misteriose. Tradotte risultano asciutte, precise, non una più del necessario.La lingua serve certo a comprendere meglio quanto egli ci [img_assist|nid=25603|title=|desc=|link=none|align=right|width=427|height=640]propone, ma Nekrošius comunica già moltissimo attraverso i corpi e le modulazioni vocali dei suoi attori, e ancor prima attraverso i segni elementari di cui dissemina il palcoscenico, a cominciare da quelli primordiali dei filosofi presocratici: acqua, aria, terra, fuoco... Con lui quei "materiali" di base divengono personaggi protagonisti, come l'acqua in forma di ghiaccio che dava contatto mutante al fantasma del padre del suo Hamletas. Che per altro vedeva nel ruolo protagonista la rockstar lituana Mamountovas: perché Nekrošius non disdegna affatto la contemporaneità e i suoi segni, altrimenti non potrebbe coinvolgerci fino all'ultimo respiro di spettatori.Quando era apparso le prime volte in occidente, tutti rimasero quasi scioccati dal suo teatro: ma quasi per il pudore di dover ammettere la magica, intima penetrazione che operava nei cuori degli spettatori, si cercava e si metteva in luce anche il valore "contenutistico", quasi a giustificare con se stessi quel sentirsi abbattuti e vinti dalla sua onda emotiva. Non era un'analisi sbagliata, ma forse insufficiente. Erano ancora gli anni ottanta, e insieme al Muro resisteva il colosso sovietico, di cui la piccola Lituania sembrava (e si sentiva) vittima schiacciata. In Pirosmani Pirosmani era facile identificare in quella forzata subalternità le favolose visioni del pittore georgiano che predicava l'insurrezione libertaria della sua terra contro gli zar nell'ottocento. E anche nello Zio Vanja il fatto che i contadini cantassero Va' pensiero evocava un qualche risorgimento necessario. Come pochi anni dopo anche le scattanti Tre sorelle, tutte luttuosamente vestite di nero, tutte nevrosi e polsi, quasi possedute da una ossessiva "musichetta" pianistica, esprimevano più che insofferenza, quasi martirio sdegnato rispetto alla guarnigione chiassosa e violenta che occupava la loro casa cechoviana.Poi Nekrošius ha cominciato a costruire i suoi capolavori shakespeariani (anche se Tre sorelle lascia un ricordo indelebile). E a colpi di grandinate emotive e visionarie, ha tracciato tragitti esistenziali ad altissima quota, che hanno aperto un modo nuovo per avvicinarsi e lavorare a Shakespeare. Totalmente rispettoso del testo e del racconto, ma in grado di rileggere le sue parole con semplicità paradossale quanto assoluta. Corpi massicci, materiali pericolosi, anime che volano, apparizioni lancinanti e fuggevoli quanto quelle devozionali. Un godimento per gli spettatori e per il pensiero. Intuizioni geniali di particolari infinitamente piccoli, in cui il limite umano può però annegare. Ha fatto storia quel frammento dell'Otello che Nekrošius preparava per la grande scena, e che in uno squarcio di Biennale rivelò il mare d'amore e morte di Otello e Desdemona dentro la pozzanghera ottenuta dall'acqua rovesciata da una mano.Visioni forti e fulminee, che valgono più di molto "realismo" e di tante spiegazioni, ma forse più vicini alla "rivelazione" di religiosa tradizione. Anche se la religione è quella dell'artista, e del suo tempo, e del suo fare teatro. L'abbiamo visto con chiarezza, da spettatori "occidentali", nel suo portare in scena il biblico Cantico dei cantici, come nei poemi dedicati alle Stagioni dello scrittore classico lituano Kristijonas Donelaitis. Ma ci siamo specchiati con lo stesso rispetto (e forse con una maggiore incontenibile angoscia) in