L'immigrazione e il suo impatto politico per la terza edizione del Venice Forum

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VENEZIA  – E’ stata presentata martedì 20 maggio presso l’Auditorium Santa Margherita la terza edizione del Venice Forum alla presenza del Prorettore alle politiche per la promozione e lo sviluppo della ricerca dell’Università Ca’ Foscari Antonio Marcomini, del Responsabile degli Affari Istituzionali e Internazionali di UniCredit Group, Giuseppe Scognamiglio, del presidente della Fondazione Venezia 2000, Aldo Bonomi e del Direttore di east, Vittorio Borelli. Forte di oltre 200 milioni di persone, il “popolo” dei migranti  oggi sfiora il 3% della popolazione mondiale:  una persona ogni  35 è un migrante. E’ un esercito che cresce a ritmo annuo che, a livello internazionale sfiora il 3 per cento, e che, nell’Unione Europea, è di poco inferiore ai 30 milioni di unità che salgono a 50 se si includono quelli naturalizzati nei rispettivi Paesi di residenza. Il Venice Forum - Il tema dell’immigrazione, le  sue ripercussioni sulla  politica            interna ed estera dei Paesi dell’Unione Europea, la tutela dell’identità e i diritti dei migranti, il ruolo delle imprese e delle istituzioni bancarie e finanziarie: sono questi i principali temi al centro  della terza edizione del  Venice Forum, l’appuntamento organizzato dal Gruppo UniCredit, dal Comune di Venezia, dalla Fondazione Venezia 2000 e dalla rivista internazionale di cultura, politica ed economia east, giunto alla sua terza edizione. L’iniziativa - che si svolgerà il 12 e 13 giugno presso la Fondazione Cini all’Isola di San Giorgio e che vedrà la partecipazione di illustri ospiti,  tra i quali Joseph Chamie (ex capo demografo delle Nazioni Unite) Massimo Livi Bacci (professore di demografia dell’Università di Firenze), l’ex ministro degli Interni Giuliano Amato, Adel Jabbar (sociologo esperto di migrazioni e di processi interculturali) e l’ex ministro e attuale presidente dell’International Advisory Board di UniCredit, Renato Ruggiero- conferma così la propria natura di laboratorio di dibattito permanente tra rappresentanti delle istituzioni europee, imprenditori, studiosi, esponenti della società civile, con l’obiettivo di esprimere valutazioni, analisi e proposte sul futuro dell’Europa. Immigrati con laurea - L’immigrazione non copre più soltanto i posti di lavoro meno desiderabili, che non trovano copertura da parte della manodopera locale: in misura sempre crescente, è costituita da persone laureate, in grado, dunque, di contribuire largamente allo sviluppo delle nostre economie “mature”. Studi ONU hanno stimato che circa il 40% di scienziati e tecnici, laureati nei Paesi in via di sviluppo (Pvs), esercitano la loro professione nei Paesi industrializzati. I laureati dei Paesi centro-americani che lavorano negli Stati Uniti rappresentano una quota che varia mediamente tra il 25% e il 40%, con una punta record registrata dalla Giamaica, di cui l’80% dei laureati svolge la propria attività negli Stati Uniti. Nel complesso, in cinque anni (dal 2000 al 2005),  il numero dei migranti è aumentato di 15 milioni di unità e sta avendo conseguenze di grande impatto sullo sviluppo delle economie dei Paesi industrializzati, affetti invece da sempre più marcato invecchiamento demografico e da un costante calo della disponibilità di manodopera locale.  Le rimesse hanno superato gli aiuti allo sviluppo  -Le rimesse dei lavoratori residenti all’estero rappresentano una voce della finanza internazionale sempre più importante per i Paesi in via di sviluppo. Secondo la Banca Mondiale, i trasferimenti convogliati dai migranti verso i Pvs attraverso canali formali – cioè istituzioni bancarie, poste, uffici di cambio e agenzie specializzate di money transfer - sono costantemente cresciuti negli ultimi anni,  passando dai 70 miliardi di dollari nel 2004 ai 240 miliardi di dollari nel 2007, con un aumento del 107% rispetto al 2002.  Confrontando questi dati con le altre forme di finanziamento internazionale verso i PVS si ha l’immediata percezione dell’importanza delle rimesse per il Sud del mondo: complessivamente, il flusso di rimesse, infatti, supera oggi di almeno due volte l’ammontare degli aiuti allo sviluppo (APS), e costituisce i 2/3 dei flussi privati di investimenti diretti all’estero (IDE); i  quali, essendo fortemente sensibili alla congiuntura economica internazionale, tendono tra l’altro a orientarsi verso pochi Paesi emergenti o verso settori specifici.   L’immigrazione in Italia Secondo i dati più recenti di Caritas-Migrantes, )gli immigrati che risiedono in Italia sono 3.690.000 e rappresentano ormai il 6,2% della popolazione. Con queste cifre l’Italia si situa al terzo posto in Europa per presenze straniere. I dati 2006 forniti dall’Ufficio Italiano Cambi indicano inoltre in 4,3 miliardi di euro di rimesse inviate dall’Italia verso tutti i paesi del mondo. Tra questi il primo destinatario con il 18% è la Romania, seguita dalla Cina (16%). Immigrazione e banche - In Italia il tasso di accesso ai servizi bancari degli immigrati è stimato pari al 57%; il 42% ha già fatto ricorso al prestito, ricorrendo a reti amicali (40%), banche (38%), rateizzazione (17,2%) e altre agenzie finanziarie (30%). Nel settore dello small business circa il 6% delle nuove imprese è “etnico” raggiungendo quota 130.000 unità, con una presenza femminile,in aumento, pari al 16%.  Il Programma “Migrations” di Unidea - Unicredit Foundation  -  Unidea, la fondazione non profit creata nel marzo 2003 da UniCredit a testimonianza dell’impegno del Gruppo in campo sociale, lancia quest’anno il programma triennale Migrations con iniziative destinate a coinvolgere il personale (170.000 persone in 23 Paesi) attraverso attività di fund raising, microcredito e volontariato.   Europa e immigrazione – L’immigrazione ha trovato finalmente posto in cima all’agenda politica dell’Unione Europea, divenendone una priorità e decretando l’urgenza circa l’elaborazione di una politica chiara e consolidata in materia. Per questo l’azione dell’UE in tema è oggi incentrata intorno a quattro pilastri fondamentali: immigrazione legale ed integrazione di tutti coloro che risiedono in Europa provenendo da Paesi terzi; lotta all’immigrazione illegale; una politica e regole comuni per il diritto di asilo; cooperazione con i Paesi di origine e di transito.