Lo scafandro e la farfalla, l’inno alla vita di Julian Schanabel

ConSequenze

[img_assist|nid=12605|title=|desc=|link=none|align=left|width=130|height=130]Con le lacrime agli occhi ai titoli di coda. Questa è la sensazione, l’emozione intensa che lascia la visione de Lo scafandro e la farfalla, questo piccolo grande capolavoro diretto dal regista newyorkese Julian Schnabel, vincitore del premio come Miglior Regia al Festival di Cannes 2007.

 

Il film è ispirato al romanzo omonimo ed autobiografico di Jean-Dominique Bauby, detto Jeandò, giornalista e capo redattore della rivista francese "Elle", divenuto improvvisamente disabile a causa di un ictus e morto a soli 44 anni, nella quiete dell’ospedale di Berck-sur-Mer, appena dieci giorni dopo la pubblicazione del suo romanzo, scritto con la collaborazione attenta di una redattrice del suo editore, Claude Mendibil che, pazientemente annotò, rilesse e scrisse ciò che Bauby riuscì a comunicare attraverso il solo movimento della palpebra dell’occhio sinistro. Un racconto incredibile, dove il dolore e la voglia di continuare a vivere “raccontando” si intrecciano. Immobile[img_assist|nid=12606|title=|desc=|link=none|align=right|width=640|height=393] e incapace di parlare, il giornalista non si perse d'animo, decidendo di dettare lettera per lettera, con uno stratagemma, la storia custodita nel suo corpo. Sbattendo la palpebra sinistra, l'unica parte del corpo che riusciva a muovere, Bauby creò un sistema di comunicazione per codici che gli permise di trasmettere i suoi pensieri. Ed è il battito delle ciglia che ricorda il battito delle ali di una farfalla a tradursi in lettere, e le lettere in parole.
Il lungometraggio di Schanabel è un’opera toccante che coinvolge totalmente lo spettatore, e visto la tematica trattata, aumenta ancora di più il trasporto emotivo di chi guarda servendosi dell’arma sempre efficace dell’ironia, o meglio dell’autoironia del protagonista che ci è caro e vicino. Assolutamente straordinario Mathieu Amalric nel dare volto, corpo ed anima al povero protagonista.
Ottime le interpretazioni di tutto il cast dalla dolce Marie-Josée Croze, già trionfatrice a Cannes qualche anno fa per Le invasioni barbariche di Denis Arcand, la sempre incantevole Emmanuelle Seigner, nonché un attore del calibro di Max Von Sydow. Il tutto sorretto da una colonna sonora importante e nutrita che spazia da U2 a Tom Waits, passando per Joe Strummer e Lou Reed, accompagnando le belle immagini illuminate del fotografo Janusz Kaminski già Oscar per Schindler’s list e Salvate il soldato Ryan. Insomma 112 riuscitissimi minuti di visione che rappresentano un vero e proprio invito a sfruttare tutte le occasioni della vita finché essa ce lo rende possibile. Un grande film, da non perdere assolutamente!