quel Faust oberato dal peso dei tronchi di una intera foresta. Come il suo Macbetas, che aveva voluto condannato a portarsi sulle spalle il bosco che gli sarebbe stato fatale, irretito da tre streghe giovani belle e seduttive, che parevano aver il volto di antiche Tre sorelle... Ora Nekrošius, quasi avesse esaurito curiosità o interesse per il paesaggio del grande teatro europeo, pare volersi concentrare a scavare, e dar corpo, al grande romanzo. Lo scorso anno Anna Karenina, portata a umana e rustica (e quindi quotidiana) concretezza, lontana anni luce dal glamour di classe di Greta Garbo. Adesso va a confrontarsi con un altro romanzo epocale, a di Dostoevskij. E "l'idiozia" del principe Myškin e di Nastas'ja Filippovna è quella delle passioni e delle scelte, dell'ingenuità e dell'inadeguatezza davanti alla vita che pure procede su piccole cose: promesse e tentativi di matrimonio, viaggi all'estero, tradimenti virtuali e eredità fisicamente bruciate. Se le emozioni sono una bussola nelle tempeste della quotidianità, Nekrošius e la sua ruvida genialità possono indicarci come porci, oggi, rispetto alla innocenza quasi metafisica che Dostoevskij nel suo romanzo oppone al bieco "materialismo" dei costumi che vedeva diffondersi. Nato nel 1952, Eimuntas Nekrošius si è diplomato all'Istituto dell'arte teatrale Lunacarskij di Mosca (1978). Dal 1978 al 1979 ha lavorato al Teatro Giovanile di Stato di Vilnius, dal 1979 al 1980 al Teatro drammatico Kaunas. Dal 1980 ha ripreso l'attività con il Teatro Giovanile, dove ha realizzato le seguenti produzioni: La piazza di Yeliseyeva (1981), Amore e morte a Verona di Antanelis e Geda (1982), Pirosmani, Pirosmani, Un giorno più lungo di cento anni di Aitmatov (1983), Zio Vanja di Cechov (1986) e Il naso di Gogol (1991). Tutte le sue produzioni sono state premiate da vari festival teatrali in Lituania e negli Stati baltici e hanno partecipato con successo a molti festival teatrali internazionali, mentre Nekrošius ha vinto numerosi premi ufficiali nel campo artistico.Dal 1991 Nekrošius è stato incaricato della direzione del Festival Teatrale Internazionale Lituano LIFE, con cui ha realizzato Mozart e Salieri, Don Giovanni, Il festino durante la peste di Puškin (1994), Le tre sorelle di Cechov (1995) e Amore e morte a Verona (1996). Tutte queste produzioni sono state presentate a numerosi festivals internazionali importanti.Nel 1994 Nekrošius ha ricevuto un premio speciale come miglior regista dell'anno dal Sindacato Teatrale Lituano, nonché un premio dell'Assemblea baltica per Mozart e Salieri, Don Giovanni, La peste. Nello stesso anno Taormina Arte col patrocinio della Comunità Europea e dell'Unione dei Teatri d'Europa gli ha assegnato il Premio Europa per le nuove realtà teatrali.Nel 1997 Nekrošius ha realizzato una delle sue produzioni più fortunate, l'Amleto di Skakespeare, che ha partecipato a quasi tutti i principali festival teatrali europei ricevendo numerosi premi. Nel 1998 il regista è stato insignito del titolo di Gran Duca Gediminas 3rd Class e nello stesso anno ha ottenuto il Premio Nazionale della Lituania.Dal 1998 Nekrošius è direttore artistico del teatro studio Meno Fortas, fondato nello stesso anno. Nel 1999 ha prodotto il Macbeth di Shakespeare, che ha ottenuto il premio Golden Mask dei critici di teatro russi. Il 2 marzo 2001 ha debuttato a Venezia l'Otello di Shakespeare, che si è aggiudicato il premio per la Migliore produzione al MESS Festival di Sarajevo 2001 ed è valso a Nekrošius quello per il miglior regista. Lo stesso anno il drammaturgo anno