L'universo su pellicola: documentario su Magic, il telescopio più grande del mondo

Università Udine
UDINE - Grazie ai 240 metri quadrati di superficie riflettente, la più grande al mondo, potrà esplorare regioni dell'universo mai viste prima e indagare sulle sorgenti energetiche più lontane: buchi neri, nuclei galattici attivi e resti di supernove. È il nuovo telescopio a raggi gamma Magic2, realizzato nell'isola di La Palma, nelle Canarie, da una collaborazione internazionale alla quale partecipa anche l'Università di Udine. Il gigantesco strumento sarà inaugurato sabato 25 aprile. Magic2 sorge vicino al gemello Magic (Major Atmospheric Gamma Imaging Cherenkov), il più grande telescopio del mondo con i suoi 17 metri di diametro. "Due occhi vedono meglio di uno - spiega il responsabile nazionale del progetto, Alessandro De Angelis, professore di Astrofisica particellare all'ateneo friulano -, Magic2 infatti migliorerà la sensibilità e la risoluzione del sistema di esplorazione cosmica costituito dai due telescopi". Per celebrare l'avvio del funzionamento di Magic2, lunedì 20 aprile, alle 17, al cinema Visionario, in via Asquini 33 a Udine, sarà proiettato per la prima volta in Italia il documentario "Magic, occhi per l'universo estremo". Il lavoro, realizzato da Peter Rixner, sarà presentato dall'astrofisica Margherita Hack. Parteciperà il rettore Cristiana Compagno. L'evento è organizzato da Università di Udine, Centro espressioni cinematografiche (Cec) e Associazione per l'insegnamento della fisica (Aif). L'ingresso è gratuito e aperto a tutti gli interessati. Italia, Germania, Spagna e Svizzera sono i principali artefici della collaborazione internazionale che ha dato vita a Magic2 e, prima, a Magic. Per il nostro Paese partecipano gli istituti nazionali di Fisica nucleare (Infn), di Astrofisica (Inaf) e le università di Padova, Siena e Udine. L'Italia è responsabile dell'ottica del nuovo telescopio, la più grande finora costruita, e di parte dell'elettronica e del software. I due telescopi sono stati costruiti a 2200 metri di quota, sul bordo del cratere del vulcano Taburiente, per sfruttare al massimo l'assenza di inquinamento luminoso e di perturbazioni atmosferiche. La loro gestione è affidata a un gruppo di 150 scienziati di nove Paesi, tra cui una decina di ricercatori friulani.