Mercoledì 23 aprile a Cinemazero il regista Salvatore Mereu con Sonetàula

ConSequenze

PORDENONE - Mercoledì 23 aprile alle 20.45 sarà ospite d’eccezione di Cinemazero il regista Salvatore Mereu che presenterà il suo ultimo film Sonetàula.

A tre anni di distanza dall'interessante Ballo a tre passi (vincitore della Settimana della Critica al Festival di Venezia), Salvatore Mereu resta fedele alla sua terra natia, la Sardegna, e a uno stile scabro. Anzi, radicalizza lo sguardo nel raccontare, dall'omonimo romanzo di Giuseppe Fiori, tredici anni nella vita di un ragazzo (dal 1937 al 1950), dall'adolescenza all'età adulta, tra le tentazioni del progresso e l'incapacità di uscire da una solitudine con radici ataviche. Nelle mani di Mereu l'inevitabile discesa agli inferi assume la forma di una ricerca antropologica molto attenta alle scelte linguistiche (il logudorese parlato dai personaggi rende necessari i sottotitoli), alla verità dei luoghi, aspri come i caratteri di chi li abita, e alla ruvida espressività dei non-attori (quasi tutti non professionisti, a parte Lazar Ristovski, già interprete per Kusturica e Paskalijevic, Giselda Volodi e la cilena Manuela Martelli). I riferimenti cinematografici spaziano da Rosi ad Amelio, ma il film è più che altro un dichiarato omaggio all'opera di Vittorio De Seta, esplicitato con la presenza di Giuseppe Cuccu, già tra i protagonisti dell'acclamato Banditi a Orgosolo. Si continua ad apprezzare il rigore per la messa in scena, la capacità di scavare nei volti facendo parlare i silenzi e quindi il coraggio di un artista che non si piega ai presunti gusti del pubblico ma segue il suo sentire. Quelle scritte, che non sono, come lo spettatore è portato a credere all'inizio, i titoli di testa, ma i nomi dei personaggi, rappresentano una delle scelte più singolari del film e costituiscono un procedimento analogo a quello del fermo-immagine, scandendo in una galleria di figure, le tappe fondamentali dell'evoluzione di Zuanne. Mereu delinea un complesso percorso iniziatico con uno stile asciutto che mira a restituire la purezza arcaica di quell'universo rurale primitivo attraverso la stretta parlata dialettale e un affascinante uso del colore e della luce che tende perlopiù verso toni freddi e scabri (mirabili sul piano estetico le sequenze notturne, in particolare quella in cui Zuanne si tinge il volto di nero). Riesce quindi, non indulgendo mai in facili compiacimenti estetici, a rendere quel paesaggio "petroso" – in senso sia fisico che figurato – che caratterizza l'esistenza autentica, e per questo vissuta in tutte le sue asperità, di Sonetàula e della sua gente, da sempre e per sempre vinti, al di fuori del divenire storico. In questo magma di storie è possibile ritrovare alcune simmetrie, tutte legate al ricorrente rapporto padre-figlio su cui il film è strutturato. Infatti, oltre al più ovvio legame tra Zuanne ed Egidio, sono molte le figure che potrebbero esser fatte rientrare in uno dei due ruoli di questa coppia: innanzitutto il nonno, nuovo educatore del protagonista; poi uno dei criminali, padre di un bambino che Zuanne incontrerà anni dopo nei boschi, e che assumerà per un attimo per lui la veste di figlio. Inoltre Zuanne è in un certo senso padre del figlio di Maddalena, la donna da lui amata, per il quale è disposto a sacrificarsi. Attraverso questo intreccio di rimandi, Mereu affronta i processi di formazione dell'identità e il ruolo necessario dell'opposizione a una figura paterna che deve "morire" per permetterci di cercare noi stessi. Il percorso accidentato di Sonetàula è dunque anche un'interessante figurazione traslata della ricerca dell'io come rifiuto del "padre", ovvero il rifiuto di quell'istanza autoritaria, sin dalla nascita costitutiva della persona, che può andare a coincidere con la terra o ancora più in generale, con la forma dell'esistenza, verso cui Zuanne si ribella nell'attesa disperata e impossibile di una vita diversa, lontana dalle montagne e dalle pecore. Molto efficaci tutti gli attori e in particolare il protagonista e Maddalena.