è stato onorato del prestigioso premio internazionale K.S.Stanislavskij a Mosca.Nel 2002 Nekrošius si è lanciato nel campo della produzione operistica presentando il Macbeth di Verdi al Teatro Comunale di Firenze. Nel 2003 Nekrošius ha debuttato al Teatro drammatico nazionale di Vilnius con Le stagioni, la sua nuova produzione teatrale tratta dal poema epico dello scrittore classico lituano Kristijonas Donelaitis. Nello stesso anno ha ricevuto il premio del Ministero della Cultura lituano per il regista dell'anno (per Le Stagioni) e il Golden Mask del festival internazionale teatrale russo per la migliore produzione teatrale straniera. Sempre del 2003 è il Giardino dei ciliegi di Cechov con attori russi, la cui prima ha avuto luogo nel luglio 2003 a Mosca ed è stata salutata dai critici teatrali russi come una delle produzioni più memorabili di questo testo viste negli ultimi dieci anni. Nel 2001 il regista ha ricevuto a Mosca il prestigioso premio internazionale K.S. Stanislavskij.Uno dei lavori più poetici del 2004 è stata la produzione tratta dal Cantico dei Cantici del Vecchio Testamento realizzata da Meno Fortas, con cui Nekrošius prosegue la sua ricerca di nuove forme di espressione teatrali basate sull‘emozione e l‘espressione visiva. La produzione è stata accolta positivamente dal pubblico italiano, russo e lituano.Il 2005 è stato dedicato a due produzioni liriche, I bambini di Rosenthal di Desiatnikov, allestito al teatro Bolshoi di Mosca, e Boris Godunov prodotto dal Teatro Comunale di Firenze.Le ultime creazioni di Nekrošius sono uno spettacolo tratto dal Faust di Goethe realizzato da Meno Fortas (2006) e Le valchirie di Richard Wagner allestito al Teatro dell'opera e del balletto lituano nel 2007.Il 2008 è stato ricco di nuove produzioni: Eimuntas Nekrošius ha diretto Anna Karenina al Teatro di Modena e La leggenda della città invisibile di Kitezh al Teatro Lirico di Cagliari e al Bolshoj di Mosca. Stagione di Prosa  2009-2010 Dal 4 al 6 dicembre 2009 Teatro Toniolo, Piazzetta Cesare Battisti, 1 – Mestre (VE) il 4 dicembre, ore 19:00; il 5, 6 dicembre, ore 16:30 Nekrošius - Idiotas di Fedor Dostoevskij In lingua lituana con sovratitoli in italiano Traduzione lituana di Pranas Povilaitis   Regia, Eimuntas Nekrosius Scene,  Marius Nekrosius Costumi, Nadezda Gultiajeva Musiche originali, Faustas Latenas Luci, Dziugas Vakrinas   Il Cast: Lev Nicolaievitch Muishkin, Daumantas Ciunis Parfen Semionovych Rogojin, Salvijus Trepulis Nastasia Phillpovna Barashkoffa, Elzbieta Latenaite Aglaya Epanchina, Diana Gancevskaite Mrs. Epanchina, Margarita Ziemelyte General Epanchin, Vidas Petkevicius Adelaida Epanchina, Migle Polikeviciute Gania - Gavrila Ivolgin, Vaidas Vilius Generale Ivolgin, Vytautas Rumsas Varia - Varvara Ivolgina, Ausra Pukelyte Ferdyschenko, Vytautas Rumsas junior Sorella, Neringa Bulotaite Afanasy Totski, Tauras Cizas   Assistente alla regia, Tauras Cizas Suono, Arvydas Duksta Attrezzeria, Genadij Virkovskij Company manager, Audrius Jankauskas   Produzione: Meno Fortas Theatre Coproduzione: Vilnius - European Capital of Culture 2009, Fondazione Musica per Roma International Stanislavsky Foundation, Moscow Dialog Festival, Wroclaw Baltic House Festival, St. Petersburg in collaborazione con Lithuanian Ministry of Culture e Aldo Miguel Grompone   Biglietti: intero € 30,00, ridotto € 25,00, speciale € 15,00 Info: Ufficio Promozione e Comunicazione - Servizio Teatri e Spettacolo Tel. 0413969220/230 cultura.spettacolo.me@comune.venezia.it www.culturaspettacolovenezia.it   Foto di Dmitrij Matvejev