Luigi Viola - Kaddish

Dal 26 gennaio al 27 febbraio 2011

In Kaddish Luigi Viola tocca le corde più sensibili della propria poetica, segnando una tappa emblematica del proprio viaggio nella memoria. I lavori qui raccolti sono stati realizzati in Polonia nel 2010 e sono il frutto, come sottolinea l’artista stesso, di una riflessione radicale sul tema del dolore, dell’itinerario dell’uomo non soltanto nella sofferenza più cieca ma nel completo annientamento e privazione della propria umanità, un viaggio inconfrontabile “ai confini dello spirito” ( secondo l’espressione
di Jean Améry ) che, allo stesso tempo, ci permette di accedere alla vastità del sacro, inteso anzitutto come inesausta interrogazione sul senso.”
Quella della Shoah diventa dunque una tematica niente affatto occasionale ma posta al culmine di un sentire umano e poetico che l’affronta come esperienza assolutamente unica, eppure paradigmatica ed universale, in grado di mettere in discussione questioni fondanti che riguardano anzitutto l’autentica possibilità di esperire il significato profondo della propria relazione con il mondo.
Si tratta di un cammino che, interrogando la profondità del Male, si intreccia con le insopprimibili domande dell’uomo, non separabili dal pensiero e dalla funzione dell’arte, se è vero che, fin dall’origine, l’arte si manifesta come segno di congiunzione e di palesamento del divino, come costruzione vera e propria dello spazio del sacro nel mishkan del deserto.

Ne deriva per l’artista la necessità di un’adesione senza limitazioni all’uomo che radicalmente fonda nella propria coscienza e nella pratica dell’arte la prova tangibile del suo patto con D-o e con il mondo, trasformando per questa via l’esperienza stessa del dolore e dell’orrore, di cui si è nutrita la storia, in un immane monumento della memoria, capace di nutrire lo spirito e di mantenere salva la fiamma della testimonianza che illumina il futuro di tutti.

Un’arte intesa come pratica e strumento efficace della memoria dell’uomo, sicchè essa possa continuare a rappresentare per lui una irrinunciabile possibilità di riscatto ed affermazione.
Luigi Viola nato a Feltre nel 1949, fino al 1995 insegna all’Accademia di Brera di Milano, successivamente si trasferisce a Venezia, dove tuttora risiede ed è stato titolare della cattedra di Pittura presso l’Accademia di Belle Arti.
Esordisce sul finire degli anni sessanta, inserendosi sin da subito nel filone delle avanguardie concettuali, con lavori basati su scrittura visuale, performance, video, fotografia, che affrontano in particolar modo la questione dell’identità e del tempo.
Intorno al 1976 approda ad un linguaggio più lirico, neo-romantico, che lo riavvicina alla pittura e a tematiche legate all’immaginario mitico simbolico dell’archetipo. Negli anni successivi, mantenendo sempre un approccio duttile verso l’utilizzo dei vari media, analizza temi connessi alla memoria, alla tradizione, alla morte, con un occhio sempre di riguardo alle caratteristiche intrinseche a ciascun mezzo d’espressione.
Sue opere fanno parte degli archivi di Lux (Londra), Galleria del Cavallino (Venezia), M.o.M.A. (New York), Art Metropole (Toronto), A.S.A.C. (Venezia).
 

Scheda Evento

Location:
Ikona Gallery, Campo Del Ghetto Nuovo, Cannaregio 2909 - VENEZIA
A cura di:
Ziva Kraus
Tel.:
0415289387